giovedì 17 settembre 2015

Legge di stabilità, i deboli restano scoperti, tra vincoli e propaganda

da il manifesto
ECONOMIA
Legge di stabilità, i deboli restano scoperti
Esodati, pensioni, pubblico impiego: tutti capitoli per il momento senza risposta. Il ministro Padoan annuncia una «nuova salvaguardia», ma vanno trovate le risorse. L’Ocse promuove il Jobs Act e rivede al rialzo le stime sul Pil: quest'anno l'Italia crescerà dello 0,7%
— Antonio Sciotto

 
Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan
Tra il mini­stero dell’Economia e Palazzo Chigi si pre­para la legge di Sta­bi­lità che com­por­terà una mano­vra da 27 miliardi, e già il mini­stro Pier Carlo Padoan è costretto a fare un impos­si­bile zig zag tra le richie­ste a cui il governo pre­fe­ri­rebbe non rispon­dere: ma la mani­fe­sta­zione degli eso­dati di due giorni fa, che ha visto i sin­da­cati som­mati alla Lega di Sal­vini, non poteva pas­sare sotto silen­zio. E così ieri Padoan, nel corso di un que­stion time alla Camera, ha dovuto riba­dire che l’esecutivo «rico­no­sce il disa­gio» e che «valuta un nuovo inter­vento». Se man­cano i panini, forse arri­ve­ranno le brio­che, ma fatto sta che per ora le risorse non sono ancora state repe­rite: e invece il taglio dell’Imu e della Tasi per tutti — anche per i ric­chi con case di lusso e castelli — resta una priorità.
I sin­da­cati hanno aggiunto almeno altri due capi­toli urgenti, con richie­sta di rela­tiva rispo­sta, ma per il momento le loro quo­ta­zioni restano molto basse: l’adeguamento degli asse­gni da pen­sione e il rin­novo dei con­tratti del pub­blico impiego, come dispo­sto dalla Corte costi­tu­zio­nale con due dif­fe­renti sen­tenze (solo una, finora, ha avuto par­ziale sod­di­sfa­zione, con il pic­colo rim­borso già ero­gato ai pen­sio­nati lo scorso agosto).
Ma ieri è stata una gior­nata piut­to­sto posi­tiva per il governo, almeno sul fronte eco­no­mico, per­ché la poli­tica di Renzi è stata pre­miata dall’Ocse, che ha rivi­sto al rialzo le pre­vi­sioni del Pil per il 2015, rico­no­scendo un merito alla riforma del lavoro e più in gene­rale al Jobs Act. L’organizzazione pari­gina pre­vede che il Pil ita­liano cre­scerà dello 0,7% nel 2015, e quello dell’area euro dell’1,6%: in entrambi i casi la stima è supe­riore dello 0,1% rispetto alle pre­vi­sioni del mag­gio scorso.
Sono invece rivi­ste al ribasso di 0,2 punti le pre­vi­sioni per la cre­scita del 2016, all’1,3% per l’Italia e all’1,9% per l’eurozona. Per il nostro paese, tra le prin­ci­pali cause del mag­giore otti­mi­smo sul 2015 c’è il miglio­ra­mento del mer­cato del lavoro, con l’aumento della par­te­ci­pa­zione e della crea­zione d’impiego. Que­sto «ha dato un sup­porto ai con­sumi pri­vati, che quest’anno sono cre­sciuti più di quanto si fosse pre­vi­sto», dando un mag­giore con­tri­buto alla cre­scita. Inol­tre, nell’ultimo periodo «sono state fatte riforme impor­tanti, che stanno dando un traino all’economia». L’Italia bene­fi­cia inol­tre dell’impatto posi­tivo della cre­scita nell’area euro. Che però, avverte l’Ocse, ha fatto «meno di quanto si spe­rava viste le spinte favo­re­voli di prezzo del petro­lio più basso, euro più debole e tassi d’interesse a lungo ter­mine più bassi». Inol­tre, a fre­nare la nostra eco­no­mia, come anche quella euro­pea, potreb­bero essere le dif­fi­coltà pre­vi­ste nei pros­simi mesi per i paesi emer­genti, a par­tire dalla Cina.
La revi­sione in posi­tivo della stima sul Pil comun­que è un inco­rag­gia­mento per il pre­mier Renzi, che spera pro­prio nella cre­scita per poter attin­gere alla famosa «fles­si­bi­lità» Ue e avere in gene­rale più mar­gini: spera di otte­nere da Bru­xel­les il via libera per poter uti­liz­zare almeno 7 miliardi in più, gio­strando sul defi­cit (che comun­que vuole man­te­nere sotto il 3%), senza con­tare l’eventuale bene­fi­cio del calo degli inte­ressi sul debito.
«Smen­ti­sco che il governo abbia alcuna inten­zione di fare cre­scere l’indebitamento e farlo veleg­giare verso il 3%», ha spie­gato ieri Padoan. Il disa­vanzo, ha aggiunto, sarà «al 2,6% quest’anno e in discesa» negli anni suc­ces­sivi. Sul nego­ziato con Bru­xel­les per una mag­giore fles­si­bi­lità sui conti, il mini­stro ha riba­dito che «il governo ha già otte­nuto dalla Com­mis­sione Ue la clau­sola per le riforme» e adesso punta a quella per «gli inve­sti­menti». Il tutto, «per costruire una legge di Sta­bi­lità che faci­li­terà un’uscita non ciclica ma strut­tu­rale dalla reces­sione».
«Il governo sta valu­tando la pos­si­bi­lità» di «un nuovo prov­ve­di­mento di sal­va­guar­dia», ha poi detto il mini­stro dell’Economia sul nodo esodati.
Quanto alle indi­scre­zioni su circa 3 miliardi di pos­si­bili risparmi per una sovra­stima di alcune sal­va­guar­die, Padoan ha spie­gato che tali even­tuali risorse «a par­tire dal 2013 non hanno cer­tezza in quanto non è stata con­clusa la pro­ce­dura di cer­ti­fi­ca­zione». Ma, se que­sti risparmi fos­sero accer­tati, ser­vi­rebbe comun­que una «dispo­si­zione nor­ma­tiva» appo­sita per l’utilizzo.
«Non con­fon­diamo le acque — dichiara la Cgil — Le risorse per gli eso­dati e l’opzione donna ci sono. Nella legge di Sta­bi­lità va affron­tato il pro­blema dell’uscita fles­si­bile» in riforma della legge For­nero. La Cisl chiede di «ade­guare le pen­sioni e rin­no­vare i con­tratti pub­blici», e appog­giando «il taglio delle tasse sulla casa, ma non per i più ric­chi», vor­rebbe in più una riforma radi­cale del fisco, «che dia la pos­si­bi­lità di pagare meno tasse, mille euro in meno, a tutti coloro che, pen­sio­nati e lavo­ra­tori, non arri­vano ai 40 mila euro»


COMMENTI
La legge di stabilità tra vincoli e propaganda
— Roberto Romano
Il governo ha inse­diato i gruppi di lavoro per la Legge di Sta­bi­lità 2016. La mano­vra dovrebbe essere di 27–30 mld. Alcuni prov­ve­di­menti sono obbli­gati, altri fanno capo alla poli­tica del governo, ma dipen­derà da fat­tori in qual­che misura etero-diretti. Il più impor­tante è la fles­si­bi­lità (euro­pea) dei conti pub­blici, cioè un allun­ga­mento nel tempo dell’obiettivo di pareg­gio di bilan­cio strut­tu­rale — 10 mld di minori tagli tra il 2015–2016-. Vedremo quanto è fles­si­bile l’Ue. Un altro è legato alle clau­sole di sal­va­guar­dia: 16 mld per il 2016 e 22 mld per il 2017. Rispetto al DEF di aprile, si aggiunge la pro­po­sta di ridurre l’Irpef, l’Ires, l’Irap e la Tasi sulla prima casa. L’aspetto ine­dito e giu­ri­di­ca­mente pro­ble­ma­tico è la for­ma­zione della pro­po­sta. Il DEF di aprile non con­tem­pla la ridu­zione delle tasse; l’aggiornamento di set­tem­bre aggiu­sterà lo sci­vo­lone di Padoan, ma rimane lo strappo politico-giuridico del come si forma la poli­tica finan­zia­ria del governo.
La Legge di Sta­bi­lità si fonda sull’ipotesi di una cre­scita dello 0,9% per il 2015 e dell’1,5% per il 2016. E’ una con­di­zione indi­spen­sa­bile per cen­trare gli obbiet­tivi di bilan­cio –rap­porto deficit/PIL, avanzo primario/PIL, defi­cit strutturale/PIL, debito/PIL-. Alcuni segnali sem­brano posi­tivi –cre­scita dei con­sumi e financo un pos­si­bile aumento di qual­che deci­male del PIL-, ma occorre cau­tela. Non solo l’Italia cre­sce meno della media euro­pea, ma nel frat­tempo ha perso il 20% della pro­pria base pro­dut­tiva. Le espor­ta­zioni gio­cano un ruolo impor­tante, ma il con­tri­buto è mode­sto e, nel frat­tempo, la cre­scita dei paesi BRIC è dimi­nuita velo­ce­mente. Al netto della fles­si­bi­lità euro­pea, i prov­ve­di­menti deli­neati com­pri­mono la cre­scita. I tagli di spesa –4 mld dalla riforma della PA e 6 mld da mini­steri e sanità– ridu­cono la domanda, men­tre i famosi 80 euro, come le risorse finan­zia­rie per i con­tratti a inden­nità cre­scenti –sareb­bero pronti altri 5 mld– non aiu­tano la domanda. Nella migliore delle ipo­tesi la domanda rimane sta­bile. Ma Legge di Sta­bi­lità deve affron­tare pro­blemi che il governo rimuove.
Da una parte abbiamo le sen­tenze della corte sul blocco del con­tratto pub­blico –1,6 mld– e la pere­qua­zione degli asse­gni pre­vi­den­ziali –500 mln-, dall’altra la pro­po­sta di ridurre la pres­sione fiscale per di 30 mld, di cui 3,5 mld per il 2016 –Tasi e IMU-. A que­ste devono aggiun­gersi le spese indif­fe­ri­bili per 3 mld –mis­sioni all’estero ed altro-, e la pro­po­sta del pre­si­dente INPS di intro­durre ele­menti di fles­si­bi­lità nella prev­vi­denza. In altri ter­mini, la Legge di Sta­bi­lità è con­di­zio­nata dalla cre­scita eco­no­mica (incerta), dalle clau­sole di sal­va­guar­dia pari a 16 mld per il 2016 e 22 mld per il 2017, e dalla pro­po­sta di ridurre le tasse per un valore di 30 mld di euro. Gut­geld lavora per tagliare la spesa pub­blica per un valore uguale alle pro­messe: ridu­zione delle public uti­lity (sono 7.726) –ser­vi­rebbe una poli­tica di buon senso-, tagli ai mini­steri e alla sanità, com­pen­sa­zione agli Enti locali per il taglio delle tasse ed altro ancora. Le risorse finan­zia­rie neces­sa­rie sono enormi. Renzi pensa che un aumento del defi­cit tem­po­ra­neo — fles­si­bi­lità euro­pea, sem­pre che sia con­cessa– e la ridu­zione dell’avanzo pri­ma­rio sia pos­si­bile cen­trare gli obbiet­tivi. Nel frat­tempo si lavora per recu­pe­rare 3,5 mld da girare agli Enti Locali per com­pen­sare il taglio delle impo­ste e rimo­du­lare le age­vo­la­zioni fiscali. Negli anni la tax expan­di­ture si è fatta carico di pro­blemi che non poteva e doveva risol­vere. Il caos è enorme.
Si tratta di 282 voci da moni­to­rare per un valore di 162 mld. L’armonizzazione e l’eliminazione delle sovrap­po­si­zioni è indi­spen­sa­bile, ma il pro­getto di ridurre le tasse cam­bia il segno (pro­spet­tiva) del «governo» della spesa pub­blica. C’è un pro­blema di pres­sione fiscale, ma dob­biamo ricor­dare che il peso fiscale è molto alto per chi le tasse le paga, diver­sa­mente da chi le elude o le evade. Sarebbe il caso di intro­durre dei mec­ca­ni­smi di tax com­pliance e redi­stri­buire il carico fiscale, senza com­pro­met­tere i ser­vizi pub­blici, favo­rendo il con­sumo dei red­diti più bassi e, magari, uti­liz­zare le risorse per la ridu­zione delle impo­ste sulla prima casa per il con­tratto pub­blico. Sarebbe una scelta di buon senso e ripri­sti­ne­rebbe la parità giu­ri­dica tra lavoro pub­blico e pri­vato. Spe­riamo almeno che le pro­po­ste sulla lotta all’elusione ed eva­sione fiscale siano con­si­de­rate, ma ho il sospetto che cadranno nel vuoto.

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