giovedì 10 settembre 2015

I Casamonica da Re Bruno

da il manifesto
POLITICA

I Casamonica da Re Bruno

Servizio pubblico . Picco di share per Vespa che invita a Porta a Porta i parenti del capoclan defunto, i cui funerali sono diventati l’emblema del degrado romano. Le proteste del sindaco Marino al presidente della commissione di Vigilanza: «Questa volta show senza scusanti». Causi: «Si chieda scusa alla città». Bindi annuncia la convocazione del Cda

 
Un momento della puntata di Porta a Porta dedicata alla famiglia Casamonica


«Lo chia­ma­vamo Papa per­ché era troppo buono, come Papa Fran­ce­sco». Che altro pote­vano dire del loro con­giunto, Vera e Vit­to­rio jr Casa­mo­nica, rispet­ti­va­mente figlia e nipote del defunto Vit­to­rio i cui funerali-show, cele­brati nella capi­tale il 20 ago­sto scorso e diven­tati sui gior­nali di mezzo mondo il sim­bolo della deca­denza romana, hanno costretto un intero Stato a mobi­li­tarsi nel ten­ta­tivo di lavare l’“onta” subita.
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Pec­cato però che l’evento fosse stato tanto annun­ciato quanto tol­le­rato, prima che si levasse la bufera media­tica inter­na­zio­nale. Sta­volta invece la bufera è poli­tica, e si è levata con­tro la rap­pre­sen­ta­zione media­tica della cruda realtà andata in onda mar­tedì sera nel primo salotto Rai, quello di Porta a Porta con­dotto dal pre­si­dente della “terza camera dello Stato”, Bruno Vespa. Un per­fetto trai­ler del romanzo cri­mi­nale moderno, più trash che cult.
Con il bravo avvo­cato Mario Giraldi che offre uno spac­cato roman­tico del defunto Vit­to­rio: «Mai un reato con­no­tato da epi­sodi di vio­lenza», «solo una volta pro­ces­sato per droga ma poi assolto con le scuse della Corte»; «asse­gni a vuoto? Sol­tanto prima del 1992», «un solo epi­so­dio di estor­sione, nel ’92, da allora in poi solo truffe». Certo, «negare che Vit­to­rio sia stato un eva­sore fiscale sarebbe inu­tile e anche illo­gico», con­ti­nua il difen­sore dei Casa­mo­nica per lo spet­ta­colo che fa regi­strare uno share supe­riore a quello della pun­tata pre­ce­dente con ospite Mat­teo Renzi. Vespa è rag­giante men­tre Giraldi descrive «uno dei più grandi com­mer­cianti di auto di grande pre­gio che Roma e non solo abbia mai avuto», che aveva saputo ven­dere «una Fer­rari al mae­stro Tro­va­joli» e altre auto di lusso «a Bobby Solo e a Lit­tle Tony». Insomma, un uomo che «fre­quen­tava la Roma bene». D’altronde, «mica siamo tutti uguali, noi Casa­mo­nica», fa notare il nipote (incen­su­tato, come Vera), fra­tello dell’uomo agli arre­sti domi­ci­liari a cui era stato con­cesso il per­messo per par­te­ci­pare ai fune­rali. Ieri sera, poi, men­tre tutto il mondo della poli­tica si indi­gnava, Vit­to­rio jr aggiunge cor­te­se­mente un sen­tito «gra­zie Bruno, gra­zie Rai».
Dalla giunta di Roma in poi la ribel­lione è una­nime, o quasi. Il vice­sin­daco Marco Causi pre­tende dalla Rai le scuse per la città. La seduta del Senato si apre con lo sbi­got­ti­mento su quello che Grillo chiama un «ser­vi­zio pub­blico para­ma­fioso». La pre­si­dente della Com­mis­sione Anti­ma­fia Rosy Bindi annun­cia di con­vo­care in audi­zione i ver­tici della Rai e dell’ordine dei gior­na­li­sti. Il sin­daco di Roma Igna­zio Marino pro­te­sta for­mal­mente con il pre­si­dente della Com­mis­sione di vigi­lanza, Roberto Fico, per­ché «se l’indecorosa messa in scena a piazza Don Bosco aveva tro­vato i respon­sa­bili dell’ordine pub­blico impre­pa­rati e sor­presi, per un difetto di infor­ma­zione, que­sta volta la “rap­pre­sen­ta­zione” è stata stu­diata a tavo­lino. E dun­que è senza scu­santi». «Ospi­tarli è stato un errore grave», twitta il pre­si­dente del Pd Mat­teo Orfini, men­tre il coor­di­na­tore di Sel, Nicola Fra­to­janni, invoca l’intervento della pre­si­dente Rai, Monica Maggioni.
Si infu­riano anche le vit­time delle cosche e chi, come la gior­na­li­sta di Repub­blica, Fede­rica D’Angeli, è sotto scorta per minacce rice­vute da espo­nenti del clan Casa­mo­nica. Il Con­si­glio dell’Ordine dei gior­na­li­sti del Lazio «comu­nica che i col­le­ghi pro­ta­go­ni­sti della vicenda saranno defe­riti al Con­si­glio ter­ri­to­riale di disci­plina per le valu­ta­zioni del caso», men­tre l’Usigrai sot­to­li­nea: «Qui la que­stione non è cen­su­rare, ma sce­gliere quale Paese rac­con­tare e come». Diversi, i punti di vista dei con­si­glieri Rai: Arturo Dia­co­nale, per esem­pio, riven­dica «l’autonomia deci­sio­nale gior­na­li­stica», l’ex segre­ta­rio della Fnsi, Franco Siddi, dice no alla cen­sura ma invita a riflet­tere sulla rap­pre­sen­ta­zione della realtà, men­tre per Rita Borioni «il ser­vi­zio pub­blico è un’altra cosa». Netto il giu­di­zio di Fabio Ram­pelli, capo­gruppo di FdI-An e com­po­nente della com­mis­sione di Vigi­lanza della Rai: «Ha fatto sem­pli­ce­mente il suo dovere, con la pro­fes­sio­na­lità che con­trad­di­stin­gue lui e i suoi collaboratori».
Bruno Vespa ovvia­mente non si scom­pone: «Lascia­teci fare il nostro mestiere. Quando Biagi ha inter­vi­stato Sin­dona nes­suno ha con­te­stato, c’erano forse le vit­time?», risponde alle pro­te­ste dell’assessore alla Lega­lità di Roma invi­tato ieri sera per una nuova pun­tata di Porta a Porta sul caso. Per Alfonso Sabella, ex pm anti­ma­fia di Palermo, infatti, se la gior­nata del 20 ago­sto ha segnato «un brutto colpo per Roma per­ché il fune­rale è l’epifenomeno di un feno­meno: la mani­fe­sta­zione di un atto di pre­po­tenza, arro­ganza e impu­nità», «spe­gnere i riflet­tori su que­sta pagina nera della sto­ria romana recente forse avrebbe fatto meglio». E poco importa che se i fami­liari incen­su­rati di Vit­to­rio Casa­mo­nica abbiano mostrato un pro­filo dif­fi­cil­mente affa­sci­nante per il grande pub­blico: «Vera Casa­mo­nica è la nuova regina del clan — afferma l’assessore Sabella, tori­nese d’origine — e vedendo la tra­smis­sione non so dire se fosse più burina o coatta. Qui a Roma non ho ancora capito la dif­fe­renza, me la devo far spie­gare». «Il pro­blema — ribatte Vespa — non si risolve spe­gnendo le tele­ca­mere, ma andando a pren­dere i cri­mi­nali per resti­tuire dignità alla città che di certo non l’ha per­duta per una pun­tata di Porta a Porta».

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