giovedì 10 settembre 2015

Maria Elena, Matteo e Lotti: poker a tre sulla pelle del Senato

Maria Elena, Matteo e Lotti: poker a tre sulla pelle del Senato (WANDA MARRA E CARLO TECCE)

BoschiSCENARI Scontro fratricida nel renzismo.

Il ministro a testa bassa per la sua riforma, le trame di Luca il factotum e le mediazioni del premier.

Tra Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, martedì sera, c’era Luigi Zanda. I due si sono presentati insieme all’assemblea dei senatori dem, ma poi non si sono seduti vicini. In questa contesa con la minoranza procedono nella stessa direzione,ma secondo traiettorie diverse. Il premier non è attento ai dettagli:vuole il bollino sul testo delle riforme costituzionali, e ammette tutti gli “accrocchi” sui contenuti. Durante la trattativa sull’Italicum si era pure lasciato andare a una dichiarazione, piuttosto confusa, in cui l’elettività del Senato non era poi così dirimente.
Per Boschi, invece, è una profanazione   della legge che porta il   suo nome. Perché lei, il   ministro delle Riforme, è   molto più rigida di lui. Si   vede già madrina della  nuova Costituzione e vorrebbe salvare il salvabile, dal punto di vista della coerenza del testo. In questa partita a schemi variabili, si inserisce un altro giocatore. Ovvero Luca Lotti, che funziona perfettamente come uomo delle retrovie, come quello che muove i fili. È lui che ha in mano il pallottoliere, è lui l’artefice degli accordi inconfessabili, è lui quello che si manda avanti per pro  mettere o minacciare.E dunque, più che spingere per un accordo con i ribelli del Pd, Lotti cerca di convincere i senatori renitenti.   IL GIGLIO MAGICO da tempo non è più così compatto, ma ormai i suoi petali sono sempre più sparpagliati. E nella vicenda del Senato, ognuno sigiocaunpezzettodifuturo. In crescita continua e costante c’è la Boschi. Un percorso prima sotto traccia, adesso sempre più visibile. Era lei che parlava con Giuliano Amato durante le trattative per l’elezione del presidente della Repubblica. È stata lei che alla fine ha supportato Matteo nella costruzione della candidatura di Mattarella. È stata lei a mediare con Gianni Letta per la nomina di Monica Maggioni alla presidenza della Rai. È stata lei che ha stretto con Anna Finocchiaro un’alleanza di ferro, che le ha permesso di portare nella sua squadra sulle riforme una parte del Pd. Ancora oggi, accantonato il patto del Nazareno, è sempreleicheparlaconilcapogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama, Paolo Romani.Èsecchionaquantobasta per prepararsi sui contenuti e seduttiva al punto giustopercondurrelanaveinrada . Ha il controllo dei dossier, mentre Matteo è più interessato al buon messaggio mediatico. A tutti gli effetti è la numero 2 di Renzi, ma all’occorrenzasiècomportata anche come numero 1. L’anno scorso, durante la legge di stabilità, parlava in prima persona con il ministro dell’Economia, Padoan: “io”, non più “noi”. Durante la prima fase della riforma della scuola è stata la supplente con pieni poteri della Giannini.Matteoc’hatroppo da fare: gira il mondo, pensa alla comunicazione. Qualcuno che tenga il punto dei provvedimenti ci vuole. Forte del ruolo che le è universalmente riconosciuto, ormai, Maria Elena ha smesso pure i panni della brava ragazza tutta casa e politica. Via il lettino un po’ triste in Versilia con mamma e fratello, ecco il tubino nero delle nottidagiovanesingledisuccesso a Formentera. Dovunquearrivaleic’èlaressa,l’entusiasmo. Fa subito clamore, un po’ com’era il Renzi dei primi tempi.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 10/09/2015.

Nessun commento:

Posta un commento