sabato 12 settembre 2015

Il Pd, un partito ormai in mano a tecnici e commissari

da l'Espresso
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Il Pd, un partito ormai in mano a tecnici e commissari

Sala a Milano. Gabrielli a Roma. Nastasi a Napoli. Cantone un po’ dappertutto. Per uscire dal pantano, Matteo Renzi scavalca il Pd e punta sui tecnici. Che rispondono solo a lui

DI MARCO DAMILANO
Il Pd, un partito ormai in mano a tecnici e commissari
E' l’uomo del ritorno alla politica, «è una parola bella, piena di significati, alla faccia dei tecnici che ci hanno dato lezioni ma hanno sbagliato tutti i conti», ha detto di recente al meeting di Comunione e liberazione a Rimini. Ma Matteo Renzi, nel suo doppio incarico di premier e di segretario del Pd, è anche l’uomo che sta commissariando la politica. Con la creazione di una nuova classe dirigente che non passa dal suo partito e neppure dalla prova democratica delle elezioni. L’Italia liberale fu quella dei notabili, quella della Prima Repubblica si fondava sui funzionari di partito, la Seconda Repubblica si è popolata di ex agenti di Publitalia, ex professori universitari, ex governatori di Banca d’Italia, ex magistrati e, naturalmente, imprenditori. Nella Repubblica renziana avanza una nuova figura: il Commissario.

L’ultimo nominato, in ordine di tempo, è il prefetto della Capitale Franco Gabrielli. Non si può utilizzare la figura del commissariamento, formalmente il governo gli ha semplicemente affidato l’incarico di coordinare l’organizzazione del Giubileo in arrivo. Ma l’operazione Gabrielli è di lunga data, risale a sei mesi fa, quando il Consiglio dei ministri lo nominò prefetto di Roma alla vigilia di Pasqua, mentre in Campidoglio e nel palazzo della Regione si aggiornavano con terrore le liste dei possibili nuovi arrestati nella seconda tranche dell’inchiesta Mafia Capitale. Quasi tutti confermati qualche settimana dopo, quando le manette scattarono davvero.

Il prefetto era pronto a entrare in campo ad affiancare il sindaco Ignazio Marino. Tra rassicurazioni («con Marino non ci sarà nessuna diarchia»), battute («con il sindaco in vacanza ho parlato tra un’immersione e l’altra») e minacce:«In casi gravi posso sciogliere il Comune». È già stato ribattezzato l’arcangelo Gabrielli, il protettore della città, e la convivenza con Marino non si annuncia facile. Uno è stato votato dai cittadini e l’altro no. Uno non ha la fiducia del premier e l’altro sì. Uno è stato privato di alcuni poteri, l’altro è rimasto con le sue competenze da prefetto, ma si comporta come se fosse dotato di super-poteri. Gli stessi concessi al commissario di Milano.

Domenica scorsa di fronte al Padiglione Zero c’era un signore in cravatta e maniche di camicia ad accogliere la rockstar Bono degli U2, accompagnato da Renzi. Il commissario dell’Esposizione universale Giuseppe Sala, in mezzo a un bagno di folla. In pochi lo hanno riconosciuto, eppure è stato lui l’uomo-chiave dell’ultimo anno nella città del Duomo. E lo sarà in futuro: nella primavera del 2016 si vota, il sindaco uscente Giuliano Pisapia non intende ricandidarsi, nel Pd è già partita la corsa alle primarie con il deputato Emanuele Fiano e l’assessore Pierfrancesco Majorino. Neppure una parola su di loro in un’ora di comizio del premier-segretario in conclusione della festa nazionale del Pd ai giardini Montanelli. E invece grandi elogi per l’Expo, «una straordinaria opportunità per l’Italia», che valgono più di un identikit per capire chi sia il candidato preferito di Renzi per Palazzo Marino.

Modello Sala: il manager-commissario. E, soprattutto, modello Cantone, il magistrato napoletano che da diciotto mesi presiede l’Autorità anti-corruzione. Nell’ultima settimana ha ordinato la rimozione del manager che guidava l’azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria e ha sospeso per tre mesi dai poteri di nomina il presidente della regione Calabria Mario Oliverio, Pd, eletto meno di un anno fa. Una misura che va ad aggiungersi al commissariamento degli appalti dell’Expo e agli interventi sul Cara di Mineo finito nell’inchiesta Mafia Capitale, l’ente Mose a Venezia, l’alta velocità di Firenze, la Cpl Concordia di Modena...

Renzi annuncia il tour dei cento teatri in cento città, Cantone l’ha virtualmente cominciato da tempo: non c’è inchiesta, scandalo, denuncia su tutto il territorio nazionale in cui non venga invocato il magistrato anti-corruzione come garanzia di legalità, marchio di pulizia doc, ultima istanza per certificare la regolarità o meno di un appalto. Intanto Cantone si muove sempre di più da aspirante politico, per di più da copertina. Ospite d’onore alla festa del Pd di Milano dopo aver partecipato a quella di Roma nei giorni della bufera sul sindaco Marino, attaccato dal blog di Beppe Grillo per il suo ruolo di testimonial del Pd.

In arrivo c’è poi il commissario della Città della Scienza di Bagnoli a Napoli, un affare da 200 milioni di euro. Il decreto di nomina è già pronto da mesi, «lo firmerò venerdì 17 luglio, un abbraccio forte a tutti i superstiziosi», promise Renzi, ma gli è andata male perché a dispetto della data la firma è stata ancora rinviata. Il commissario in pectore, Salvo Nastasi, è stato bloccato. Il suo contratto da direttore generale del ministero della Cultura era in scadenza, l’incarico di commissario a Bagnoli è senza retribuzione, per trovargli uno stipendio è stato nominato vice-segretario generale di Palazzo Chigi, il numero due della macchina amministrativa della presidenza del Consiglio. Il sindaco Luigi De Magistris urla all’espropriazione di un pezzo di città.

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Anche a Napoli, come a Milano, si vota nella primavera 2016. E in assenza di altre candidature forti potrebbe tornare il pressing su Cantone per ripensare i suoi no del passato e candidarsi a governare l’emergenza Napoli.

Gabrielli, Sala, Cantone, Nastasi sono figure lontanissime tra loro, per certi versi opposte. Gabrielli è un prefetto, dopo un’esperienza politica nei giovani della Dc ha fatto tutta la carriera negli apparati di sicurezza dello Stato, dalla polizia all’anti-terrorismo, dal Sisde alla protezione civile. Sala è un manager cresciuto nel settore privato, tra la Pirelli e la Telecom, alla corte di Marco Tronchetti Provera, nominato all’Expo da Letizia Moratti che lo aveva voluto direttore generale del comune di Milano con il centro-destra e confermato da Pisapia, un uomo in grigio senza immagine. Cantone è un magistrato di lunga militanza con spiccata propensione al racconto pubblico di sé. E Nastasi è il più giovane e rampante esponente di una razza antica, il commis d’État che passa da un dicastero all’altro, manovra le burocrazie ministeriali, accumula incarichi e poltrone.

Ma agli occhi di Renzi sono molti di più gli elementi che li accomunano. I commissari sono lo strumento privilegiato di governo, intervengono paracadutati nelle situazioni di crisi, spesso in deroga alle regole, con la possibilità di saltare le normali procedure. Chiamati per forza di cose a prendere decisioni rapide in una situazione di emergenza, come nel caso dei lavori dell’Expo o a Roma, alla vigilia del Giubileo. Spinti dalla macchina della comunicazione renziana a sconfinare dal ruolo tecnico per trasformarsi in propagandisti di se stessi e delle proprie imprese: le continue apparizioni di Sala, le polemiche sugli effettivi visitatori dell’Esposizione, cui si sono aggiunte negli ultimi giorni le conferenze stampa e le comparsate tv di Gabrielli, tipo schivo, poco disposto a concedersi ai riflettori.

Il protagonismo mediatico è l’ultimo passo da compiere prima della metamorfosi definitiva, quando il commissario è chiamato a trasformarsi in politico. Gabrielli giura che non si candiderà sindaco di Roma, ma intanto Renzi parla con lui, mentre i collegamenti con Marino sono interrotti, e la sua immagine come punto di riferimento della città sarà sempre più alimentata. Sala è in scadenza di mandato e tutto fa pensare che un istante dopo sarà candidato a sindaco di Milano del Pd: per Renzi è una carta coperta, ma scontata, per evitare il rischio di primarie inconcludenti. Cantone resterà candidato a tutto, dai ministeri-chiave alle città a rischio, le recenti polemiche con l’Anm, i colleghi magistrati, dimostrano che il cambiamento in politico è avvenuto. Nastasi è di scuola Gianni Letta. Ha pubblicamente giurato di aver intrattenuto con lui solo rapporti istituzionali, infatti l’ha avuto come testimone di nozze: il massimo del giannilettismo. Non appartiene alla specie di quelli che si candidano, ma il suo incarico a Bagnoli farà da contraltare a De Magistris per conto di Renzi.

I Commissari rappresentano quella classe dirigente che il premier-segretario del Pd fatica invece a mettere su nel partito. I più genuini esponenti del nuovo corso: decisionisti, burocrati senza opposizione. Il vero partito di Renzi, in un’Italia egemonizzata dal Commissario Unico venuto da Firenze.

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