martedì 22 settembre 2015

IL PD E LA FINTA BUONA POLITICA SULLE TASSE

IL PD E LA FINTA BUONA POLITICA SULLE TASSE (FRANCO MONACO)

Temo che Padoan si sia “renzizzato”. A suo dire, anche la cancellazione della tassa sulla prima casa sarebbe cosa di sinistra. Un esorcismo, del tipo di quelli cui ci ha abituato il premier: il Jobs act sarebbe il provvedimento più di sinistra varato dal governo, l’Italicum la più democratica delle leggi.Bastassero queste acrobazie dialettiche.A detta di tutti gli osservatori,il piano pluriennale di riduzione fiscale è operazione sulla quale Renzi investe politicamente, che definisce identità e missione del Pd e del governo.   DUNQUE merita rifletterci su, sgombrando il campo dai luoghi comuni che fanno torto all’intelligenza.
La pressione fiscale in Italia è indiscutibilmente alta, anche in ragione del peso degli interessi sull’ingente debito pubblico accumulato negli anni della spesa pubblica dissennata. Chi mai potrebbe dirsi contrario alla riduzione delle tasse? Semmai la discussione dovrebbe vertere su come operare tale riduzione, a beneficio di chi? come assicurare la copertura finanziaria, rispettando i vincoli europei? dove operare tagli alla spesa che la rendano sostenibile? È nella risposta puntuale e non generica a queste domande che si qualifica una politica. Anche lungo l’asse destra-sinistra. Di più: proprio il fisco è uno dei terreni privilegiati sui quali stabilire le discriminanti politico-ideologiche. Gli interessi dafavorire o, piuttosto, penalizzare. La politica, anche nel tempo degli stringenti vincoli di bilancio fissati dalla Ue, è per definizione scelta tra soluzioni alternative; e il fisco è strumento principe per corrispondere a due essenziali funzioni degli Stati moderni: fare opera redistributiva o comunque contenere le disuguaglianze e finanziare i servizi essenziali ai cittadini.   Si ricorderà la tanto vituperata battuta di Padoa-Schioppa sulle “tasse bellissime”. Inutilmente , a fronte del profluvio di sciocchezze e di ipocrisia che lo investirono, egli (neppure un uomo di sinistra, semplicemente un liberal-democratico con afflato umanistico e sensibilità sociale) si affannò a chiarirne il senso : non già, ovviamente, che sia bello mettere le tasse e neppure che sia gradevole pagarle, ma che un cittadino consapevole e responsabile, volentieri dovrebbe concorrere a finanziare beni pubblici essenziali alla vita della sua comunità:sanità,scuola, trasporti, sicurezza, giustizia, acqua, rifiuti… È una bestemmia o l’abc della convivenza civile?   Nel clima della dilagante demagogia che, come si è visto, fa breccia anche a sinistra, ci si inibisce persino il compito di difendere un principio scolpito nella Costituzione, quello della progressività,palesemente contraddetto dalla decisione di abolire tout court per tutti la tassa sulla prima casa.
Articolo intero su il Fatto Quotidiano del 22/09/2015.

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