domenica 30 agosto 2015

L’impresa del declino

da il manifesto

COMMENTI

L’impresa del declino


L’attacco del pre­si­dente della Con­fin­du­stria al sin­da­cato va letto insieme alle parole spese, qual­che giorno prima, dal capo del governo. La ridu­zione delle tasse, aveva scan­dito Renzi, è un atto di resti­tu­zione della libertà. In que­sto ritro­vato eden dei diritti dell’uomo a non cedere i frutti della pro­pria indu­stria allo Stato dis­si­pa­tore, non poteva man­care l’ira di Squinzi con­tro il sin­da­cato, denun­ciato come l’ostacolo prin­ci­pale alla moder­niz­za­zione. Si rag­giunge, in que­sto armo­nioso coro politico-padronale, alzato con­tro il prin­ci­pio costi­tu­zio­nale della tas­sa­zione pro­gres­siva (come fon­da­mento della cit­ta­di­nanza sociale e delle poli­ti­che pub­bli­che), e in sfre­gio al ruolo demo­cra­tico del sin­da­cato del con­flitto, il punto più alto del trionfo della destra eco­no­mica. È il com­pi­mento dell’ideologia della seconda repub­blica: la libertà come immu­niz­za­zione dal fisco e la moder­nità come libe­ra­zione della fab­brica dal punto di vista ope­raio. Pec­cato che que­sta ricetta glo­riosa (cri­mi­na­liz­za­zione del fisco e sacri­fi­cio dei diritti dei lavo­ra­tori) non fun­zioni e abbia anzi deter­mi­nato il declino in un capi­ta­li­smo mar­gi­nale e semi­pe­ri­fe­rico. In esso, i soli pri­mati con­tesi dall’Italia sono quelli dell’evasione fiscale, dell’economia cri­mi­nale. Per non par­lare dei sim­boli deca­denti di un’imprenditoria con infimi livelli di istru­zione e con una carenza strut­tu­rale nella sua rete cogni­tiva, mana­ge­riale e tecnologica.
Assente in quasi tutti i set­tori trai­nanti dello svi­luppo (com­pu­ter, tele­fo­nia, nano­tec­no­lo­gie, infor­ma­tica, bio­tec­no­lo­gie, eco­no­mia della cono­scenza), il capi­ta­li­smo ita­liano (quello che resta di esso dopo le acqui­si­zioni stra­niere delle isole di eccel­lenza) cerca di soprav­vi­vere senza inno­vare, com­pe­tere, inve­stire. Oltre all’evasione fiscale, alle richie­ste di depe­na­liz­za­zione dei reati fiscali e socie­tari, una certa impresa ormai decotta reclama, quali sur­ro­gati della pro­pria inca­pa­cità con­cor­ren­ziale e inno­va­tiva, la con­tra­zione dei diritti, la pre­ca­rietà infi­nita, il nero, il som­merso.
Tra le bril­lanti pra­ti­che, in cui l’impresa ita­liana si distin­gueva e mostrava di avere ben poco da invi­diare agli attori delle altre eco­no­mie, c’era quella che pro­du­ceva morti bian­che a un ritmo indu­striale. Una pagina infi­nita di infor­tuni, feriti, tutta scritta in nome della moder­nità che sfida la salute, mal­tratta l’ambiente con l’esternalizzazione del danno, allunga i tempi.
Nei tri­bu­nali della repub­blica ancora si pro­ces­sano le imprese per le loro accla­rate respon­sa­bi­lità nelle morti per amianto, pro­cu­rate dalla con­ce­zione padro­nale della moder­nità: i pro­fitti come varia­bile indi­pen­dente, il corpo che lavora come sem­plice mate­riale acces­so­rio. In un paese che ha pro­dotto Taranto, l’impresa dovrebbe ser­bare più remore nel pro­nun­ciarsi in tema di osta­coli sociali e sin­da­cali alla bella moder­nità.
Pre­fe­ri­scono pren­der­sela con il fisco, con i lavo­ra­tori e i sin­da­cati per­ché così evi­tano di ana­liz­zare le respon­sa­bi­lità di un capi­ta­li­smo senza capi­tali che ha scan­dito le vicende eco­no­mi­che, tal­volta per­sino grot­te­sche, della seconda repub­blica. Da quando è stata sman­tel­lata la grande impresa pub­blica (nella chi­mica, nella side­rur­gia, negli idro­car­buri, nell’energia e quindi attiva nella ricerca appli­cata), l’economia ita­liana arranca, bran­cola nel buio senza più con­tare nella pre­senza di un vet­tore di svi­luppo (gra­zie a com­pe­tenze, espe­rienze tec­no­lo­gie e gestio­nali) nei campi strategici.
E le poli­ti­che di pri­va­tiz­za­zioni e di dismis­sioni del Tesoro (negli anni Novanta, l’Italia rag­giunse terzo posto al mondo per i ricavi dalle ven­dite di giganti sta­tali), varate dopo gli accordi Andreatta-Von Miert, e in rispo­sta alle pro­ce­dure euro­pee di infra­zione, non hanno visto l’impresa distin­guersi nel cam­bio di fase. Senza più gli aiuti di stato (che il capi­ta­li­smo non disde­gnava mal­grado l’ideologia libe­ri­sta di fac­ciata: il 55 per cento dell’ammontare com­ples­sivo dei soc­corsi sta­tali nei paesi dell’Unione euro­pea era con­cen­trato in Ita­lia), l’impresa va alla deriva, incassa i divi­dendi e affoga nella con­cor­renza dei mer­cati.
Dopo un ven­ten­nio di declino, deter­mi­nato dalla carenza di poli­ti­che indu­striali, dall’incapacità di dise­gnare un nuovo modello di svi­luppo qua­li­ta­tivo, l’impresa si affida a Renzi. Che gli regala lo scalpo dell’articolo 18 («il dogma più radi­cale della sini­stra dog­ma­tica», dice), e si genu­flette al cospetto di un maglione blu mor­mo­rando: «La sini­stra euro­pea dice gra­zie a Mar­chionne per­ché crea posti di lavoro». Un’impresa che ha fatto le for­tune con gli incen­tivi per le rot­ta­ma­zioni, saluta nel rot­ta­ma­tore il suo uomo acca­sato a palazzo Chigi.
Con le sue parole anche Squinzi offre il cemento al governo del declino e si illude così di acciuf­fare la moder­nità. Pro­prio con que­sto rap­porto di subal­ter­nità della poli­tica all’economia (in nome del con­di­viso para­digma della disin­ter­me­di­zione ossia della liqui­da­zione della rap­pre­sen­tanza sociale), non ci sarà mai una moder­niz­za­zione della strut­tura pro­dut­tiva, una poli­tica indu­striale, una effet­tiva inter­na­zio­na­liz­za­zione delle aziende, una cre­scita dimen­sio­nale delle imprese oltre le asfis­sie del terzo capi­ta­li­smo. L’economia avrebbe biso­gno di sta­ti­sti e invece Squinzi fa la sen­ti­nella alla chiac­chiera di Renzi che spac­cia per deci­sione politica.

giovedì 27 agosto 2015

Ministero buffo e i dati veri del Jobs Act Jobs Act

ERRORE DI CALCOLO? ERRORE DI VALUTAZIONE DEI DATI DA PARTE DEI GIORNALISTI?
CREDO SEMPLICEMENTE CHE IL GOVERNO CHE ''MANIPOLI'' VOLONTARIAMENTE I DATI STATISTICI, CHE RESTITUISCONO ESATTAMENTE I FATTI, A PROPRIO USO E CONSUMO. LANCIA LA PIETRA E NASCONDE LA MANO. POI FA VEDERE LA MANO MA LA PIETRA HA GIA' COLPITO IL BERSAGLIO E IL POPOLO, COMPLICI I GIORNALI DI REGIME, CHE OSANNANO AL GOVERNO DEL FARE E DEL CAMBIARE VERSO, NON VA A VEDERE IL BLUFF DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, MATTEO RENZI, E DEI SUOI CORTIGIANI.
da il manifesto
EDITORIALE

Ministero buffo e i dati veri del Jobs Act

Jobs Act. Il problema di fondo non è solo algebrico, ma anche politico. In Italia si persevera nell’idea che le informazioni statistiche siano un giocattolo ad uso e consumo dei governi e non invece il mezzo di sintesi che per eccellenza ci restituisce nitidamente i fatti


di Marta Fana
Il Mini­stero del Lavoro si era sba­gliato, facendo lie­vi­tare di 1.195.681 il numero di con­tratti avviati al netto delle ces­sa­zioni tra gen­naio e luglio di quest’anno. Un errore cla­mo­roso, che non può essere giu­sti­fi­cato come svi­sta nei cal­coli data la sua entità e che lo staff di Poletti cor­regge solo nel pome­rig­gio di ieri, eli­mi­nando dal sito le infor­ma­zioni con­te­nenti gli errori, così come se nulla fosse.
Nella mat­ti­nata invece rila­scia­vano una dichia­ra­zione su Repub­blica in cui l’errore di com­pren­sione e ela­bo­ra­zione dei dati era a carico degli stessi gior­na­li­sti che chie­de­vano chia­ri­mento. Insomma un modo inso­lito di rico­no­scere il merito in chi fa dav­vero il pro­prio lavoro.
Il pro­blema di fondo non è solo alge­brico, ma anche poli­tico. In Ita­lia si per­se­vera nell’idea che le infor­ma­zioni sta­ti­sti­che siano un gio­cat­tolo ad uso e con­sumo dei governi e non invece il mezzo di sin­tesi che per eccel­lenza ci resti­tui­sce niti­da­mente i fatti. Per­ché come già Paolo Sylos Labini nel suo sag­gio sulle classi sociali negli anni 80 “Un’analisi della strut­tura sociale che non fac­cia rife­ri­mento alle quan­tità si risolve in una pura fabu­la­zione” ed è quindi mano­vra­bile. Ma i dati non bastano serve anche l’onestà intel­let­tuale nella nar­ra­zione che segue l’analisi delle infor­ma­zioni sta­ti­sti­che, la stessa che dovrebbe gui­dare i governi e i pro­pri entou­rage, tec­nici o meno, pur sem­pre politici.
Dalle pagine di que­sto gior­nale ci si inter­ro­gava ieri sulla discre­panza dei dati pub­bli­cati nella tabella rie­pi­lo­ga­tiva del Mini­stero e quelli che era pos­si­bile rico­struire attra­verso le note men­sili, notando come già solo per i rap­porti di lavoro a tempo inde­ter­mi­nato, al netto delle ces­sa­zioni, si riscon­trava una dif­fe­renza di circa 303 mila contratti.
tabella Ministero Errata

Tabella Manifesto MF
A guar­dare la nuova tabella pub­bli­cata ieri si evince che al netto di alcune revi­sioni, ave­vamo for­nito una stima cor­retta dell’errore e quindi un cal­colo della situa­zione con­si­stente con la realtà. I con­tratti netti a tempo inde­ter­mi­nato tra gen­naio e luglio di quest’anno sono 117498 (non oltre i 420 mila come pub­bli­cato ieri). Guar­dando il totale rela­tivo a tutte le tipo­lo­gie con­trat­tuali si nota che i nuovi rap­porti netti di lavoro sono 1.136.172 e non 2.331.853. L’errore stava dun­que nei cal­coli, non nelle ope­ra­zioni di revi­sione (che sepa­rano lie­ve­mente le stime for­nite ieri su Il Mani­fe­sto ieri dai dati effet­tivi).
Secondo la com­po­si­zione per tipo­lo­gia si nota che solo il 10% dei con­tratti sono a tempo inde­ter­mi­nato, l’87.3% a ter­mine, l’apprendistato e i con­tratti clas­si­fi­cati come “altro” rap­pre­sen­tano rispet­ti­va­mente il 3.4% e il 2.2% dei con­tratti. Il giu­di­zio sulle riforme del governo rimane stabile.
tabella Ministero corretta
(clicca per ingrandire)
La noti­zia quindi sta nell’errore con­si­de­re­vole com­messo dallo staff del Mini­stero del Lavoro pub­bli­cando una tabella com­ple­ta­mente errata. Distra­zioni ed errori di cal­colo sono pos­si­bili, ma è inam­mis­si­bile che un uffi­cio sta­ti­stico non con­trolli prima di dare noti­zie in pasto alla stampa. L’entità dell’errore avrebbe dovuto far sob­bal­zare chiun­que in que­sti mesi abbia seguito le dina­mi­che del mer­cato del lavoro, tec­nici del mini­stero o gior­na­li­sti che siano.
Nel frat­tempo, se è vero che l’ufficio stampa del Mini­stero ha inviato nel pome­rig­gio di ieri un’agenzia alle reda­zioni alle­gando la tabella cor­retta, è altret­tanto vero che ini­zial­mente la giu­sti­fi­ca­zione a tali discre­panze, for­nita sulle pagine di Repub­blica in un arti­colo a firma di Valen­tina Conte, è stata del tutto ina­de­guata. Ini­zial­mente il dato non è stato smen­tito ma giu­sti­fi­cato in base al fatto che le infor­ma­zioni con­te­nute nel sistema ven­gono costan­te­mente aggiornate.
Ma le revi­sioni non pos­sono certo stra­vol­gere i dati sep­pure prov­vi­sori for­niti a venti e qua­ranta giorni dalla chiu­sura del mese di rife­ri­mento, altri­menti signi­fi­che­rebbe che le imprese pos­sono comu­ni­care avvia­menti e ces­sa­zioni di rap­porti di lavoro con dila­zioni tem­po­rali che non per­met­tono nes­suna valu­ta­zione dell’andamento del mer­cato di breve periodo e quindi delle riforme, ren­dendo il sistema sta­ti­stico sem­pli­ce­mente inutile.
Nella stessa dichia­ra­zione non emerge mai il bene­fi­cio del dub­bio: «Fa così anche l’Istat, ma nes­suno obietta mai», la dif­fi­coltà a capire i dati da parte dei cit­ta­dini è “il prezzo da pagare, spiega ancora il mini­stero, «per aver voluto dif­fon­dere gli aggior­na­menti una volta al mese, anzi­ché ogni tri­me­stre»”. Falso! L’Istat pub­blica ogni mese i dati e si pre­mura di for­nire il mese suc­ces­sivo le even­tuali revi­sioni. Il mini­stero del Lavoro potrebbe pren­dere esem­pio dal metodo Istat, senza lamen­tarsi della fre­quente pub­bli­ca­zione dei dati, che ser­vono ai cit­ta­dini pro­prio per dira­mare, oltre gli errori ingiu­sti­fi­ca­bili di cal­colo, la neb­bia pro­vo­cata da mesi di propaganda.

sabato 15 agosto 2015

''C' E' VITA A SINISTRA''

da il manifesto

IL MANIFESTO HA DATO VITA A UN DIBATTITO MOLTO INTERESSANTE DAL TITOLO ''C' E' VITA A SINISTRA''.
La politica è un modo di vivere, qui sta il nocciolo del problema. E la sconfitta inizia nei '70. Fretta, fiato e un nuovo strabismo, un occhio all' oggi e uno al futuro.
Sono intervenuti Aldo Carra, Paolo Favilli, Enzo Scandurra, Sergio Cofferati, Piero Bevilacqua, Guido Liguori, Fausto Bertinotti, Alfonso Gianni, Gianni Ferrara, Pasquale Voza, Gianandrea Piccioli,
Di seguito i loro interventi

COMMENTI
Senza insegne di partito e senza fretta
Attenzione a non ripercorrere strade senza uscita, apriamo nuovi spazi pubblici nelle realtà locali e collaborazioni di pubblico-privato su progetti definiti
— Gianandrea Piccioli


C'è vita a sinistra

domenica 9 agosto 2015

Grillo e Salvini, gli anti Papa. Migranti. Unhcr: in Italia 1 rifugiato ogni mille abitanti, in Francia 4

da il manifesto
POLITICA
Grillo e Salvini, gli anti Papa

Il

Turisti sull’isola greca di Kos durante lo sbarco di migranti che hanno attraversato il Mar Egeo tra la Turchia e la Grecia
 leader del M5S e Matteo Salvini reagiscono male alle parole di Bergoglio sul respingimento come «atto di guerra». Nel giorno dell’anniversario di Marcinelle, tragedia dell’emigrazione italiana, sul blog del comico la ricetta per ridurre i numeri già scarsi dell’accoglienza.
— Gilda Maussier
 
Militari controllano migranti nel Cie

MIGRANTI
L’infernale gabbia del Cie a Torino

 
Militari controllano migranti nel Cie
L’ultima struttura della Turco-Napolitano: un centinaio di «clandestini» con pezzi di vita che aspettano solo di essere raccontate
— Mauro Ravarino


ITALIA
«Qui scatta la detenzione senza reato accertato»
Daniela Balduin, avvocato, si preoccupa anche della trasparenza gestionale
— Mauro Ravarino


ITALIA
Unhcr: in Italia 1 rifugiato ogni mille abitanti, in Francia 4

— Redazione