sabato 5 settembre 2015

Il poker di Renzi da sindaco: tutti i bilanci “irregolari”

Il poker di Renzi da sindaco: tutti i bilanci “irregolari” (DAVIDE VECCHI)

FIRENZE, IL FEUDO.

Fatti con i piedi La Corte dei conti ha riscontrato “gravi anomalie” e invita il successore, il fido Nardella, a “ripristinare gli equilibri”.

E quattro. Il Comune di Firenze è costretto ancora una volta a ricevere i rilievi della Corte dei conti. Per il quarto anno consecutivo. L’intera gestione firmata Matteo Renzi. Ma questa volta ai giudici contabili non sono bastate le rassicurazioni di Palazzo Vecchio e non è stato sufficiente neanche l’intervento riparatore della giunta di Dario Nardella, che si è visto costretto a rimediare alla pesante eredità ricevuta. Per i giudici contabili rimangono“gravi irregolarità” che generano “oltre all’inosservanza dei principi contabili di attendibilità, veridicità e integrità del bilancio, anche violazioni in merito alla gestione dei flussi di cassa e alla loro verificabilità”.Per questo la Corte,il 31 luglio come già il 22 maggio, ha recapitato a Palazzo Vecchio un’ordinanza con cui invita l’ente “ad adottare entro 60 giorni i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di bilancio”. 
  L’EREDE di Renzi,il fidato Nardella, sapeva che con la poltrona di primo cittadino avrebbe ricevuto in consegna anche qualche guaio. Ma non di tale entità.La percezione reale l’ha avuta lo scorso dicembre quando ha saputo che anche da Roma l’amico Matteo avrebbe regalato altri guai. Con esattezza minori entrate dallo Stato per 22 milioni. Il 27 dicembre 2014, dopo aver faticosamente chiuso la discussione sulla Finanziaria, Nardella ha ammesso: “Sappiamo solo che c’è uno sbilancio di 50 milioni di euro, dobbiamo trovare 50 milioni”. Aggiungendo sconsolato: “Ci stiamo lavorando anche in questi giorni di ferie”. Non è servito. Non secondo i giudici contabili che a fine luglio hanno contestato alcuni punti al sindaco seppure prendendo atto che l’erede ha risolto qualche falla lasciata dal predecessore.   Il primo riguarda “la gestione di cassa nel triennio 2011-2013” che “ha evidenziato l’impiego di fondi aventi specifica destinazione per spese di parte corrente ,non ricostituiti al termine dell’esercizio”. In pratica, come tutti i Comuni, anche quello di Firenze ha delle “riserve” che devono essere usate per specifiche necessità. La legge prevede una sorta di deroga e quindi permette di utilizzarli per altre spese ma a condizione che poi quelle riserve vengano ricostituite. Renzi se n’è dimenticato. La cifra? 45.888.216 euro. Fondi che “potevano essere ricostituiti integralmente con gli incassi avvenuti nei primi mesi del 2014”. Ed elenca: “Somme correnti depositate nei conti correnti 5,5 milioni”, “trasferimenti ministeriali per il funzionamento degli uffici giudiziari per il 2011 e il 2012 per 28,6milioni”e,infine,i“contributi erariali per 5,7 milioni”. Invece, bacchettano i giudici, li avete spesi in altro denotando “una sostanziale difficoltà nella gestione dei flussi di cassa” e mettendo a rischio “l’equilibrio e la stabilità finanziaria dell’ente”.  Altro capitolo dolente: la “presenza consistente di residui attivi vetusti”. Si tratta di crediti che ogni ente spera di recuperare prima o poi: multe, tasse e così via. Crediti che trascorsi alcuni anni devono essere trasformati in inesigibili. I “residui attivi vetusti” di Palazzo Vecchio per la Corte sono troppi e troppi vecchi: risalgono aprima del 2009. Quindi vanno riconteggiati perché“la loro elevata incidenza percentuale comporta un potenziale rischio per la tenuta degli equilibri di bilancio negli esercizi successivi”.   A NARDELLA non è rimasto che correre ai ripari. Ed eseguire: la Giunta l’8 maggio 2015 ha deliberato il “riaccertamento straordinario dei residui”e portato il“fondo crediti di dubbia esigibilità e difficile esazione” a 152 milioni di euro.Il fondo svalutazione crediti nel rendiconto di gestione 2014 era 13,7 milioni.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 05/09/2015.

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