mercoledì 9 settembre 2015

La Chiesa democratica

La Chiesa democratica (CHIARA SARACENO)

sacra rotaLA RIFORMA del processo di annullamento del matrimonio religioso presentata dal Papa ieri rappresenta una forte semplificazione e democratizzazione. L’eliminazione della doppia sentenza conforme riduce i passaggi.

E ACCORCIA notevolmente i tempi. Nella stessa direzione va anche l’estensione della facoltà giudicante a tutti i vescovi diocesani, perché riduce le code, quindi i tempi d’attesa. In più, e forse più importante, rende più facile ai fedeli, specie a quelli in condizione più modesta di accedere al giudizio, senza doversi sottoporre a viaggi costosi e per molti assolutamente impossibili. Si tratta di un allargamento democratico, dell’instaurazione di una giustizia di prossimità, analoga a quella introdotta, per ora solo eccezionalmente in occasione del Giubileo della misericordia, per l’assoluzione dal peccato (per la Chiesa) di aborto, con l’estensione di questa facoltà a tutti i sacerdoti, e non solo ad ecclesiastici specializzati.
Se poi il processo diverrà gratuito per tutti, come chiede il Papa, il processo di democratizzazione sarà più completo, eliminando le distinzioni tra chi può permettersi gli oneri finanziari del processo e chi non può, o deve chiedere il gratuito patrocinio dimostrando di non avere mezzi. Come scrive il Papa nella lettera Motu proprio che presenta la riforma, in una materia che attiene alla salvezza delle anime, la Chiesa deve essere generosa e manifestare l’amore gratuito di Cristo. Un atteggiamento che sembrerebbe ovvio, ma evidentemente non lo è stato per molto tempo.
Come nel caso della democratizzazione dell’accesso al perdono per l’aborto, anche questa riforma lascia intatta la dottrina e il potere ultimo della Chiesa, tramite i suoi rappresentanti, di decidere su ragioni e torti. È sempre la Chiesa a decidere se un matrimonio può cessare, e solo perché «non c’è mai stato veramente», anche se ci sono figli.
Non sono gli interessati a poter dire che il loro matrimonio, contratto in buona coscienza, ha perso nel tempo la sua validità. Va ricordato, per altro, che già da tempo c’era stata sia una accelerazione delle procedure (due anni in media, rispetto agli oltre tre richiesti per ottenere il divorzio civile prima della recente legge sul divorzio breve), sia l’estensione di fatto delle cause di nullità (dipendenza eccessiva dalla madre, propensione congenita a dire bugie, ecc.) e un ricorso abbastanza estensivo alla causa di nullità per mancanza di consapevolezza di che cosa sia il matrimonio religioso e il connesso sacramento. Proprio una maggiore attenzione per questa mancanza al fine di favorire le richieste di annullamento è stata suggerita, nel Sinodo straordinario sulla famiglia dello scorso anno, anche da quei prelati che più si oppongono alla ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati. Per questo complesso di ragioni in molti casi era diventato, in Italia, più veloce ottenere un annullamento di un divorzio, per chi ne aveva i mezzi e le conoscenze adeguate, con non pochi vantaggi, non tanto dal punto di vista della salvezza dell’anima, quanto da quello finanziario. Un annullamento, comportando anche quello degli effetti civili del matrimonio, non comporta, infatti, alcun obbligo finanziario tra gli ex coniugi. Questo duplice vantaggio specificamente italiano rimane anche dopo l’approvazione del divorzio breve e viene, se possibile, rafforzato dalla riforma dell’annullamento.
Articolo intero su La Repubblica del 09/09/2015.

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