sabato 5 settembre 2015

Marino l’aveva cacciato Padoan glielo rinomina

Marino l’aveva cacciato Padoan glielo rinomina (GIORGIO MELETTI)

diacetti

MARCIO SU ROMA.

Roberto Diacetti, recordman delle buonuscite, alla presidenza di Eur Spa.

Forse è l’effetto del commissariamento di fatto del comune di Roma. Forse hanno contribuito anche le ferie prolungate del sindaco. Fatto sta che mentre Ignazio Marino limava le sue memorie ai Caraibi il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan gli ha fatto uno scherzo che non l’ha fatto ridere. Ha nominato alla presidenza di Eur Spa Roberto Diacetti, che solo due anni fa Marino aveva cacciato dal vertice dell’Atac, la disastrata azienda tranviaria della Capitale.   Eur spa è un carrozzone pubblico (90 per cento Tesoro, 10 per cento Campidoglio) che da sempre attira appetiti non sempre limpidi. La società è proprietaria del quartiere dell’Eur, è dunque una gigantesca società immobiliare.Si è svenata per costruire la cosiddettaNuvola dell’architetto Massimiliano Fuksas, palazzo dei Congressi di indubbia bellezza e di dubbia utilità. È una celebre incompiuta, mancano 100 milioni per finirla e Eur Spa li deve trovare vendendo (o svendendo) immobili. Gli sciacalli aspettano solo che si apra il banchetto. 
  L’EX SINDACO Gianni Alemanno mise alla guida di Eur Spa l’amico Riccardo Mancini,che poi è stato arrestato due volte, nel 2013 per presunte tangenti legate all’acquisto di autobus per l’Atac, e nel 2014 nell’inchiesta Mafia Capitale. Alemanno, oggi indagato per mafia, volle Roberto Diacetti alla testa dell’Atac nel 2012. Era il sesto amministratore delegato in quattro anni di mandato del sindaco di centro-destra. Diacetti era già dirigente di una società controllata al 100 percento dal Campidoglio, Risorse per Roma, un baraccone che dovrebbe valorizzare e dismettere l’ingente patrimonio immobiliare del Comune. Per passare all’Atac si è messo in aspettativa.   Pochi mesi dopo è diventato sindaco Marino,che nel giro di poche settimane ha deciso di far fuori Diacetti dall’Atac. Il manager benvoluto da Alemanno – e detto “l’indossatore delegato” per l’abbigliamento sempre curato – guadagnava 265 mila euro all’anno e aveva un contratto di tre anni, cosicché per liberare la poltrona ha chiesto oltre 600 mila euro di buonuscita. Il comune è riuscito a chiudere a 315 mila euro tutto compreso. Il fatto incredibile è che la buonuscita non serviva a lenire la riduzione allo stato di disoccupato. Appena incassato, Diacetti ha ripreso servizio a Risorse per Roma, dov’era appunto in aspettativa. Lo stesso datore di lavoro, che con la mano sinistra gli aveva dato 315 mila euro per cacciarlo,il giorno stesso ha ripreso a pagargli con la mano destra lo stipendio di oltre 17 mila euro al mese.   NON È FINITA.Il 21 luglio scorso il consiglio d’ammnistrazione di Risorse per Roma, guidato da Massimo Bartoli fedelissimo di Marino, vara una ristrutturazione che prevede un certo numero di dirigenti in esubero. Tra questi Diacetti. Rapidamente il cda prende atto dell’autorevole parere pro veritate dell’avvocato Pasquale Landi, secondo il quale il contratto di Diacetti è perfettamente legittimo. Assunto a tempo determinato nel 2010, il manager ha ottenuto nel 2012 il passaggio al tempo indeterminato, e una clausola secondo cui in caso di risoluzione del rapporto di lavoro gli spettano 26 mensilità, pari a 692 mila euro.   L’azienda pubblica è riuscita a ottenere uno sconto e a licenziare Diacetti per la seconda volta in due anni versandogli solo 590 mila euro. Tirando le somme, al popolo romano le prestazioni manageriali del Diacetti, protrattesi per cinque anni, sono costate circa 2 milioni e 100 mila euro. Da oggi lo pagherà il Tesoro, cioè gli italiani tutti.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 05/09/2015.

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