venerdì 11 settembre 2015

Ncd, il delitto perfetto di Matteo & Angelino

Ncd, il delitto perfetto di Matteo & Angelino (FABRIZIO D’ESPOSITO)

delusiPOTERE.

Alfano si stringe alla poltrona ed esagera: “Adesso faremo il Ponte sullo Stretto”.

Tra di loro, i cosiddetti ribelli moderati, ultimo ossimoro della battaglia del Senato, lo chiamano “il delitto perfetto”. L’assassino è Matteo Renzi. Il suo complice Angelino Alfano. La vittima, infine, è Ncd, partitino ministeriale nato durante il governo Letta e dichiarato morto elettoralmente da tutti i sondaggi, che non lo danno mai al di sopra del due per cento. “Il delitto perfetto” è quello che in un colpo solo,tra riforma costituzionale e Italicum, ammazza il Senato ed elimina gli alfaniani dalla competizione elettorale, salvo una pattuglia di fortunati nominati che finirà nel Partitone della nazione renziano e che già vede Denis Verdini e i suoi nuovi Responsabili in lista d’attesa.
Il progetto è talmente avanti che ieri Alfano ha azzardato: “L’articolo 18 è merito nostro, adesso voglio il Ponte sullo Stretto, non capisco perché l’alta velocità debba arrivare a Reggio e poi uno si deve buttare a mare”. L’alta velocità, comunque, arriva a Salerno.   Formigonoidi   e clan dei calabresi   Uno dei più lesti a capire il gioco mortale e suicida del ministro dell’Interno è stato Roberto Formigoni, vecchia volpe ciellina. Magari alla fine si convincerà, grazie all’ipotetica conferma di presidente di commissione. Oppure terrà il punto sino in fondo, abbracciando la rivolta del Senato elettivo. In ogni caso attorno a lui si muove la decina di senatori di Ncd che questa riforma Boschi proprio non vuole votarla, tale e quale ai 25 della minoranza dem. E se la somma fa il totale sono almeno 41 i senatori in bilico nella lotteria della nuova Costituzione renziana. Oltre a Formigoni, la pattuglia comprende l’ipergarantista Luigi Compagna, il vecchio socialista Francesco Colucci, Ulisse Di Giacomo (subentrato nella lista Pdl quando il Condannato è stato dichiarato decaduto a Palazzo Madama), il cattolico-ne conservatore Carlo Giovanardi, il noto Antonio Azzollini (che ha già votato contro le riforme), infine quattro calabresi: Nico D’Ascola, Tonino Gentile, Piero Aiello, Giovanni Bilardi. Proprio quest’ultimo è al centro di una nuova rabbiosa offensiva dei ribelli. Per Bi-lardi , infatti, è arrivato l’altra notte il sì della Giunta al suo arresto. Le accuse ad Alfano sono le solite: “Pensa solo a se stesso e noi siamo in balìa delle manette”. La partita Bilardi arricchisce la lunga lista di richieste dei ribelli. E il punto di caduta sulle riforme l’ha indicato il lucano Guido Vicecont e , a l t r o c a n e sciolto che ha capito la strategia alfaniana: “Piuttosto che votarle facciamo saltare il banco e così torniamo alle urne con il Consultellum”. È una delle strade per non far affogare Ncd nella manciata di seggi renziani offerti nel Partito della nazione.   L’altra strada è quella i n d i c a t a d a R e n a t o Schifani, ex amico di Alfano, sicuramente il più scottato e deluso dalla scelta renziana del ministro dell’Interno. In contrapposizione a Vice-conte, Schifani propugna insieme con Maurizio Lupi questa linea: costringere il premier a impegnarsi (un ordine del giorno?) sul premio di coalizione, anziché di lista, nell’Italicum. E per tenere buoni i due, sia Schifani sia Lupi, entrambi filoberlusconiani, pare che Alfano abbia divulgato la seguente palla: “Non vi preoccupate, voi votate le riforme che poi a Natale il governo cadrà sulla legge elettorale e a quel punto noi poniamo come condizione il premio di coalizione”. Credibile? Molto poco.   Alfanoidi   più cinque girl   A fronte dei dieci-quindici seggi promessi da Renzi nel Pdn, di cui si parla nei conciliaboli centristi, la realtà sarebbe più povera. Non più di sette, forse sei. Ecco la lista: Casini e De Poli per l’Udc (che con Ncd forma Area Popolare); Alfano, Lorenzin, Scopelliti, Bianchi e Costa per gli alfanoidi.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 11/09/2015.

Nessun commento:

Posta un commento