venerdì 18 settembre 2015

Grasso non ci sta a finire nel “museo” E avverte: “Sarà caos”

Grasso non ci sta a finire nel “museo” E avverte: “Sarà caos” (PAOLA ZANCA)

Grasso

Il premier insiste con la linea dura. Il presidente pure: “Se continuiamo così, verranno giorni convulsi”.

La smentita alle agenzie è arrivata alle 7 e mezza del mattino. Furibondo, lo descrivono così, il presidente del Consiglio. Non ha gradito che, in un articolo de La Stampa, gli si attribuisse un’idea, piuttosto bizzarra, sul futuro di palazzo Madama: “Abolisco il Senato e ci faccio un museo”. Così ha mandato avanti i suoi portavoce indignati: “Una frase volgare e assurda che Renzi non ha pronunciato, né pensato o riferito”.   La galleria dei busti   e la fiction della Boschi   A dargli fastidio, par di capire, non è tanto la notizia sul progetto di chiudere per sempre i battenti della Camera alta.
Tant’è che non ha smentito né il Corriere della Sera né il Messaggero che, con altre parole, hanno riferito la medesima intenzione finale: far fuori del tutto il Senato, se i suoi oppositori continueranno a voler votare contro la riforma (il dissidente Corradino Mineo lo prende in parola e annuncia un emendamento per chiudere definitivamente palazzo Madama). Quello che lo ha mandato fuori dai gangheri , è l’accenno al “museo”: ora poco importa se sia stata una battuta presa troppo sul serio o che altro. Quello che interessa, qui, è che su quella frase poi smentita sia montato il presidente del Senato Pietro Grasso, ormai palesemente ai ferri corti con palazzo Chigi. Va all’attacco, il presidente, di chi fa “trapelare la prospettiva che si possa addirittura fare a meno delle Istituzioni relegandole in un museo”. Anche a palazzo Madama, per la verità, più che l’accenno alla trasformazione in una sorta di galleria dei busti, digeriscono a fatica tutto il contorno: prima il ministro Maria Elena Boschi che, intervistata dal Corriere, ha infilato una serie di considerazioni non poco velenose sul possibile comportamento di Grasso in materia di ammissibilità degli emendamenti (per poi concludere “questa è la Costituzione, non una fiction”). Poi, all’ora di pranzo, è il premier in persona a dire che se Grasso si comporterà diversamente da Anna Finocchiaro (la presidente Pd della commissione Affari Costituzionali che ha chiuso ad ogni possibilità di modifica) “decideremo di conseguenza”.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 18/09/2015.

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