sabato 19 settembre 2015

Cgil: “Subito in piazza per le pensioni”

da il manifesto
LAVORO

Cgil: “Subito in piazza per le pensioni”

Conferenza di organizzazione. La segretaria Camusso propone a Cisl e Uil una "mobilitazione immediata" in vista della legge di Stabilità. Ma la confederazione si divide sulla democrazia: Landini e "Democrazia e Lavoro" votano no al documento di maggioranza sui nuovi meccanismi di elezione

 
Auditorium di Roma. La segretaria generale Susanna Camusso legge le sue conclusioni dal palco della Conferenza di organizzazione Cgil

Non c’è una­ni­mità nella Cgil sulla via da intra­pren­dere per aumen­tare la demo­cra­zia interna: il “modello Camusso” è pas­sato con ampia mag­gio­ranza, ma c’è il no di Mau­ri­zio Lan­dini, della Fiom e dell’area Demo­cra­zia e Lavoro (D&L) gui­data da Gianni Rinal­dini e Nicola Nico­losi. Intanto la Cgil alza il tiro nei con­fronti del governo: Susanna Camusso, con­clu­dendo la Con­fe­renza di orga­niz­za­zione all’Auditorium di Roma, ha chie­sto a Cisl e Uil di avviare «subito una mobi­li­ta­zione sulle pen­sioni, per­ché deve essere — ha detto — la nostra prio­rità nella legge di Stabilità».
«La prio­rità deve essere una e una sola: le pen­sioni», ha ripe­tuto Camusso dal palco: «Per poter dare un futuro a tanti gio­vani che altri­menti non pos­sono entrare nel mondo del lavoro, e per chi si è tro­vato improv­vi­sa­mente a dover rima­nere molti anni di più a svol­gere un’occupazione di fatica».
«È una riforma che costa? Certo che costa — ha sot­to­li­neato la segre­ta­ria Cgil — Costa per­ché redi­stri­bui­sce, è una scelta poli­tica pre­cisa che si deve fare: noi siamo anche pronti a discu­tere mec­ca­ni­smi di soli­da­rietà all’interno degli stessi pen­sio­nati, ma non ci si dica più che l’uscita se la dovranno pagare con pre­stiti e pena­liz­za­zioni quei lavo­ra­tori e quelle lavo­ra­trici che sono già desti­nati a pren­dere asse­gni non certo alti».
E pro­prio sul ter­reno delle pen­sioni, Camusso pro­pone a Cisl e Uil non solo di «atti­vare una mobi­li­ta­zione imme­diata», ma anche di rea­liz­zare quell’unione più strut­tu­rale che da tempo chiede la Uil. Il segre­ta­rio Car­melo Bar­ba­gallo, inter­ve­nendo alla Con­fe­renza, ha pro­po­sto infatti a Cgil e Cisl di «fir­mare un patto fede­ra­tivo come quello del 3 luglio 1972, basato sui con­si­gli di fabbrica».
Bar­ba­gallo ha anche por­tato all’Auditorium una copia di quel patto, e ha spie­gato che si potrebbe costi­tuire una sorta di diret­to­rio, una cabina di regia comune. Il lea­der Uil pensa a una dire­zione uni­ta­ria, con 90 mem­bri (30–30-30), e una segre­te­ria uni­ta­ria, ristretta a 15, con una sede comune, dicen­dosi dispo­sto pure a una ripar­ti­zione proporzionale.
Camusso non esclude un per­corso simile, ma chiede che si parta da una ver­tenza con­creta, appunto le pen­sioni: «Anche per­ché oggi c’è una lace­ra­zione con i lavo­ra­tori per quello che non abbiamo fatto in pas­sato (si rife­ri­sce alla non mobi­li­ta­zione con­tro la riforma For­nero, ndr) e non pos­siamo per­met­terci altri sbagli».
I tre sin­da­cati con­cor­dano poi sulla neces­sità di rin­no­vare i con­tratti prima di discu­tere di modelli con Con­fin­du­stria: «Non solo quello del pub­blico impiego, ma anche quelli pri­vati — dice Camusso — per­ché è chiaro che gli indu­striali pun­tano a tagliare i salari. E sono con­tenta che su que­sta prio­rità si sia aggiunta ora anche la Cisl. Adesso cer­chiamo un punto comune per rin­no­vare il modello: ma non guar­diamo solo all’indicatore sala­riale, e non ponia­moci come obiet­tivo solo la difesa del potere di acqui­sto, pen­siamo che i salari pos­sano anche aumen­tare». La segre­ta­ria Cisl Anna­ma­ria Fur­lan, inter­ve­nendo a sua volta dal palco, ha sol­le­ci­tato le imprese a rin­no­vare i contratti.
Un terzo tema su cui i sin­da­cati pos­sono ritro­varsi: il fisco. «Ma atten­zione — ha detto Camusso — Non chie­diamo gene­ri­ca­mente l’abbassamento delle tasse, come fa il pre­mier che ormai lo pro­mette ovun­que e a tutti. Noi siamo per un inter­vento di redi­stri­bu­zione verso chi ha meno. E niente incen­tivi per le imprese a piog­gia, ma solo a chi innova e investe».
Ed ecco l’Assemblea
Il docu­mento con­clu­sivo della Con­fe­renza di orga­niz­za­zione è stato appro­vato con 587 voti a favore, 151 con­trari e 8 aste­nuti. Passa, come detto, il “modello Camusso”, che pre­vede che d’ora in poi le ele­zioni di segre­tari gene­rali e segre­te­rie, a tutti i livelli, non ven­gano fatte più dai diret­tivi, ma da assem­blee con una mag­gio­ranza (50% più 1) di lavo­ra­tori e pen­sio­nati di lega. Si potranno pro­porre altre can­di­da­ture rac­co­gliendo il 15% di firme.
Un modo per «sbu­ro­cra­tiz­zare la Cgil», ha detto Camusso, che ha teso la mano a Lan­dini, cer­cando di smor­zare lo scon­tro: «Non chiu­dia­moci, spe­ri­men­tiamo que­sto nuovo modello: non sarà tutto, ma è un ini­zio. Se non andrà bene, c’è il pros­simo Con­gresso per veri­fi­care e cambiare».
Con­gresso che si terrà nel 2018: non a caso i più insod­di­sfatti, Demo­cra­zia e Lavoro, hanno chie­sto invece un Con­gresso straor­di­na­rio, a breve. Ieri una serie di dele­gati, da Rosi Scollo della Stm di Cata­nia a Ciro D’Alessio della Fiat di Pomi­gliano, hanno spie­gato che in que­sto modo la Cgil «non fa par­te­ci­pare i lavo­ra­tori, per­ché andrà a ripro­durre nelle Assem­blee le stesse pra­ti­che di coop­ta­zione che si veri­fi­ca­vano nei con­gressi e nei diret­tivi». Per que­sto, come anche dall’altro lato Lan­dini, i com­po­nenti di Demo­cra­zia e Lavoro vor­reb­bero «aprire la discus­sione con i lavo­ra­tori, men­tre invece è stata chiusa in fretta».
D&L avrebbe pre­fe­rito raf­for­zare i poteri dei Diret­tivi, riser­vando il 75% dei seggi ai dele­gati e lasciando solo il 25% all’apparato. Anche Lan­dini ha votato no: ha un’idea più rivo­lu­zio­na­ria sui mec­ca­ni­smi di ele­zione della Cgil, e vor­rebbe dare la parola e il voto diret­ta­mente a tutti gli iscritti.

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