lunedì 21 settembre 2015

La bomba che incombe sui mutui degli italiani

La bomba che incombe sui mutui degli italiani (BARBARA CATALDI)

Con la scusa di una direttiva europea, potrebbe tornare la penale per l’estinzione anticipata.

Non bastano gli 800 miliardi di euro regalati, dal 2008 a oggi, dai contribuenti europei alle banche per salvarle dal fallimento. Non bastano gli oltre 600 miliardi di liquidità accumulati grazie a quel dono nei loro depositi e rimessi in circolazione solo in misura minima attraverso prestiti a persone e imprese. Per aiutare la potentissima lobby dei banchieri del Vecchio Continente ci si mette anche la direttiva europea sui mutui Mcd, Mortage credit directive, recepita dall’Italia a luglio con una legge delega che deve diventare operativa entro il 21 marzo 2016.
Peccato che il testo de ldecreto legislativo che le dà forma, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri una decina di giorni fa, non sia stato ancora reso pubblico: leggerlo sarebbe essenziale per conoscere il destino dei consumatori, soprattutto di chi ha bisogno di un prestito per comprare casa.   LA NORMA EUROPEA, che ha l’obiettivo di rendere omogenee le regole in tutto il territorio Ue, in barba alla trasparenza, introduce la possibilità per gli Stati di rendere legale la commercializzazione di mutui abbinati a prodotti finanziari. Ma non solo. Cosa ancor più grave, la direttiva permette di introdurre, o nel caso dell’Italia reintrodurre, penali o indennizzi sull’estinzione anticipata del mutuo e sulla surroga, cioè sulla chiusura del vecchio mutuo con la propria banca e la contemporanea apertura di uno nuovo a condizioni migliori presso un altro istituto.   Dopol’allarme lanciato nei giorni scorsi dalle associazioni dei consumatori, con Adusbef e Federconsumatori in testa che scongiuravano il governo di non fare questo errore, per bocca del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, sono arrivate le rassicurazioni: “Per quanti abbiano in corso mutui e intendano estinguerli, non esiste alcun rischio di dover pagare commissioni o indennizzi di nessun genere”. Speriamo sia davvero così. Se sotto la pressione delle banche italiane, il governo Renzi cambiasse idea in corso d’opera sarebbe un disastro. Anche perché finalmente nella prima parte del 2015 il mercato del credito immobiliare ha cominciato a dare segnali positivi.   PROPRIO SECONDO l’Abi, nei primi 7 mesi dell’anno i nuovi mutui erogati per l’acquisto di abitazioni hanno fatto registrare un picco dell’82,2% rispetto al 2014.Equasi1contratto su 3 riguarda le surroghe. Ma cosa serve sapere prima di accendere un mutuo per l’acquisto della nostra casa? Innanzitutto bisogna scegliere la forma economica con cui si vuole restituire il prestito: il tasso fisso, scelto dalla stragrande maggioranza degli italiani perché resta nel tempo e privo di rischi finanziari, il tasso variabile, con cape misto.Il tasso misto, quandosi vuole prolungare la rateizzazione oltre i 20 anni, può diventare una strada obbligata. Quello con cap, invece, è un mutuo a tasso variabile con tetto massimo, per limitare le brutte sorprese.Anche se in questo periodo è poco conveniente.   IL TASSO FINALE che il debitore paga, infatti, è composto da due voci:lo spread concordato con la banca e l’Euribor. Questo indice,però,è da tempo negativo e destinato a scendere ancora nei prossimi anni, quindi, permette di ritoccare al ribasso lo spread concordato. Le banche sono corse ai ripari e da mesi hanno cominciato a inserire nei contratti a tasso variabile una clausola da evitare accuratamente: quella che non permette di calcolare la rata sottraendo l’Euribor negativo, di solito scritta così “il tasso non può in ogni caso essere inferiore allo spread”. Ricordate, inoltre, che se il vostro mutuo durerà ancora decenni e volete ridurre le incognit e , p o t e t e chiedere che allo spread sia sommato, in alternativa all’indice Euribor (più f l u t t u a n t e perché legato ai prestiti che le banche si fanno tra loro), il tasso Bce che cambia ogni mese e dipende dal costo del denaro stabilito dalla Banca centrale europea (attualmente allo 0,05).
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 21/09/2015.

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