mercoledì 30 settembre 2015

ALL’ONU TUTTI PARLANO DI SIRIA, LUI DI LIBIA

ALL’ONU TUTTI PARLANO DI SIRIA, LUI DI LIBIA (WANDA MARRA)

renziIl suo nome era Aylan e si è addormentato senza poter vedere il futuro. È morto a 3 anni sulla spiaggia di Bodrum”. Nel suo intervento all’Onu, Matteo Renzi  non si discosta dal  suo stile: agisce sulle leve della commozione e delle emozioni. Fa l’affabulatore e si tiene distante dalla discussione che ha tenuto banco in questi giorni: la Siria. In maniera volutamente polemica sposta l’attenzione sulla Libia: “I fratelli libici devono sapere che non sono soli, che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite non si è dimenticata di loro…”. Di Libia in questi giorni si è parlato poco, nonostante i tentativi di Renzi di imporla all’agenda internazionale. Il premier ribadisce quello che va dicendo da mesi: “Siamo pronti ad assumere un ruolo guida in Libia”, che è poi quello che gli ha chiesto mesi e mesi fa Obama.
   La questione centrale era la Siria, con il leader Usa e Putin su posizioni ben distanti su Assad. Renzi la Siria la nomina di sfuggita per dire che deve agire la politica. Meglio non prender posizione, visto che sin dall’inizio è stato con la Russia, ma certo non può allontanarsi dagli Usa. E allora, meglio parlare dell’Isis, terroristiche“vogliono farci vivere come dicono loro”, meglio impegnarsi a “costruire la pace nel futuro”. Meglio citare il Papa sulla pena di morte.   Passaggi accorati sui migranti.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 30/09/2015.

Nessun commento:

Posta un commento