mercoledì 16 settembre 2015

Intercettazioni, la battaglia va in aula

Intercettazioni, la battaglia va in aula (Liana Milella)

intercettazioniTra le accuse dei 5Stelle e dei magistrati, via alla discussione alla Camera. Depenalizzate le registrazioni abusive l’Ncd si mette di traverso e ottiene una relazione pubblica in Parlamento sui casi di ingiusta detenzione.

ROMA – Stop and go contro magistrati e giornalisti su intercettazioni e riforma dei codici. Le ultime da Montecitorio — dove oggi, per tutta la giornata, sarà in scena il ddl sul processo penale — segnalano due importanti novità. La prima riguarda l’ormai famoso emendamento Pagano, una micro delega di 5 righe per punire da 6 mesi a 4 anni chi fa una registrazione abusiva. Proposto da Ncd per salvare l’ex capogruppo Nunzia De Girolamo, registrata da un funzionario Asl, il testo punisce chi registra e poi usa la registrazione, col rischio di incriminare i giornalisti. A luglio si scatena il putiferio.
Il Pd (Ermini, Verini) corre ai ripari, non ritira il nuovo reato, ma lo ammorbidisce. Punibilità esclusa se registrazioni e riprese sono usate in un processo, per il diritto di difesa o di cronaca. Subissato dalle critiche contemporanee di magistrati (il reato c’è già), di giornalisti e di M5S, adesso il Pd sta seriamente pensando di prevedere soltanto una multa.
Inevitabile, a questo punto, una reazione furibonda di Ncd che, col vive Guardasigilli Enrico Costa, ha sostenuto l’emendamento del collega deputato Alessandro Pagano. Una scelta in linea con il futuro testo sulla diffamazione che, se mai vedrà la luce, elimina definitivamente il carcere nei confronti della stampa.
Ma Ncd non ci sta. E a rabbonire Costa e i suoi non basta l’indiscutibile successo di aver incassato addirittura, sui casi di ingiusta detenzione confermati dalla Cassazione, una relazione annuale ad hoc del ministro della Giustizia che, in Parlamento, porterà i singoli casi assieme a quelli sulla custodia cautelare. Il Presidente dell’Anm Rodolo Maria Sabelli, quando sente la notizia, con Repubblica parla di «un processo pubblico», di cui sono facilmente immaginabili le conseguenze. Costa invece è pienamente soddisfatto. Aveva chiesto che i casi comprovati di ingiusta detenzione fossero segnalati direttamente ai titolari dell’azione disciplinare per “punire” i magistrati che hanno sbagliato. Adesso, dopo una riunione di maggioranza che si è svolta ieri mattina, ottiene molto di più. Il Guardasigilli, titolare dell’azione disciplinare, quando avrà elencato i casi non si potrà esimere dall’azione disciplinare. Ovviamente per un emendamento del genere voterà anche Forza Italia, visto che si tratta di un’iniziativa in piena sintonia con le idee anti giudici dei berlusconiani.
Le toghe non riescono neppure nell’obiettivo di far eliminare la norma che li costringerà, una volta scaduti i termini delleindagini, a presentare le richieste al gip entro 3 mesi, pena l’avocazione del fascicolo.
Articolo intero su La Repubblica del 16/09/2015.

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