giovedì 17 settembre 2015

La riforma si fa di corsa Renzi sgambetta Grasso

La riforma si fa di corsa Renzi sgambetta Grasso (WANDA MARRA)

Il Parlamento

ULTIMO GIRO.

La scelta Niente discussione preliminare, Palazzo Chigi vuole subito la prova di forza e sfida il Parlamento: “I numeri li abbiamo”.

Tra Palazzo Chigi e Senato l’attività è frenetica, la strategia si raffina di ora in ora. Oggi le riforme costituzionali arrivano nell’Aula di Palazzo Madama. Momento topico, atteso da mesi.E dopo un’estate di trattative sotto traccia, l’accordo politico non c’è.   Il colpo di scena arriva nel primo pomeriggio. Il capogruppo leghista, Roberto Calderoli ritira i suoi 500 mila emendamenti in Commissione. Toglie l’alibi al governo che vuole andare immediatamente in Aula, visto che in Commissione Affari costituzionali i numeri non ce li ha. “Tutta politica. Politica la presentazione, politica il ritiro”, dice il presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda.
Poi tira diritto e nella capigruppo chiede comunque di andare in Aula. Il Presidente del Senato,Pietro Grasso non è convinto, ritiene la situazione sia cambiata dopo la mossa del senatore del Carroccio. Viene chiamata la presidente di Commissione, Anna Finocchiaro. Convocazione irrituale.Mentre prende l’ascensore per scendere alla riunione, la Presidente è tesissima. Ma ribadisce che “bisogna passare ai piani alti della politica”.   PRESENTAZIONE degli emendamenti in Aula entro mercoledì 23. Il voto probabilmente dalla settimana dopo. E dunque,gli uomini del premier alternano messaggi rassicuranti e minacce finali. “I numeri in Aula ci sono”, andavano dicendo ieri Renzi e i suoi per tutto il giorno. Ritornello talmente ossessivo da risultare sospetto. Il pallottoliere ufficiale conterebbe tra 155 e 165 voti, e 150 assenze (alcune vere, altre strategiche. E se si sbaglia, magari manca il numero legale). Ma nello stesso tempo il premier è pronto a qualsiasi cosa. Prima di tutto ha convocato per lunedì la direzione del Pd: metterà in campo la disciplina di partito e si farà votare un ordine del giorno, per piegare (definitivamente) la minoranza.   La pressione su Grasso perché dichiari inemendabile l’articolo 2 ormai è stellare. Si fa circolare la voce che sono in gioco le dimissioni della Finocchiaro. Perché l’incidente (o il complotto) in quel caso verrebbe considerato quasi certo. Subordinata quasi non ammessa. “Ne va dell’equilibrio istituzionale, della legislatura, della posizione dell’Italia nella comunità internazionale”. E poi, a questo punto,ragionano,dopoladecisione della Finocchiaro, la forzatura sarebbe la sua.  Calderoli,dalla sua,annuncia 8 milioni di emendamenti. Perché poi non c’è solo l’articolo 2, ma anche il primo, quello sul quale il premier ha concessoaperture.Suivotisegreti, rischio agguati. “Abbiamo gli strumenti parlamentari per fronteggiare questa situazione” assicurano Francesco Verducci, e il sottosegretario alle riforme Luciano Pizzetti. Un riferimento a tutti gli escamotage del Regolamento , dal canguro in poi per aggirare l’ostruzionismo. E alla fine, resta la minaccia finale delle elezioni anticipate.   Il premier entra in gioco in prima persona nella trattativa ieri mattina. Incontra Tosi e con un accordo di massima su una modifica dell’Italicum recupera i 3 voti di Fare. “È un po’come Letta stai sereno-ragiona Gaetano Quagliariello di Ncd – io sulla richiesta di modifica dell’Italicum vado diritto. Voglio una rassicurazione formale, che si riaprirà sul premio alla coalizione e non alla lista”. Per farsi aiutare nella mediazione con i centristi, Renzi vede pure Franceschini.   Grasso, dunque, dirà la sua solo tra una decina di giorni. In mezzo, la trattativa è aperta. “Ci sono in gioco iol quadro politico, gli equilibri della maggioranza, la natura dei partiti”, si sfoga un senatore.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 17/09/2015.

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