giovedì 17 settembre 2015

L’isola che non c’era

L’isola che non c’era (Massimo Gramellini)

Gli innocenti non sapevano che la cosa era impossibile e per questo la fecero. Le parole di Bertrand Russell sarebbero la didascalia ideale del sogno di Naguib Sawiris, il miliardario egiziano che sta trattando con il governo Tsipras l’acquisto di due isole deserte da destinare ai profughi. Trattandosi di un’idea politicamente scorretta e geniale, è stata accolta con risatine di scherno dai professionisti del Non-si-può e dai burocrati di Bruxelles che considerano l’esodo in corso un mero problema di contabilità. I greci, a corto di denari, hanno invece preso l’offerta molto seriamente. Le due isole prenderebbero il nome da Aylan, il bimbo siriano fotografato senza più vita sulla spiaggia, restando sotto la sovranità di Atene. Sawiris si limiterebbe (si fa per dire) a investirvi cento milioni di dollari per trasformarle nella nuova patria di tante famiglie scampate alla mattanza mediorientale. 
Nei prossimi giorni qualcuno si affannerà a spiegarci le ottime ragioni per cui le Aylan Islands rappresentano l’impresa di un megalomane e un precedente pericoloso che prefigura la nascita di un ghetto in mezzo al mare. Ma adesso lasciateci godere dell’energia che sempre emana dall’essere umano, quando la follia creativa si impossessa di lui e gli ispira idee che nessun consesso di esperti prenderebbe in considerazione. La migrazione è un evento epocale che avrebbe bisogno di risposte politiche e di statisti capaci di darle. In attesa del miracolo le isole di Aylan diventano un messaggio, anzi un massaggio, ai cervelli ingrippati e ai cuori rattrappiti.
Da La Stampa del 17/09/2015.

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