mercoledì 30 settembre 2015

ALL’ONU TUTTI PARLANO DI SIRIA, LUI DI LIBIA

ALL’ONU TUTTI PARLANO DI SIRIA, LUI DI LIBIA (WANDA MARRA)

renziIl suo nome era Aylan e si è addormentato senza poter vedere il futuro. È morto a 3 anni sulla spiaggia di Bodrum”. Nel suo intervento all’Onu, Matteo Renzi  non si discosta dal  suo stile: agisce sulle leve della commozione e delle emozioni. Fa l’affabulatore e si tiene distante dalla discussione che ha tenuto banco in questi giorni: la Siria. In maniera volutamente polemica sposta l’attenzione sulla Libia: “I fratelli libici devono sapere che non sono soli, che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite non si è dimenticata di loro…”. Di Libia in questi giorni si è parlato poco, nonostante i tentativi di Renzi di imporla all’agenda internazionale. Il premier ribadisce quello che va dicendo da mesi: “Siamo pronti ad assumere un ruolo guida in Libia”, che è poi quello che gli ha chiesto mesi e mesi fa Obama.
   La questione centrale era la Siria, con il leader Usa e Putin su posizioni ben distanti su Assad. Renzi la Siria la nomina di sfuggita per dire che deve agire la politica. Meglio non prender posizione, visto che sin dall’inizio è stato con la Russia, ma certo non può allontanarsi dagli Usa. E allora, meglio parlare dell’Isis, terroristiche“vogliono farci vivere come dicono loro”, meglio impegnarsi a “costruire la pace nel futuro”. Meglio citare il Papa sulla pena di morte.   Passaggi accorati sui migranti.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 30/09/2015.

Chi si ammala è perduto #MuoriSereno

Chi si ammala è perduto #MuoriSereno

magamagolorenzin
Che bello morire senza sapere di essere malato. Molti ragionano così. Hanno paura delle diagnosi “E se poi mi trovano qualcosa?“. Per questo il governo ha avviato l’ennesima riforma, quella sui tagli sulla salute per mano di Maga Magò Beatrice Lorenzin. Per fare un favore a chi è malato ma preferisce non saperlo. Così malattie che, in presenza di sintomi,possono essere sconfitte con la prevenzione saranno sconfitte solo dalla morte, magari improvvisa, di chi ne è affetto che fino a quel momento vivrà tranquillo. Perchè soffrire per il risultato di una Tac o di una Risonanza magnetica, vivere nell’ansia di un risultato che potrebbe rivelarsi una neoplasia? Meglio non sapere.
208 esami in gran parte diagnostici non verranno più erogati se non sotto la responsabilità del medico che potrà essere sanzionato economicamente in caso di valutazione di “non necessità“. Supponiamo che il medico non prescriva una tac per sfuggire a eventuali sanzioni. Cosa farà il paziente? O rinuncia con gravi rischi per la sua salute o si rivolge a una clinica privata se può permetterselo, la maggior parte dei pensionati, dei disoccupati, degli esodati non può. Maga Magò Lorenzin, che come background per il ruolo di ministro della Salute ha un diploma di liceo classico, dice che le misure saranno condivise con i medici. E’ una presa per il culo. Prima decide poi si consulta con la categoria. In puro stile di questo governo littorio. Qualunque medico sa che una diagnosi, oltre a salvare la vita al malato, costa meno di un intervento quando la malattia è già sviluppata. Quindi questi tagli, inseriti con linguaggio burocratico-curiale in un documento dal titolo “Individuazione delle condizioni di erogabilità e delle condizioni di appropriatezza prescrittiva” aumenteranno i costi della Sanità, non li diminuiranno, ma avranno però il vantaggio di favorire la sanità privata. La riforma punta a ridurre gli “sprechi” con tagli che arriveranno a sette miliardi entro il 2017. Chi si ammala è perduto, però può far finta di essere sano.
Da beppegrillo.it

Denis Musk

Denis Musk (Marco Travaglio)

verdiniMentre noi scriviamo e voi leggete, Denis Verdini è indaffarato in frenetici conciliaboli tra ristoranti, bar e un ufficetto nel centro di Roma, dove riceve vorticosamente parlamentari forzisti (soprattutto senatori, i più richiesti) per convincerli a passare con lui,cioè nel suo movimento “Ala” che, se tutto va bene, diventerà presto un gruppo autonomo alla Camera e al Senato. Ala è l’acronimo di “Alleanza liberalpopolare autonomie” ma, per quanto lo riguarda, potrebbe esserlo pure di “Associazione loschi abusi”, “Avanzi logge accroccate”, “Astenersi luridi antirenziani”, o “Antipasto e lonza amatriciana”.Tanto è un parcheggio a ore per fare rifornimento in vista della ripartenza verso il Partito della Nazione,destinato a superare i polverosi steccati ideologici fra destra e sinistra, ma soprattutto fra guardie e ladri.
Gli alti principi ispiratori del suo agire li ha illustrati egli stesso davanti a una pajata: “Tutti mi chiedono cosa ci guadagnano a venire con me. Gli rispondo che sono il taxi. Vuoi rimanere al potere? Solo io ti conduco in dieci minuti da Berlusconi a Matteo”. Poi, contro ogni sospetto di mitomania, l’Uomo Taxi ha rivelato: “Ho giurato a Matteo che costruiremo assieme il partito della nazione” (o della dazione, non sè capito bene, ma agli astanti è piaciuto lo stesso).   Le alate frasi sono uscite domenica su Repubblica,unite alla notizia – destinata a elettrizzare vieppiù la base Pd–che i conti dei nuovi acquisti “Verdini li tiene direttamente con Luca Lotti:si intendono a meraviglia, c’è una linea diretta tra i due. Stessa musica con Renzi, chiamato affettuosamente ‘Matteuccio’”. Ora, siccome Repubblica non è proprio un bollettino di provincia, c’era da attendersi una smentita dal premier Matteuccio e dal sottosegretario Lotti. Ma non è arrivata, perché tutti sanno che è tutto vero.Così com’è vero che Verdini, avendo compilato per 15 anni le liste locali e nazionali di FI, sa vita, morte e miracoli di tutti i forzisti, il che lo rende particolarmente persuasivo quando li invita, a seconda del peso specifico, per un caffè, o per un pranzo,per una cena,o direttamente nel suo ufficio a digiuno. Casomai se lo fossero scordato, l’ha rammentato a tutti con un pizzino via Twitter una delle ultime new entry, Francesco Saverio Romano da Palermo, intimo di Totò Cuffaro, già imputato per mafia e assolto con formula dubitativa: “Gli amici di FI usino cautela parlando di Denis. È galantuomo, conosce la loro biografia e mantiene riserbo”. Denis Musk,l’uomo che non deve chiedere mai.
In attesa di sapere qualcosa del listino per la nomina dei futuri senatori, sarebbe già un trionfo conoscere il listino prezzi dei senatori attuali. Se per l’immediato Denis Musk può offrire parecchio (posti di governo nel prossimo rimpasto, presidenze di commissione e cadreghe di sottogoverno), ben altro chiedono i profughi forzisti, per lo più migranti economici: la garanzia di essere rieletti,con prebende e soprattutto immunità. E, con l’attuale legge elettorale (l’Italicum), Verdini ha ben poco da regalare: se il premio di maggioranza va al primo partito,e non alla coalizione,i rieletti (cioè i rinominati) saranno tutti del Pd,dei 5 Stelle e del nascente listone Forza Lega. Che senso ha allora fuggire da FI? O il Pd – o come diavolo si chiamerà–accoglie Verdini e la sua fairy band,il che appare francamente improbabile persino per uno come Renzi (che già deve aggiungere posti a tavola agli alfanoidi), oppure il barcone dei profughi andrà alla deriva. Denis Musk promette che “l’Italicum cambierà, ma solo nel 2017”, per infilare anche Ala nella prossima abbuffata. E anche su quest’affermazione, in lievissima contraddizione con le frasi ufficiali di Matteuccio e Maria Elenuccia, si attendono ancora smentite. L’altroieri però quel gran genio di Bersani, dopo mesi di campagna acquisti verdiniana, ha notato qualcosa: “Fuori Verdini dal nostro giardino”. Gli ha risposto Roberto Giachetti con un breve riepilogo degli inciuci fatti dalla ditta bersaniana con FI (allora coordinata da Verdini) negli ultimi quattro anni, da Monti a Letta, prima che arrivasse Renzi: “Perché allora il voto di Verdini non puzzava?”. Gli si potrebbe rispondere che almeno non l’avevano promosso a padre costituente né a reclutatore di truppe governative, ma questi son dettagli. Anche perché gli inciuci risalgono a molto prima, e non con Verdini, ma con B.   È questo il peccato originale che macchia le coscienze di tutti (compreso Giachetti,che è alla Camera da 15 anni e non risulta aver mai storto il naso) e non consente a nessuno di dare lezioni. Nemmeno di notare che Renzi, pur non avendo alcuna analogia biografica con B., ha sostituito il programma del Pd con quello di FI e fa tutto ciò che neppure B. era riuscito o aveva osato fare (mancava giusto il Ponte sullo Stretto, infatti ieri il governo ha riaperto la pratica).
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 30/09/2015.

lunedì 28 settembre 2015

Ciao Pietro

da il manifesto

Pie­tro Ingrao è morto a Roma. Aveva com­piuto 100 anni il 30 marzo scorso. In quell’occasione il mani­fe­sto ha pub­bli­cato uno spe­ciale di 16 pagine, ora dispo­ni­bile sul sito per ricor­dare l’ex diri­gente comu­ni­sta, scrit­tore, poeta, gior­na­li­sta e uomo di cinema
POLITICA
Ciao Pietro
— Redazione
Pie­tro Ingrao è morto ieri a Roma. Aveva com­piuto 100 anni il 30 marzo scorso.
In quell’occasione il mani­fe­sto ha pub­bli­cato uno spe­ciale di 16 pagine, ora dispo­ni­bile sul sito per ricor­dare l’ex diri­gente comu­ni­sta, scrit­tore, poeta, gior­na­li­sta e uomo di cinema.
Sca­rica qui il sup­ple­mento in pdf.
20150331ingrao2
La camera ardente sarà aperta a Roma, nella Sala Aldo Moro presso la Camera dei depu­tati lunedì 28 set­tem­bre dalle 15 alle 20 e mar­tedì 29 dalle 10 alle 20.
I Funerali di Stato si svolgeranno Mercoledì 30 settembre alle ore 11,00 in Piazza Montecitorio alla presenza delle Autorità dello Stato.
Durante la ceri­mo­nia il Mae­stro Ambro­gio Spa­ra­gna ese­guira’ alcuni canti popo­lari che Pie­tro Ingrao amava ascoltare.
Lo stesso giorno a Lenola, alle ore 15 il paese acco­glierà il fere­tro di ingrao in Piazza Cavour, dove si svol­gerà una ceri­mo­nia civile.
Piazza Cavour è la Piazza sim­bolo dove Ingrao tenne il suo primo, con­te­stato, comi­zio nelle Ele­zioni del 1948 e poi nei suc­ces­sivi degli anni ’70 ed ’80.
Al ter­mine della ceri­mo­nia civile il fere­tro sarà accom­pa­gnato in cor­teo fino al Cimi­tero dove Ingrao sarà tumu­lato nella cap­pella di famiglia.

“Siate gen­tili con la mia vecchiaia”.

Pie­tro Ingrao, 30 marzo 2011 (96mo compleanno)


LA STORIA DI PIETRO
La Storia di Pietro
Il cinema, la letteratura, le istituzioni, la democrazia. Quando una nuova generazione di giovani comunisti porta nel Pci l’assillo di un confronto con le trasformazioni del capitalismo italiano
— Luciana Castellina


I CENTO ANNI DI PIETRO
La sua lezione pacifista
Persone come Ingrao danno alla politica il suo volto migliore, quello che mette davanti ad ogni altra considerazione ed ambizione le idee, i valori, le visioni del mondo
— Laura Boldrini


I CENTO ANNI DI PIETRO
I suoi operai costituenti
Il dubbio come metodo, la ricerca costante sui processi di fondo, l’attenzione vera alle difficili lotte dei metalmeccanici fanno di Ingrao un punto di riferimento politico, etico e morale anche per il sindacato. Per la Fiom è uno stimolo formidabile ad andare avanti. Buon compleanno, Pietro
— Maurizio Landini

mercoledì 23 settembre 2015

Libertà e Giustizia, "Edizione Speciale Senato"

da Libertà e Giustizia
Speciale Senato
Libertà e Giustizia realizza questa "Edizione Speciale Senato" in occasione della ripresa dei lavori parlamentari. L'iniziativa - promossa dai Circoli di Libertà e Giustizia di tutta Italia, unitamente al Presidente Alberto Vannucci (docente Università di Pisa) e a Sandra Bonsanti (giornalista e già presidente di LeG) - intende denunciare l'umiliazione del ruolo del Parlamento ed in particolare la sterilizzazione istituzionale del Senato, conseguenti alle annunciate riforme costituzionali; l'accentramento dei poteri realizzato dalla nuova legge elettorale; nonché la deleteria combinazione antidemocratica di queste modifiche, ai danni della sovranità popolare. Vai al sito

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Sanità, Tac, test, risonanze: 208 prestazioni a rischio. Se inappropriati, sanzioni ai medici e costi a carico del cittadino

da repubblica.it

Sanità, Tac, test, risonanze: 208 prestazioni a rischio. Se inappropriati, sanzioni ai medici e costi a carico del cittadino

Presentato ai sindacati della categoria l'elenco delle prestazioni sulle quali si concentrerà la spending review del ministero: nel mirino soprattutto test allergologici e genetici, risonanze magnetiche e tac, ma la stretta colpisce un po' ovunque. Il no dei camici bianchi alle multe per le prescrizioni 'inutili': "Così si rompe il rapporto di fiducia con il paziente"

Sanità, Tac, test, risonanze: 208 prestazioni a rischio. Se inappropriati, sanzioni ai medici e costi a carico del cittadino
Risonanze magnetiche della colonna e delle articolazioni, tac, esami di laboratorio e genetici, test allergici. Ecco le 208 prestazioni a maggior rischio inappropriatezza, e quindi di spreco, individuate dal ministero della Salute. L'elenco, allungato rispetto alla prima ipotesi e già illustrato alle società scientifiche dei medici, è stato presentato oggi ai sindacati dei camici bianchi che hanno due giorni per fare le loro osservazioni. Una volta ottenuto il parere positivo del Consiglio superiore di sanità, che ha già dato un via libera preliminare, il testo andrà andrà verso l'approvazione. Quando sarà in vigore, chi vorrà sottoporsi alle prestazioni incluse nell'elenco le potrà ottenere solo in certi casi a carico del servizio sanitario: se non ricorrono le condizioni elencate nel documento del ministero, dovrà pagare di tasca propria. Un esempio? L'esame per individuare il colesterolo alto nelle persone sopra i 40 anni: se è tutto a posto, i valori sono nella norma e non ci sono modifiche nello stile di vita del cittadino e nemmeno nuove terapie, potrà essere ripetuto a carico del servizio sanitario non prima di 5 anni. Altrimenti dovrà pagare l'interessato.

L'elenco integrale delle 208 prestazioni a rischio erogabilità a carico dello stato

Ma il grosso dell'operazione, il cui obiettivo è portare a un risparmio per le casse pubbliche ed alla riduzione degli sprechi, riguarda probabilmente le risonanze magnetiche, cioè gli esami più a rischio di inappopropriatezza. Sono costosi e spesso vengono svolti (a detta degli stessi radiologi) quando non ce n'è bisogno, tanto che il nostro Paese è primo in Europa nella classifica di chi fa il maggior numero di questi accertamenti. Quando il provvedimento sarà in vigore, l'esame della colonna vertebrale senza mezzo di contrasto verrà passato dal servizio sanitario solo se, in assenza di sindromi neurologiche o sistemiche, il dolore alla schiena resiste alla terapia e va avanti per almeno 4 settimane. Ovviamente l'accertamento verrà fatto anche in caso di traumi o fratture. E se non ci sono problemi, prima di poterlo rifare bisognerà comunque aspettare un anno. La risonanza alla colonna con e senza mezzo di contrasto deve essere invece legata alla patologia oncologica o a un sospetto, oltre che a problemi traumatici.

Ci sono previsioni stringenti anche per alcune tac, passate solo se giustificate da sospetti di patologie oncologiche e da traumi. Nella lista sono molte le prestazioni odontoiatriche, già oggi, comunque, molto difficili da ottenere nella maggior parte delle aziende sanitarie e ospedaliere, dove si è costretti ad attese assai lunghe. La maggior parte - ad esempio estrazioni, applicazioni di corone e inserimento di protesi - saranno a carico del sistema pubblico se il paziente è in condizioni di vulnerabilità sociale e sanitaria. Nell'elenco ci sono anche moltissimi esami di laboratorio, e anche tanti test e trattamenti allergologici e dermatologici.

Le prestazioni a rischio spreco perché non appropriate, per le quali i pazienti dovrebbero pagare, diventano dunque 208. La lista del ministero cresce di 25 voci, come rendono noto i sindacati medici, che oggi hanno avuto un incontro con il ministro Beatrice Lorenzin. L'idea alla base del provvedimento è quella di passare gratuitamente (o con il ticket) solo le prestazioni che hanno un'indicazione specifica e quindi sono davvero utili. I medici che prescriveranno accertamenti considerati inappropriati andranno incontro a una sanzione pecuniaria. E' proprio questo il punto che non piace ai sindacati dei camici bianchi, i quali oggi hanno ribadito la loro posizione. "Questo meccanismo rischia di rompere il rapporto tra i medici e i cittadini - commenta Massimo Cozza della Cgil medici - anche perché i pazienti dovranno pagare di tasca propria varie prestazioni in determinate situazioni".

Anche i medici di famiglia, cioè i professionisti che fanno il maggior numero di prescrizioni, scendono in campo: "Siamo assolutamente critici sulla previsione di sanzioni pecuniarie per i medici nell'ambito del decreto in preparazione sull'appropriatezza delle prestazioni, e alzeremo i toni della nostra protesta", dice Silvestro Scotti, della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), il sindacato più importante della categoria. "Questo provvedimento - dice Scotti - rientra nella protesta che stiamo preparando nell'ambito della mobilitazione indetta dalla Federazione degli ordini dei medici Fnomceo. Così si riduce il ruolo del medico. I colleghi del Consiglio superiore di sanità, che hanno prodotto un parere scritto favorevole a questo provvedimento, si assumeranno la responsabilità rispetto al mondo scientifico delle scelte di erogabilità e appropriatezza che hanno validato".

Dura anche Anaao, il sindacato degli ospedalieri. "Il punto debole del decreto ministeriale della Lorenzin è che mette in moto un meccanismo, quello sanzionatorio rispetto alle prescrizioni cosidette "inappropriate", che oltre a spaventare il medico e farlo lavorare male, creano un danno al malato che vedendosi negare la Tac o l'esame rinuncerà a curarsi del tutto o andrà nel privato. Così salta il delicato e fondamentale rapporto paziente-medico"m dice Domenico Iscaro, presidente nazionale dell'associazione.


Ddl penale, Camera: sì a delega, passa al Senato

da repubblica.it

Ddl penale, Camera: sì a delega, passa al Senato

Approvata la riforma del processo penale che contiene una delega al governo a rivedere la disciplina delle intercettazioni. M5s con le bocche imbavagliate
Ddl penale, Camera: sì a delega, passa al Senato
La protesta dei deputati 5 Stelle in Aula (Foto da Twitter del deputato M5s Mirko Busto
L'aula della Camera ha approvato il ddl di riforma del processo penale, che contiene anche la delega al governo sulle intercettazioni, con 314 sì, 129 no e 51 astenuti. A favore hanno votato Pd, Scelta civica, Area popolare, Psi, Pi-Cd. Contrari M5s, Lega nord, Fdi, Sel, Alternativa Libera. Forza italia si è astenuta. Il provvedimento passa ora all'esame del Senato. Praticamente, d'ora in poi, l'esecutivo ha in mano la delega che permette di fare anche un decreto grazie alla quale il governo può scrivere prescrizioni sull'uso che i giudici possono fare delle registrazioni, elimina l'udienza filtro, durante la quale magistrati e avvocati decidevano quali conversazioni registrate utilizzare, ed esclude la pubblicazione delle intercettazioni di persone occasionalmente coinvolte nelle indagini.

A discutere sull'uso e la pubblicazione delle registrazioni sarà un tavolo di esperti, giuristi e magistrati, che si riunirà al ministero della Giustizia. Il gruppo di esperti, ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, "mira a tutelare le persone che non sono coinvolte nei procedimenti e a impedire una diffusione di informazioni che non abbiano una rilevanza penale, con tutti gli accorgimenti tecnici necessari". Il responsabile del dicastero di via Arenula ha spiegato che "sarà un tavolo che naturalmente vedrà coinvolti gli operatori che più utilizzano questi strumenti. Dopodiché proprio questa composizione, plasticamente, dimostrerà" che "non c'è nessuno mandato e non abbiamo chiesto nessun mandato al Parlamento per limitare le intercettazioni come forma di indagine".

SCHEDA - Come cambierà il processo penale

Tensione in Aula. Il Movimento 5 stelle attacca il Pd, accusato di proteggere la casta e in Aula si presenta con cartelli: "No legge bavaglio".  I deputati si sono coperti le bocche con dei bavagli, rifiutandosi di toglierli, costringendo la presidente Laura Boldrini a richiamarli all'ordine durante l'intervento di Vittorio Ferraresi, durante il quale il deputato M5s ha rivolto un appello a giornalisti e magistrati: "Dov'è la sinistra che faceva girotondi? E che ora sta facendo quello che Berlusconi non è mai riuscito a fare. Questo bavaglio noi non lo vogliamo, e chiediamo a giornalisti e a magistrati di denunciare, prima che sia troppo tardi, uno dei provvedimenti più pericolosi degli ultimi trent'anni, e chiediamo a tutti voi cittadini di informarvi e di fare altrettanto". "Approvata la legge bavaglio! han fatto peggio di Berlusconi, distruggendo il diritto di cronaca. Solo M5s contrario", ha scritto il leader del Movimento, Beppe Grillo, su Twitter.

Il Pd respinge le accuse al mittente: "Nessun bavaglio alla stampa, ma la volontà di tenere insieme due principi costituzionali: libertà di informazione e diritto alla privacy", ha detto David Ermini, responsabile Giustizia del Pd, nel corso della dichiarazione di voto. "Lasciamo ai grillini il diritto di guardare dal buco della serratura - ha affondato subito dopo l'intervento del collega di M5S -. A volte ricordano Fantozzi con la lingua fuori a guardare le movenze della signorina Silvani". E conclude: "Nessun bavaglio alle inchieste giornalistiche, ma solo libertà delle persone. Captare parole fuori contesto con un telefonino ricorda il Ventennio, le 'vite degli altri', il regime del terrore. Noi figli dei figli della Resistenza questo non lo accettiamo. Vogliamo libertà di stampa, libertà di giustizia e libertà di vivere". E ancora un affondo in conclusione, annunciando il voto a favore del Pd al provvedimento: "Se i grillini vogliono mettere tutto in piazza, allora dicano quanto hanno speso per la loro manifestazione di Imola e perché non fanno più le loro le riunioni in streaming. Per loro ascoltare sì, ma solo gli altri".

Francesco Paolo Sisto (Forza Italia), anche se il partito di Berlusconi non ha votato la delega al governo, canta vittoria: "Benvenuti tra chi le ha ritenute dannose", ha detto ieri ai Dem.

"Mi sembra stupefacente che il Pd, che all'epoca applaudiva le mie battaglie contro il bavaglio, stia lavorando a un maxi bavaglio", ha affermato l'avvocato Giulia Bongiorno, ex parlamentare, intervistata da Repubblica. Secondo Bongiorno "non c'è interesse a far funzionare il sistema giustizia. Si fanno leggi su altro. E si fanno male. Da quando c'è la responsabilità dei giudici molti di loro non decidono proprio nulla: sono paralizzati dal timore di sbagliare. E la giustizia è bloccata del tutto".


Riforme, su nuovo Senato la mediazione c'è. Ma da Lega 82milioni di emendamenti

da repubblica.it

Riforme, su nuovo Senato la mediazione c'è. Ma da Lega 82milioni di emendamenti

Accordo su elettività dei futuri senatori: saranno indicati dai consigli regionali che non potranno non tenere conto del voto popolare. Minoranza Pd: "Intesa degna, ritrovata unità nel partito". Governo su valanga correzioni Carroccio (per le quali servirebbero 824 tonnellate di carta): "Regno dell'assurdo, aboliamo Calderoli"
Riforme, su nuovo Senato la mediazione c'è. Ma da Lega 82milioni di emendamenti
Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi (fotogramma)

I cittadini sceglieranno i futuri senatori. La mediazione interna al Pd alla fine viene raggiunta (Pier Luigi Bersaniaveva già lasciato intendere che mancava un millimetro all'intesa) e la minoranza dem compie un passo indietro sugli emendamenti al comma 5 dell'articolo 2: quello, cioè, che si esprime sull'elettività diretta di coloro che andranno a comporre il nuovo Senato una volta superato il bicameralismo perfetto. La maggioranza, infatti, ha raggiunto un accordo nella notte e ha depositato stamani tre emendamenti al disegno di legge Boschi in discussione nell'aula del Senato. Le tre novità sono state firmate da Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari istituzionali di Palazzo Madama. Oltre alla questione dell'elettività dei senatori, nelle tre variazioni si affronta anche il tema delle funzioni del Senato e dei giudici costituzionali. La sinistra dem li voterà tutti e tre. Ma rimangono aperti i nodi del Titolo V e del presidente della Repubblica.

SCHEDA Cosa dicono i tre emendamenti di 'mediazione': i testi

Questo il contenuto di uno dei tre emendamenti, quello su cui per mesi si è consumato il braccio di ferro interno al Pd e su cui, di fatto, erano concentrate tutte le attenzioni. Testuale, vi si legge: "La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge" ordinaria approvata dalle Camere per quanto riguarda l'attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della repubblica tra i consiglieri regionalie  ei sindaci. In sostanza, l'emendamento dispone che i futuri senatori saranno eletti dai consigli regionali che non potranno tuttavia non tenere conto delle scelte compiute dagli elettori al momento del voto.

Riforma senato, Gotor: "Oggi Verdini sta rosicando"


Esulta Bersani: "Gli elettori scelgono i senatori: questo è il principio costituzionale, i dettagli li si vedranno come giusto nella legge elettorale. E' un bel successo del Pd - aggiunge - e spero che in questo clima nuovo tutti assieme e senza più strappi si possa lavorare ancora per perfezionare la riforma". L'accordo raggiunto nel Pd, infatti, rischia di posticipare il confronto interno a una nuova legge elettorale che sarà fondamentale per eleggere i futuri senatori.

A parlare di "mediazione degna" è il senatore Vannino Chiti, esponente della minoranza dem: "Gli emendamenti presentati, frutto di un confronto e lavoro comune nel Pd, sono positivi. Esprimono una ritrovata unità nel partito e consentono un impegno unitario sui temi delle riforme e dell'azione di governo".

Tuttavia, la minoranza dem ha deciso comunque di ripresentare gli emendamenti relativi ad altri commi dell'articolo 2 in attesa della decisione del presidente del Senato, Pietro Grasso "come forma di rispetto istituzionale e personale nei suoi riguardi. In queste settimane egli non ha mai cessato di auspicare un confronto e un accordo". Il tema è delicato e riguarda i rapporti istituzionali tra Palazzo Chigi (il premier Matteo Renzi) e Palazzo Giustiniani (Grasso, appunto). Soltanto due giorni fa, la tensione col presidente del Consiglio aveva raggiunto livelli decisamente alti. Ora spettera al numero uno del Senato stabilire l'ammissibilità o meno degli emendamenti presentati dalle forze politiche, compresi quelli della minoranza dem.

Riforme: Renzi, ''Scelta Grasso in autonomia ma con rispetto dei tempi''


Intanto, però, è valanga Lega sulle riforme. Nel giorno fissato per la scadenza della presentazione degli emendamenti, il Carroccio ne ha depositati ben 82.730.460 alla riforma. I testi non sono cartacei (i costi di stampa sarebbero stati decisamente alti) ma in dvd.

A presentare un numero così alto di correzioni al testo è stato Roberto Calderoli: il senatore - che peraltro stamani presiede l'aula e che nei giorni scorsi è stato 'salvato' dallo stesso Pd da un processo per razzismo dopo aver insultato l'allora ministro Cécile Kyenge - ha spiegato di aver atteso fino alle 8.30 un contatto con la maggioranza "ma - dice - non è successo nulla e perciò li ho presentati". Per stampare gli 82.730.460 emendamenti, con la clausola di uno a pagina, servono 82.730.460 fogli. Se una risma di carta A4 è di 500 fogli, fanno 165.460 risme. Ogni risma pesa 2,49 chili e, risparmiandovi i decimali, fanno 411.997 chilogrammi ovvero 412 tonnellate. E questi numeri valgono per una sola copia. Visto che i fascicoli sono due (uno va in archivio) fanno 823.995 chili, ovvero 824 tonnellate.

Senato, Calderoli mostra la formula da 82 milioni di emendamenti: "E' difesa democrazia"


Ma il Carroccio non è da solo: tra le opposizioni, anche Forza Italia ha presentato 1.173 emendamenti, Sel 60mila, il M5s 210, 160 sono quelli dei fittiani di Conservatori e riformisti.

A Calderoli, tuttavia, risponde il sottosegretario alle Riforme, Luciano Pizzetti: "Non agiamo sotto ricatto, quello che non ha capito Calderoli è che la politica è fatta di sintesi e di intese". L'esponente del governo aggiunge che "è Calderoli che non si è fatto sentire, io sono ancora in attesa di una sua telefonata per una sua proposta. Aveva detto che aspettava di sentire Roberto Maroni e noi ancora aspettiamo lui. E' il regno dell'assurdo, aboliamo Calderoli".

Quanto alle decisioni dGrasso sull'ammissibilità delle modifiche (dopo la doppia lettura conforme dell'articolo 2 del ddl sia alla Camera sia al Senato), il sottosegretario ha sottolineato: "Il presidente ha sempre chiesto un'intesa politica che ora c'è, è larga, comprende tutto il Pd e tutta la maggioranza, vedremo quali saranno le sue valutazioni comunque ci sono tutte le premesse perché nel rispetto della doppia lettura conforme si intervenga sul testo licenziato dalla Camera".
 

La copertina di Crozza – Di Martedi del 22/09/2015


La copertina di Crozza – Di Martedi del 22/09/2015

Crozza