giovedì 17 settembre 2015

Il Senato salva Calderoli: negli insulti a Kyenge non c’è istigazione all’odio razziale

da il manifesto
POLITICA

Il Senato salva Calderoli: negli insulti a Kyenge non c’è istigazione all’odio razziale

Razzismo. L'aula, con un escamotage da azzeccagarbugli, dà l'autorizzazione a procedere ma solo per diffamazione. Per la maggioranza dei senatori, tra cui molti del Pd, evidentemente dare della scimmia a una donna africana è una opinione insindacabile tutelata dalla Costituzione. L'ex ministro: "Farò ricorso alla Corte europea".



Ricor­date? Nel luglio 2013, durante un comi­zio e poi su face­book, quel buon­tem­pone di Roberto Cal­de­roli para­gonò l’ex mini­stro Cécile Kyenge a una scim­mia. “Quando vedo le imma­gini della Kyenge e quelle sem­bianze da orango, resto ancora scon­volto”. Grandi risate dei leghi­sti, anche se la Pro­cura chiese il rin­vio a giu­di­zio imme­diato. Ieri, a due anni dal fatto e con il pro­cesso già comin­ciato, il Senato ha deciso che il reato c’è (la dif­fa­ma­zione) ma non l’aggravante non sus­si­ste (l’istigazione all’odio raz­ziale). E così il “via libera” all’autorizzazione a pro­ce­dere con­tro Roberto Cal­de­roli solo per dif­fa­ma­zione nei con­fronti di Cécile Kyenge di fatto si pro­fila come un sal­va­tag­gio piut­to­sto imba­raz­zante. Soprat­tutto per il Pd. Forse non è una coin­ci­denza se pro­prio ieri il sena­tore della Lega Nord ha annun­ciato il ritiro dei suoi 500mila emen­da­menti alla riforma costi­tu­zio­nale oggi in discussione.
L’assemblea di Palazzo Madama, con vota­zioni per parti sepa­rate prima sul reato e poi sull’aggravante, un fatto mai avve­nuto prima, è riu­scita a dare un colpo al cer­chio e uno riso­lu­tivo alla botte. I “sì” per il via libera all’autorizzazione a pro­ce­dere per dif­fa­ma­zione sono stati 126 (116 “no”, 10 gli aste­nuti), ma per l’istigazione raz­ziale l’aula ha net­ta­mente respinto la richie­sta con 196 “no” (46 i “sì”, 12 gli aste­nuti). Dun­que secondo il Senato la con­dotta di Cal­de­roli è insin­da­ca­bile così come san­cito dall’articolo 68 della Costi­tu­zione secondo cui “i mem­bri del Par­la­mento non pos­sono essere chia­mati a rispon­dere delle opi­nioni espresse”. A que­sto punto, non essen­doci stata una que­rela diretta (è una parte terza e non la Kyenge che lo ha por­tato in tri­bu­nale), l’intero impianto pro­ces­suale non sta più in piedi poi­ché si reg­geva pro­prio sull’aggravante di isti­ga­zione all’odio raz­ziale. Senza biso­gno di una lau­rea in giu­ri­spru­denza, signi­fica che per la mag­gio­ranza dei sena­tori dare della scim­mia a una donna afri­cana è una opi­nione costi­tu­zio­nal­mente tutelata.
L’esito della vota­zione non è pia­ciuto all’europarlamentare del Pd Cécile Kyenge: “La deci­sione del Senato getta un’ombra pesante sulla lotta al raz­zi­smo, pro­prio in un momento durante il quale popu­li­smo e xeno­fo­bia cre­scono per l’emergenza pro­fu­ghi. Ora è una que­stione di prin­ci­pio per­ché il mes­sag­gio che arriva dalle isti­tu­zioni ai nostri ragazzi è deva­stante”. Ricor­rerà alla Corte euro­pea. Come sem­pre accade a cose (male) fatte, nel Pd c’è sem­pre tempo per le cri­ti­che dei “dis­si­denti”. Luigi Man­coni, sena­tore e pre­si­dente della com­mis­sione per la Difesa dei diritti umani, ha votato con­tro l’insindacabilità del Calderoli-pensiero: “Attra­verso la com­pa­ra­zione tra una donna di ori­gine afri­cana e un orango si attua una vera e pro­pria pro­ce­dura di degra­da­zione della per­sona e della sua identità”.
Insomma, trat­tan­dosi di Roberto Cal­de­roli forse non era il caso di sco­mo­dare la Costi­tu­zione o i prin­cipi del 1789. Anche il depu­tato del Pd Kha­lid Chaouki parla di scelta sba­gliata, per­ché quelle offese “sono raz­zi­smo e non sem­plice dif­fa­ma­zione”. La capo­de­le­ga­zione degli euro­de­pu­tati Pd, Patri­zia Toia, è dello stesso avviso: “Il Senato ha scelto di non vedere che quelle parole non sono solo discri­mi­na­to­rie per­ché appar­ten­gono a una men­ta­lità e a una reto­rica raz­zi­sta mai com­ple­ta­mente sra­di­cata che risale al ven­ten­nio fasci­sta, ma sono il coro­na­mento di una ver­go­gnosa cam­pa­gna raz­zi­sta”. Per il M5S, il Pd avrebbe barat­tato il sal­va­tag­gio di Cal­de­roli con il ritiro degli emen­da­menti. A pen­sar male…

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