giovedì 3 settembre 2015

Così muore un piccolo profugo

da il manifesto

EUROPA

Così muore un piccolo profugo

Affogato con altre sei persone mentre cercava di raggiungere la Grecia dalla Turchia. Morti anche altri tre bambini e una donna
— Carlo Lania

 
Sulla spiaggia turca di Bodrum il corpo di un bambino siriano affogato durante il tentativo di raggiungere Kos in Grecia 
A vederlo non sem­bra avere più di tre, quat­tro anni. E’ steso sulla bat­ti­gia con la testa rivolta verso il mare, i pan­ta­lon­cini blu e la maglietta rossa zuppi d’acqua. Le brac­cia sono distese lungo il cor­pi­cino immo­bile, ai piedi porta ancora le scar­pette con le quali è par­tito. Sem­bra sia solo caduto, o che si sia addor­men­tato lungo la spiag­gia come spesso capita ai bam­bini. Invece è morto. In un’altra imma­gine si vede un poli­ziotto fermo in piedi a un metro da lui che lo osserva, forse para­liz­zato dall’orrore di quello spet­ta­colo fin­ché non trova il corag­gio di pren­dere in brac­cio quel cor­pi­cino e por­tarlo via.
Forse un giorno sapremo chi è quel bam­bino siriano morto ieri su una spiag­gia turca cer­cando anche lui di rag­giun­gere l’Europa. Cono­sce­remo il suo nome e quello del vil­lag­gio dal quale pro­ve­niva, dove sono i suoi geni­tori e se sono soprav­vis­suti al nau­fra­gio in cui ha perso la vita. Per ora sap­piamo solo che non potrebbe esserci imma­gine peg­giore per rap­pre­sen­tare la dispe­ra­zione di quanti da troppo tempo muo­iono cer­cando una nuova vita lon­tano da guerre e mise­ria, così come non pote­rebbe esserci atto d’accusa più forte nei con­fronti di un’Europa tal­mente ipo­crita da pian­gere di fronte a que­sta morte ancora più ingiu­sta per­ché evi­ta­bile — come sem­pre ha fatto davanti alle tra­ge­die dei migranti — per poi tor­nare a costruire muri per impe­dire a bam­bini come que­sto di var­care i pro­pri con­fini. Impos­si­bile non guar­dare quel cor­pi­cino inerme sulla sab­bia. Chiu­dere gli occhi signi­fi­che­rebbe essere com­plici di chi quella morte ha provocato.
Il pic­colo pro­fugo è stato tro­vato ieri su una spiag­gia della peni­sola di Bodrum, in Tur­chia. Da quelle stesse coste era par­tito a bordo di un bar­cone diretto in Gre­cia insieme ad altre 16 per­sone. Come lui altri sei migranti sono affo­gati dopo che l’imbarcazione ha comin­ciato a fare acqua ed è affon­data. Altri tre bam­bini e una donna sono morti in un secondo nau­fra­gio avve­nuto lungo la stessa rotta. Pre­su­mi­bil­mente siriani anche loro.
Quel bam­bino steso sulla spiag­gia è un vit­tima, ma c’è da scom­met­tere che lo sde­gno per la sua morte durerà poco. A Bru­xel­les infatti si litiga ormai da quat­tro mesi sui numeri, su quanti pro­fu­ghi ogni Stato deve acco­gliere. E’ dif­fi­cile attuare anche uno strac­cio di accordo al ribasso che pre­vede la spar­ti­zione tra i 28 di appena 35 mila pro­fu­ghi siriani ed eri­trei sbar­cati in Ita­lia e Gre­cia, più altri 20 mila che si tro­vano nei campi fuori dall’Europa. I mini­stri degli Esteri di Fran­cia, Ger­ma­nia e Ita­lia hanno fir­mato ieri un docu­mento comune da discu­tere al ver­tice che si terrà a Lus­sem­burgo venerdì e sabato pros­simi e in cui si chiede di rive­dere le regole in mate­ria di asilo e «un’equa ripar­ti­zione dei rifu­giati sul ter­ri­to­rio euro­peo». Siamo ancora a que­sto punto, che poi era il punto di par­tenza dell’Agenda sull’Immigrazione pre­sen­tata a mag­gio dal Com­mis­sione euro­pea gui­data da Jean Claude Junc­ker. «Siano decisi ad andare avanti con corag­gio e velo­cità», ha riba­dito ieri una por­ta­voce della com­mis­sione. Biso­gnerà veder se lo per­met­terà l’ostruzionismo di Unghe­ria, Polo­nia, repub­blica Ceca e Slo­vac­chia (che hanno già indetto un con­tro­ver­tice per respin­gere le quote) e della Gran Bre­ta­gna, sem­pre più deter­mi­nati nel loro rifiuto ad acco­gliere i profughi.
L’unica che per ora si muove è la Ger­ma­nia. Dopo aver annun­ciato pochi giorni fa l’intenzione di acco­gliere i pro­fu­ghi siriani (anche se poi è tor­nata indie­tro sulla deci­sione di sospen­dere Dublino), ieri Ber­lino ha annun­ciato di essere pronta a modi­fi­care la pro­pria Costi­tu­zione per ren­derla più fun­zio­nale all’accoglienza dei pro­fu­ghi. In par­ti­co­lare è pre­vi­sta una revi­sione delle norme che oggi con­sen­tono al Bund di finan­ziare i comuni solo attra­verso i Lean­der, ren­dendo diretta l’erogazione dei fondi e velo­ciz­zando così gli inter­venti. Ma anche mag­giori finan­zia­menti per l’accoglienza, la costru­zione di nuovi alloggi e l’accelerazione delle pra­ti­che per il rico­no­sci­mento del diritto di asilo e dei rim­pa­tri per chi vede respinta la sua richie­sta. «Non abbiamo tempo da per­dere. Su que­sta que­stione vanno prese deci­sioni veloci», ha spie­gato il mini­stro degli Interni Tho­mas de Mai­ziere. E’ vero biso­gna fare in fretta, per­ché è assurdo morire per entrare in Europa.

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