giovedì 10 settembre 2015

L’elicottero fiscale di Matteo Renzi

da il manifesto
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L’elicottero fiscale di Matteo Renzi

Una pioggia di denaro. Il segretario del Pd si allontana sia dai governi di centrosinistra che da quelli berlusconiani. Tutto il sostegno va direttamente ai più abbienti, e senza intermediari di sorta

 
Matteo Renzi a Porta a Porta 

Per fer­mare l’evidente emor­ra­gia di voti e di con­sensi, Renzi non ha esi­tato a ricor­rere a un ber­lu­sco­ni­smo assai fru­stro: l’eliminazione di ogni tassa sulla casa. Appena la Ue ha avuto da ridire, Renzi è stato peren­to­rio. “Sulle tasse decide l’Italia non l’Europa”. Solo che allora dovrebbe valere per tutti, com­presa la Grecia!
Della riforma fiscale il Pre­si­dente del Con­si­glio ha par­lato a Cer­nob­bio e a “Porta a Porta”. Segno che non si tratta di una bou­tade estiva.
La Tassa sui ser­vizi indi­vi­si­bili dei Comuni, che porta nelle casse dello Stato 3,5 miliardi di euro, lo 0,21% del Pil, era già stata can­cel­lata per il 31% dei con­tri­buenti appar­te­nenti alle fasce più deboli della popolazione.
Se quindi i famosi 80 euro di ridu­zione di pre­lievo fiscale si rivol­ge­vano ai meno abbienti, qui senza pudore si pre­miano i con­tri­buenti più facoltosi.
Quando tale pro­po­sta era uno dei cavalli di bat­ta­glia di Ber­lu­sconi, il respon­sa­bile eco­no­mico del Pd Tad­dei dichia­rava : “Il Pd non può pas­sare più tempo a par­lare dell’Imu che di Fisco. L’importo medio dell’imposta sulla casa era di 250 euro l’anno, par­liamo di 20 euro al mese, senza dimen­ti­care che le fasce più deboli erano già state esen­tate”. Ma la coe­renza non è il pezzo forte da quelle parti.
L’Ufficio studi della Cgia pun­tua­lizza che la media dei risparmi sarà di 204 euro a fami­glia, ma è la clas­sica media del pollo, dal momento che i più ric­chi arri­ve­ranno a rispar­miarne oltre 2.000. Per­sino l’allineatissimo gover­na­tore della Banca d’Italia, Igna­zio Visco, ha storto il naso udita la dichia­ra­zione ren­ziana. Dal canto suo Pier Carlo Padoan ha dichia­rato che per ridurre le tasse biso­gna prima ridurre la spesa pub­blica, ripro­po­nendo la tor­men­tata que­stione dellaspen­ding review. In realtà avviene il con­tra­rio: si riduce la spesa pub­blica per il sociale per spia­nare la strada alla ridu­zione delle tasse per i ceti più forti. Come si diceva una volta “paghe­rete caro, paghe­rete tutto!”, ma a desti­na­tari rovesciati.
Già alla fine del 2014 Mat­teo Renzi par­lava della “più grande ridu­zione di tasse mai avve­nuta”. L’enfasi si è autoa­li­men­tata e siamo a “una rivo­lu­zione coper­ni­cana”. Ma il dise­gno ren­ziano non va sottovalutato.
Le dif­fe­renze fra il ber­lu­sco­ni­smo e il ren­zi­smo sta­reb­bero sol­tanto nel mag­giore tasso di effi­ca­cia del secondo rispetto al primo? Nell’alta feb­bre del fare dell’assai più gio­vane lea­der? Non si tratta solo di questo.
Non cono­sciamo ancora i docu­menti finan­ziari che il governo dovrà pre­sen­tare a Bru­xel­les, ma le linee con­dut­trici del vaste pro­gramme ren­ziano sì.
Il Governo ha dichia­rato di volere abbat­tere la pres­sione fiscale di 45 miliardi in 3 anni, da qui al 2018. Sono dav­vero in pochi, anche tra i com­men­ta­tori più amici, che ci cre­dono. Anzi vi è chi pensa al fal­li­mento e si limita a valo­riz­zare l’effetto annun­cio. Tra l’altro riu­scire a evi­tare l’aumento dell’Iva nel 2016 e nel 2017– poco popo­lare per­ché pro­vo­che­rebbe un incre­mento gene­ra­liz­zato dei prezzi — ha un suo costo non da poco. Non fosse che per que­sto è assai impro­ba­bile che vada real­mente in porto il dise­gno ren­ziano di abbas­sare la pres­sione fiscale di 3 punti di Pil.
Ma più del fine con­tano il per­corso e la moda­lità. Qui Renzi si mostra diverso da tutti i governi che l’hanno pre­ce­duto. Diverso cer­ta­mente dalla cul­tura della sini­stra che non ha mai con­si­de­rato le tasse un male in sé. Ma que­sto è troppo ovvio per chi la sini­stra l’ha abban­do­nata per­sino nel nome.
Renzi mostra di volere imboc­care una strada dif­fe­rente sia dai pre­ce­denti governi di cen­tro­si­ni­stra che da quelli ber­lu­sco­niani e di cen­tro­de­stra. La diver­sità sta nella suc­ces­sione delle tappe che com­pon­gono il suo ambi­zioso pro­getto, che pos­sono essere rias­sunte in tre step.
Il primo che dovrebbe avve­nire nel 2016, riguarda la già citata abo­li­zione totale per tutti delle tasse sulla prima casa (Imu e Tasi); il secondo passo, desti­nato a muo­versi nel 2017, pre­vede una ridu­zione dell’Ires e dell’Irap; con­clu­de­rebbe il per­corso il terzo step, che ha in serbo un inter­vento sull’Irpef e sulle pensioni.
Si inter­viene prima sulla detas­sa­zione della prima casa di cui, per i motivi già detti, si avvan­tag­giano i più ric­chi; poi sulla ridu­zione di Ires e Irap, due tas­sa­zioni che riguar­dano le imprese e il mondo delle par­tite Iva, quindi a favore dei datori di lavoro, almeno per quanto riguarda la prima delle due tasse, men­tre la seconda inte­ressa un campo social­mente più ibrido ma comun­que al di fuori del lavoro dipen­dente clas­sico; solo alla fine si pensa – se a quel punto sarà “pos­si­bile”, ovvero com­pa­ti­bile con l’austerity — a ridurre l’imposta sulle per­sone fisi­che e sulle pensioni.
Supe­rato il punto di iden­tità con Ber­lu­sconi riguardo alla detas­sa­zione inte­grale della prima casa, emer­gono anche qui dif­fe­renze significative.
Nel “Con­tratto con gli ita­liani” del 2001 le pro­messe di ridu­zione fiscale di Ber­lu­sconi si con­cen­tra­vano sull’Irpef, prima che sull’Ires (allora Irpeg) o sull’Irap. Infatti il capo della destra pro­po­neva una sem­pli­fi­ca­zione a due delle ali­quote (33% e 23%). Al con­tra­rio, Renzi si rivolge prima e diret­ta­mente ai pro­dut­tori che non alle fami­glie. Il popu­li­smo dall’alto del gio­vane lea­der pare essersi fer­mato agli 80 euro in busta paga.
In ogni caso, per ren­dere evi­dente il blocco sociale di rife­ri­mento cui intende rivol­gersi (bypas­sando la rap­pre­sen­tanza con­fin­du­striale come ha fatto con i sin­da­cati dei lavo­ra­tori), egli sce­glie un campo, come quello fiscale, che è di alto valore sim­bo­lico ma allo stesso tempo capace di pro­durre dei cam­bia­menti reali.
Se si mette assieme que­sta pre­sunta ”rivo­lu­zione coper­ni­cana” con il Jobs act, lo “sblocca Ita­lia” e la cosid­detta “buona scuola”, il dise­gno del Nostro diventa sem­pre più pre­ciso e il suo con­no­tato di classe evidente.
Le cro­na­che rac­con­tano che a Cer­nob­bio ci sia andato in eli­cot­tero. Heli­cop­ter money? Sì ma solo per pochi. I soliti.

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