martedì 15 settembre 2015

Il caos della «Buona scuola» è iniziato

da il manifesto

PRIMO GIORNO
Il caos della «Buona scuola» è iniziato

 
Flash mob dell'Unione degli studenti (Uds) contro la riforma della scuola di Renzi
Più di sette milioni di studenti tornano sui banchi, il racconto con cifre del mondo creato da Renzi: anomalie, ingiustizie e vicoli ciechi. La lettura consigliata per l'anno che viene: "Introduzione alla vita non fascista" di Michel Foucault
— Roberto Ciccarelli
Sette milioni 861 mila stu­denti sono tor­nati a sedersi tra i ban­chi della scuola sta­tale. Un milione di alunni dell’infanzia, 2 milioni e mezzo quelli della pri­ma­ria, 1 milione 649 mila delle medie e 2 milioni e 628 mila, senza con­tare i 960 mila delle pari­ta­rie, hanno invo­lon­ta­ria­mente tenuto a bat­te­simo la riforma Renzi-Giannini della scuola. La riforma del «pre­side mana­ger», della mobi­lità coatta dei docenti dal sud verso il Nord, del siste­ma­tico uso della pro­pa­ganda che ha spac­ciato per «assun­zioni» quelle che in realtà sono «sta­bi­liz­za­zioni» di docenti che hanno il diritto a lavo­rare nella scuola.
È la riforma che ha pro­vato a spac­ciare la fine della «sup­plen­tite», cioè del pre­ca­riato, occul­tando la situa­zione di almeno 70 mila docenti abi­li­tati che avreb­bero il diritto di essere assunti secondo la sto­rica sen­tenza della corte di Stra­sburgo, quella che ha con­dan­nato l’Italia per­ché ha sfrut­tato i pre­cari che hanno lavo­rato per più di 36 mesi negli ultimi cin­que anni. Solo una parte dei «pre­cari sto­rici» sono stati assunti: 102.734 mila con­tro i 148 mila annun­ciati nel set­tem­bre 2014 da Renzi e Gian­nini: 46 mila in meno. Posti let­te­ral­mente spa­riti. A que­sti 102 mila e rotti, biso­gna sot­trarre 36.627 posti della cosid­detta «fase 0» che coprono il turn over dei pen­sio­na­menti già pre­vi­sto dal governo Letta, utili a smal­tire i vin­ci­tori dei con­corsi del 1990 e del 1999. Ci sono poi le 10.849 cat­te­dre asse­gnate su posti dispo­ni­bili della «fase A» e avan­zanti da quella pre­ce­dente. Nor­male ammi­ni­stra­zione di ini­zio anno sco­la­stico, nulla a che vedere con le assun­zioni strombazzate.
Poi è arri­vata la «fase B», quella che ha costretto in ago­sto oltre 7 mila docenti a emi­grare dal Sud al Nord, pena la per­dita del lavoro. Sono arri­vate 71 mila domande, di que­ste 3 mila non erano valide per­ché pre­sen­tate da docenti in ruolo; 15 mila sono state pre­sen­tate dai docenti della scuola dell’infanzia che tut­ta­via non sono pre­vi­sti per quest’anno nella «Buona scuola» e sono stati esclusi. Sono valide 53 mila domande, infe­riori di molto ai posti a dispo­si­zione. Que­sto ha impo­sto il ricorso alle sup­plenze annuali, pro­prio quelle che Renzi diceva di avere can­cel­lato. Senza dimen­ti­care quelle di isti­tuto dei pros­simi giorni.
La mini­stra dell’Istruzione Gian­nini ha defi­nito «limi­tata e fisio­lo­gica» la mobi­lità a cui il governo ha costretto i docenti che aspet­ta­vano invece il ruolo nella pro­vin­cia della loro gra­dua­to­ria, come pre­vi­sto dalla legge. A parte il fatto che almeno un quarto dei neo-assunti, una per­cen­tuale di tutto rispetto, il rodeo di cifre che ha pri­vi­le­giato i peg­giori luo­ghi comuni padro­nali e raz­zi­sti con­tro gli inse­gnanti del Sud (40/50enni trat­tati come «Choosy», «culi di pie­tra», «meri­dio­nali chia­gni e fotti») si ridurrà a un nor­male avvi­cen­da­mento: i posti asse­gnati dalle fasi zero-A-B cor­ri­spon­dono sostan­zial­mente ai pen­sio­na­menti previsti.
Nella «fase C» che dovrà chiu­dersi entro novem­bre saranno «assunti» altri 55 mila docenti. Da anni impe­gnati nel lavoro a scuola, una parte non irri­le­vante sarà costretta all’emigrazione. Ma il pro­blema che sta pren­dendo forma in que­ste set­ti­mane è anche un altro: è stato cal­co­lato che circa 10 mila pro­fes­sori di mate­rie spe­ci­fi­che (diritto, musica, sto­ria dell’arte ecc) saranno uti­liz­zati imme­dia­ta­mente negli «orga­nici di poten­zia­mento» dai quali i «pre­sidi mana­ger» pesche­ranno i pro­fili più con­ve­nienti al loro «piano di offerta for­ma­tiva» trien­nale. Gli altri saranno assunti e fun­ge­ranno da «tap­pa­bu­chi», col­mando le esi­genze delle scuole inse­rite negli «ambiti ter­ri­to­riali» di giorno in giorno. Una spe­cie di «just-in-time» o «lavoro a chia­mata» spe­ri­men­tata nella scuola ridotta a fab­brica ter­ri­to­riale della for­ma­zione con una mano­do­pera sem­pre a disposizione.
Il governo ha rite­nuto di affi­darsi a un algo­ritmo orwel­liano che dovrebbe accop­piare i can­di­dati ai posti, pri­vi­le­giando le città scelte dai can­di­dati e poi la gra­dua­to­ria nazio­nale. Gli esperti e i sin­da­cati sosten­gono che que­sto sia un «mostro» giu­ri­dico, già spe­ri­men­tato nella scuola e dichia­rato inco­sti­tu­zio­nale che ha som­merso il Miur di ricorsi one­rosi costrin­gen­dolo ad assu­mere retroat­ti­va­mente i docenti. Nel caso della «Buona scuola» il volume dei ricorsi rischia di essere ocea­nico. Ciò che sem­bra man­care è una cul­tura dei diritti del lavoro. È sin­to­ma­tico nel paese del Jobs Act.
Que­sto è il bilan­cio momen­ta­neo del governo Renzi dopo la sen­tenza euro­pea che ha con­dan­nato lo sfrut­ta­mento del «pre­ca­riato di Stato» nella scuola: 75 mila docenti in cat­te­dra — cifra com­pren­siva del turn-over — con­tro una stima di 150 mila pre­cari inse­riti nelle gra­dua­to­rie in esau­ri­mento. Quest’anno 30 mila cat­te­dre non saranno asse­gnate e, sostiene il sot­to­se­gre­ta­rio all’istruzione Faraone, saranno inse­rite nel con­cor­sone che dovrebbe essere ban­dito entro dicem­bre e riser­vato ai docenti abi­li­tati (tema ancora in discus­sione). Da qui nasce la cifra di 160 mila docenti assunti dal governo Renzi, un numero che lascia fuori altre decine di migliaia di pre­cari. Per loro il futuro è incerto.
Que­sta è la scuola del caos sotto i numeri della pro­pa­ganda per­ma­nente con la quale il governo cerca di sten­dere l’opinione pubblica.
Tra le pro­te­ste dell’Unione degli Stu­denti e della Rete degli stu­denti medi, ieri è ini­ziato l’anno che tra­sfor­merà la scuola nel luogo dove i docenti si «valu­te­ranno» per darsi poche decine di euro lordi in più, costretti a rien­trare nel «cer­chio magico» del pre­side. è la scuola che inse­gna a com­pe­tere, a valu­tare e punire, quella che spinge a desi­de­rare il potere che domina e sfrutta. Michel Fou­cault scrisse un mira­bile sag­gio inti­to­lato: «Intro­du­zione a una vita non fasci­sta». Una let­tura sug­ge­stiva per la scuola che verrà.


SCUOLA
Giulio Iraci: «Un fratello down e un padre in ospedale: perché ho rifiutato l'assunzione a scuola»

 
Giulio Iraci, docente di storia e filosofia a Roma
Docente di filosofia, esponente dell'associazione "Gessetti Rotti", Iraci spiega il ricatto delle assunzioni di Renzi. Per 10 anni ha atteso l’assunzione nella sua provincia che gli spetta di diritto, ma lo Stato ha cambiato idea e lo obbliga a lasciare tutto
— Roberto Ciccarelli


SCUOLA
Primo giorno di scuola: Renzi riapre l’ufficio propaganda


Il presidente del Consiglio: "Il tempo è galantuomo e dimostrerà che la Buona Scuola non era il mostro. Il 97% dei docenti ha accettato il ruolo che gli è stato proposto"
— redazione scuola


SCUOLA
Save the Children: dai 6 ai 16 anni è boom della povertà educativa

— Ro. ci.


No buona scuola


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