mercoledì 16 settembre 2015

ARRESTIAMO UMANI

da il manifesto

Con la sospensione di Schengen e il flop dell’ennesimo vertice sull’emergenza rifugiati «l’Europa si è coperta di vergogna», ammette il vicecancelliere tedesco Gabriel. A rilanciare è il premier ungherese Orbán: dopo la chiusura manu militari dei confini, da ieri manette ai profughi che entrano «illegalmente» nel paese
EDITORIALE
Il corridoio della solidarietà

Il flusso di profughi non si fermerà di fronte all’Europa trasformata in fortezza con le armi e con l’ipocrita distinzione tra profughi (da accogliere) e migranti (da respingere)
— Guido Viale
Lo sgam­betto con cui la cro­ni­sta unghe­rese Petra Laszlo ha but­tato a terra un pro­fugo siriano che por­tava il pro­prio figlio in salvo da una guerra mai dichia­rata è un’immagine pla­stica del cini­smo e della cru­deltà che domina le poli­ti­che dell’Unione Euro­pea e tra­duce a livello indi­vi­duale la bru­ta­lità con cui i suoi gover­nanti hanno cer­cato di inter­rom­pere la corsa del governo Tsi­pras per por­tare in salvo il popolo greco da un disa­stro di cui non porta alcuna respon­sa­bi­lità. Un acco­sta­mento non casuale: l’Unione Euro­pea non sarà mai in grado di acco­gliere milioni di pro­fu­ghi fino a che negherà diritti e imporrà solo doveri ai popoli dei suoi stati peri­fe­rici. Quel padre poi si è rial­zato e ha con­ti­nuato la sua corsa, men­tre non sap­piamo ancora se Tsi­pras riu­scirà a fare altrettanto.
In entrambi i casi, accanto a cini­smo e cru­deltà, balza evi­dente l’impotenza dell’Europa, che non ha solu­zioni di lungo ter­mine per sot­trarre la Gre­cia e gli altri paesi troppo inde­bi­tati al disa­stro finan­zia­rio, ma anche sociale e ambien­tale, a cui li con­dan­nano le sue poli­ti­che; ma non ha nem­meno idea di come affron­tare lo «tsu­nami» di pro­fu­ghi che la sta inve­stendo e che rischia di por­tarla alla dis­so­lu­zione. Con le sue pro­messe Angela Mer­kel ha cer­cato di resti­tuire dignità all’immagine della Ger­ma­nia, per­met­tendo così a migliaia di cit­ta­dini di dar prova di una soli­da­rietà straordinaria.
Ma ha sot­to­va­lu­tato sia le dimen­sioni effet­tive dei flussi che avreb­bero inve­stito il paese, sia le resi­stenze degli altri part­ner euro­pei: la deci­sione sulle «quote» di pro­fu­ghi è stata riman­data sine die; le fron­tiere interne tor­nano a chiu­dersi in barba a Schen­gen, sca­ri­cando tutto il peso su Ita­lia e Gre­cia, che dovreb­bero invece farsi carico fin da subito delle richie­ste di asilo e dei respin­gi­menti. E men­tre il governo unghe­rese imper­versa impu­nito con le bar­riere di filo spi­nato e arre­stando cen­ti­naia di pro­fu­ghi che cer­cano solo di attra­ver­sare il paese, l’Unione approva la «guerra agli sca­fi­sti», che è una guerra vera.
Una guerra fatta per respin­gere pro­fu­ghi e migranti nel deserto che hanno dovuto attra­ver­sare, dove sono stati rapi­nati e vio­lati, e da cui cer­che­ranno comun­que di tor­nare a imbar­carsi per altre vie.
A que­sta ban­ca­rotta delle poli­ti­che euro­pee – niente aveva finora diviso così pro­fon­da­mente gli Stati mem­bri e anche il nesso tra «crisi dei pro­fu­ghi» e rating dei debiti sovrani non è sfug­gito all’occhio vigile dell’alta finanza — occorre saper con­trap­porre un’alternativa pra­ti­ca­bile. Quei pro­fu­ghi, aumen­te­ranno comun­que, per­ché guerre, dit­ta­ture, mise­ria e fero­cia che sono andati cre­scendo ai con­fini diretti e indi­retti dell’Unione dure­ranno per anni, e si aggra­ve­ranno ogni volta che si cer­cherà di venirne a capo con altre guerre. Ma se la Ger­ma­nia ha forza e mezzi per soste­nerne l’urto e rica­varne dei bene­fici di lungo ter­mine, gli altri paesi dell’Unione no. Manca, per gli Stati più fra­gili, una poli­tica euro­pea di acco­glienza, che vuol dire dare casa lavoro, for­ma­zione, red­dito per milioni di pro­fu­ghi desti­nati a restare sul suolo euro­peo per anni, per­ché l’Unione, con le poli­ti­che di auste­rità da cui non deflette, non è più in grado di offrire quelle stesse cose a decine di milioni di suoi cit­ta­dini che ne sono stati pri­vati dalla crisi, o ne sono privi da ancor prima. E certo non può dare ai nuovi arri­vati ciò che non vuol dare a chi ne è privo da tempo.
Ma acco­gliere è indi­spen­sa­bile: quel flusso di pro­fu­ghi non si fer­merà per quanti sforzi si fac­ciano per tra­sfor­mare l’Europa in for­tezza: sia con le armi che con l’ipocrita distin­zione tra pro­fu­ghi (da acco­gliere) e migranti (da respin­gere). Pre­li­mi­nare a ogni poli­tica di acco­glienza è l’istituzione di cor­ri­doi uma­ni­tari che evi­tino ai pro­fu­ghi di rischiare al vita e di con­se­gnare agli sca­fi­sti di mare e di terra migliaia e migliaia di euro cia­scuno. E’ ciò di cui non si vuole mai par­lare. Ma acco­gliere signi­fica poi inse­rire i nuovi arri­vati nella società, e farli accet­tare a una comu­nità ridu­cendo al mas­simo quel senso di un’intrusione che tante forze poli­ti­che ali­men­tano per rica­varne un divi­dendo elet­to­rale. Non è un’operazione solo eco­no­mica, anche se tro­var casa e lavoro ha dei costi molto alti, i cui ritorni, come sanno gli indu­striali tede­schi, sono rile­vanti, arri­vano solo nel tempo. Chi lo può fare? Non certo il «mer­cato», cioè il sistema pro­dut­tivo così com’è oggi, spe­cial­mente al di fuori della Ger­ma­nia. Ma nem­meno gli appa­rati sta­tali, per­ché è un’operazione deli­cata che ha biso­gno, anche, di «calore umano»: un bene che la buro­cra­zia non può elar­gire se non per caso.
Affron­tare in modo buro­cra­tico que­sto com­pito è il modo migliore per far cre­scere la con­flit­tua­lità sociale. Meno che mai lo si può lasciare, come si fa in Ita­lia, alla spon­ta­neità di un «pri­vato», sociale e non, reclu­tato a casac­cio, in modo clien­te­lare o mafioso, da pre­fet­ture o ammi­ni­stra­zioni comu­nali, che ha deva­stato imma­gine e repu­ta­zione del terzo set­tore. L’accoglienza, in que­sta acce­zione, è la mis­sione spe­ci­fica e inso­sti­tui­bile dell’economia sociale e soli­dale. Nessun’altra com­po­nente della società euro­pea è in grado di abbi­nare, sulla base di espe­rienze con­so­li­date, inse­ri­mento lavo­ra­tivo e inse­ri­mento sociale con pro­getti mirati. Per que­sto occorre che insieme, e non in ordine sparso, le reti dell’economia sociale e soli­dale (SSE) dei paesi dell’Unione si can­di­dino al ruolo di sog­getto pro­mo­tore e attua­tore di quel pro­gramma plu­rien­nale di acco­glienza che è indi­spen­sa­bile per affron­tare un com­pito di que­sta por­tata. Il 28 gen­naio 2016, su ini­zia­tiva del gruppo par­la­men­tare GUE/Ngl e di molte reti dei paesi dell’Unione, si terrà un Forum euro­peo dell’economia sociale e soli­dale (una riu­nione pre­pa­ra­to­ria si è già tenute il 3 settembre).
Sarà un’occasione, pre­pa­ran­dola per tempo, per lan­ciare que­sta can­di­da­tura, che dovrà sostan­ziarsi fin da ora in pro­getti spe­ci­fici, nazio­nali, ter­ri­to­riali e set­to­riali. Ma per farlo occor­rono alcune con­di­zioni preliminari:
1. Biso­gna, soprat­tutto in Ita­lia — ma la dimen­sione euro­pea può aiu­tarci — rico­struire un’immagine decente del terzo set­tore, che oggi è in gran parte mac­chiata dalle vicende di Buzzi, Cara Mineo e Co. Le com­po­nenti sane del terzo set­tore devono denun­ciare senza remore gli epi­sodi di malaf­fare, ma anche di clien­te­li­smo, di cui sono a cono­scenza; a par­tire dai pro­pri, che non man­cano — quasi — mai. Essen­ziale è garan­tire un regime di tra­spa­renza totale su tutte le attività.
2. Occorre met­tere a punto in tempi rapidi i prin­cipi gene­rali e gli stru­menti attua­tivi di un piano euro­peo di acco­glienza e inse­ri­mento sociale e lavo­ra­tivo dei nuovi arrivi con stan­dard con­di­visi da tutti i paesi.
3. Occorre indi­vi­duare i set­tori in cui dovrà ope­rare que­sto piano che, per le sue fina­lità di inte­gra­zione sociale, dovrà riguar­dare in egual misura pro­fu­ghi, migranti e cit­ta­dini euro­pei senza lavoro, senza casa o senza reddito.
4. Quei set­tori sono quelli por­tanti delle con­ver­sione eco­lo­gica che la COP 21 di Parigi dovrebbe met­tere all’ordine del giorno a fine anno: ener­gie rin­no­va­bili ed effi­cienza ener­ge­tica; agri­col­tura eco­lo­gica, soprat­tutto nelle terre oggetto di abban­dono o degrado; sal­va­guar­dia degli assetti idro­geo­lo­gici; recu­pero e ristrut­tu­ra­zione di edi­fici dismessi o non a norma (a par­tire da quelli in cui potranno essere ospi­tati migranti e sen­za­tetto); gestione e recu­pero di scarti e rifiuti; ser­vizi alla per­sona. 4. Il piano dovrà essere accom­pa­gnato da una stima gene­rale dei costi.
Che non sono solo quelli degli inve­sti­menti pro­dut­tivi per «met­tere al lavoro» milioni di per­sone, ma anche quelli rela­tivi a tutti gli altri aspetti del loro inse­ri­mento. L’economia sociale e soli­dale non deve più essere un modo, come spesso accade, soprat­tutto in Ita­lia, per rispar­miare sui costi del lavoro. Deve mirare, al con­tra­rio, ad incor­po­ra­rere molti altri oneri di carat­tere sociale.
Ovvia­mente non ci si può aspet­tare che l’Unione o qual­che suo Stato mem­bro risponda posi­ti­va­mente a que­sta pro­po­sta domani; ma è impor­tante che essa venga sot­to­po­sta a un pub­blico con­fronto per­ché è l’unica in grado di affron­tare in modo ade­guato i pro­blemi posti dai nuovi flussi di pro­fu­ghi. E l’«opinione pub­blica» oggi è in gran parte con noi.

EUROPA
Il gendarme ungherese
Orbán passa dalle parole ai fatti: da ieri l’ingresso «illegale» in territorio magiaro è punito come un crimine. Manette per 174 nel primo giorno della nuova normativa. La Ue chiede chiarimenti e Budapest risponde sigillando con l'esercito la frontiera serba e quella romena. Profughi in sciopero della fame
— Massimo Congiu


EUROPA
Rifugiati, il caos europeo continua
Ministri degli Interni di nuovo riuniti il 22. Germania e Austria avevano chiesto un vertice europeo. Merkel: subito gli hotspots in Italia e Grecia. Intanto anche Vienna rimette i controlli alla frontiera italiana. Minaccia (poi ritirata) di Berlino ai paesi reticenti ad accettare le quote: tagli ai fondi strutturali.
— Anna Maria Merlo


EUROPA
Hotspot pronti, ma Alfano frena «Prima via ai ricollocamenti»

La Germania sollecita l’Italia per aprire le strutture. Il Viminale non esclude di tornare a usare i Cie per trattenere i migranti
— C. L.


ITALIA
Sanzione delirante per gli albergatori che ospitano i profughi

Su istigazione della Lega di Roberto Maroni, la nuova legge sul turismo approvata ieri sera contiene un emendamento punitivo che nega i fondi regionali a chi ospita migranti nel proprio hotel. Ritirata all'ultimo minuto la proposta di multe e revoca di licenza, resta un provvedimento che qualifica la classe politica che dirige goffamente il Pirellone
— Luca Fazio
Raz­zi­sti pic­coli pic­coli. Lavo­rano di cesello, si incat­ti­vi­scono sugli emen­da­menti, pro­vo­cano. C’è sem­pre una depri­mente par­ti­cina anche per loro nell’Europa osses­sio­nata dalla cri­mi­nale poli­tica del con­trollo. C’è chi mette il filo spi­nato e chiude le fron­tiere, chi come Mat­teo Sal­vini rispol­vera un clas­sico di ogni ini­zio anno sco­la­stico chiac­chie­rando in tv — “se in classe ci sono pochi bam­bini ita­liani non c’è con­fronto ma solo casino” — e poi c’è anche chi vor­rebbe blin­dare gli alber­ghi della Lom­bar­dia con prov­ve­di­menti ridi­coli (che infatti ieri sera sono pas­sati in con­si­glio regio­nale con alcune sostan­ziali cor­re­zioni). Sono leghi­sti, per­dono tempo nel palazzo della Regione di Roberto Maroni, a pochi passi dalla sta­zione dove da mesi ven­gono soc­corse migliaia di per­sone che fug­gono da fame e guerre. Ce l’hanno con loro e sono in preda all’ansia di farlo sapere.
Ieri si sono rita­gliati un quarto d’ora di cele­brità con una pro­po­sta con­te­nuta in un emen­da­mento alla nuova legge regio­nale sul turi­smo. La fir­mano il capo­gruppo della Lega Mas­si­mi­liano Romeo, il suo sot­to­po­sto Fabio Rolfi e il con­si­gliere Pie­tro Foroni. Cosa vor­reb­bero fare? Mul­tare con una san­zione da 5 a 10 mila euro que­gli alber­ga­tori che daranno ospi­ta­lità a stra­nieri senza per­messo di sog­giorno, pro­fu­ghi e “migranti eco­no­mici” com­presi. E se non dovesse bastare, sareb­bero dispo­sti anche a sospen­der­gli l’attività da sei mesi a un anno. La pro­po­sta, oltre a fare a pugni col buon senso, con gli alleati del Ncd e con la realtà — qua­lora gli alber­ga­tori si pre­stas­sero ad ospi­tare pro­fu­ghi lo fareb­bero su indi­ca­zione e con il per­messo del mini­stero dell’Interno — se non altro ha il merito di qua­li­fi­care la classe poli­tica che dirige gof­fa­mente la Regione Lombardia.
“Tutte le strut­ture ricet­tive alber­ghiere e non alber­ghiere — si leg­geva sull’emendamento ritoc­cato all’ultimo minuto — non pos­sono ospi­tare, anche in via emer­gen­ziale, sog­getti entrati ille­gal­mente nel ter­ri­to­rio ita­liano che non siano stati defi­ni­ti­va­mente rego­la­riz­zati ai sensi della nor­ma­tiva vigente”. Le san­zioni avreb­bero dovuto sco­rag­giare gli alber­ga­tori. “Si pro­pone di evi­tare — era l’obiettivo dichia­rato — che le strut­ture dedi­cate al turi­smo e alla ricet­ti­vità lom­barda, che si vogliono qua­li­fi­care a valo­riz­zare, pos­sano essere uti­liz­zate come alloggi o rifugi tem­po­ra­nei per sog­getti entrati ille­gal­mente nei con­fini dello Stato (siano essi pro­fu­ghi o migranti economici)”.
Il prov­ve­di­mento san­zio­na­to­rio, il solito pastic­cio in salsa padana che poi si limi­terà a minac­ciare “man­cate cor­re­spon­sioni” di con­tri­buti in caso di lavori di ristrut­tu­ra­zione, è stato riven­di­cato anche dal gover­na­tore, ma senza troppa con­vin­zione. “Se il governo li mette negli alber­ghi nostri, a spese dei lom­bardi, io ho il dovere di rea­gire come gover­na­tore”, ha far­fu­gliato Maroni. Per lui “quello che decide il Con­si­glio regio­nale è sovrano”. Poi, in con­clu­sione, una sot­ti­gliezza da vero sta­ti­sta: “Io sono favo­re­vole a tutte le ini­zia­tive che evi­den­ziano la nostra oppo­si­zione a que­sta gestione”. Com­prese le ini­zia­tive stram­pa­late come que­sta, che comun­que non sem­brano scal­dare più di tanto le oppo­si­zioni. Per Ales­san­dro Alfieri, segre­ta­rio regio­nale del Pd, si tratta del solito spot leghi­sta con­tro i migranti. “La Lega fini­sce per pena­liz­zare gli impren­di­tori lom­bardi — ha detto — per mero furore ideo­lo­gico. Dob­biamo fare una legge per il turi­smo lom­bardo, per aiu­tare anche gli alber­ga­tori a fare bene il loro lavoro, non per punirli. La gestione dei pro­fu­ghi non c’entra nulla con que­sto prov­ve­di­mento, teniamo sepa­rati i due argo­menti e la Regione fac­cia bene quello che altre Regioni già fanno: aiuti i comuni a gestire que­ste per­sone in modo umano e razionale”.
Gli alber­ga­tori come la pen­sano? Il ricatto meschino certo non farà pia­cere. La Regione Lom­bar­dia alla fine ha deciso di “ven­di­carsi” con gli alber­ga­tori che ospi­tano i migranti negando loro even­tuali fondi regio­nali pre­vi­sti in caso di ristrut­tu­ra­zioni edi­li­zie. Se ne faranno una ragione. Il fatto è che gli alber­ga­tori che in que­sto momento ospi­tano i pro­fu­ghi hanno già sti­pu­lato con­tratti con le pre­fet­ture. E’ il governo che paga, per cui non sarà un emen­da­mento leghi­sta a get­tarli sul lastrico.

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