sabato 19 settembre 2015

Noi invece abbiamo Alfano

Noi invece abbiamo Alfano

alfanoCi sono da tempo, nei cassetti del Parlamento italiano, tre proposte di legge per consentire ai magistrati l’identificazione dei poliziotti, attraverso brevi codici alfanumerici sui caschi o sulle divise. Una è del Pd (Manconi), una del M5S (Scibona) e una di Sel (De Cristofaro).
Tutte e tre si basano su un principio di civiltà fondamentale e semplicissimo: la responsabilità personale di chi commette reati in divisa e la sua individuabilità da parte dei magistrati.
Il Codice Etico Europeo della Polizia, sottoscritto dal Consiglio d’Europa di cui l’Italia è membro fondatore, agli articoli 14 e 45 raccomanda l’adozione di strumenti identificativi per gli agenti in servizio come condizione essenziale ad assicurarne la responsabilità e prevenirne eventuali abusi.
Non è insomma una richiesta da black bloc né da eversivi, l’identificabilità dei poliziotti; anzi, è garanzia perché il poliziotto che invece si comporta secondo la legge non sia confuso – ad esempio, nelle responsabilità di un pestaggio – con chi invece il pestaggio l’ha compiuto.
Nonostante questo, in Italia la questione è sempre stata nascosta sotto il tappeto, rimandata, ignorata.
Ma siccome c’è il rischio che tra le succitate proposte almeno una (suppongo quella del Pd) prima o dopo venga discussa in Parlamento con qualche imbarazzo per la maggioranza, ecco che il ministro Alfano ha voluto giocare d’anticipo. E nel disegno di legge sulla sicurezza urbana, presentato ieri, siprevede che durante le ope­ra­zioni di piazza i poliziotti debbano esporre un codice che identifica il reparto a cui appartengono.
Bella mossa: così ai più gonzi si può far credere di avere fatto un passo in avanti, in modo non parlarne più per altri trent’anni.
Un passo in avanti in realtà non è, anzi: il codice di appartenenza a un reparto non consente in alcun modo agli inquirenti di identificare chi ha commesso un reato. Quindi la responsabilità personale va a farsi benedire. Al contrario: un poliziotto perbene, solido di nervi e rispettoso della legge rischia di portare con sé un alone di colpa per eventuali violenze commesse da colleghi che appartengono al suo stesso reparto, quindi espongono lo stesso codice.
Insomma, la toppa peggio del buco.
Ora, io capisco che Renzi per governare abbia bisogno dei voti del Nuovo Centro Destra, e che pertanto nella spartizione a quel partito “spetti” il Viminale. Ma davvero in tutto l’Ncd non riescono a trovare un ministro degli interni meno imbarazzante di questo?
Temo che sia una domanda priva di risposta.
Quanto ai codici identificativi, non molto tempo fa, su Micromega, Gabriele Mastroleo e Giuseppe Montalbano hanno fatto una piccola ricerca a livello europeo.
La polizia metropolitana di Londra stabilisce l’obbligo per tutti gli agenti in servizio di esporre il codice identificativo nella spallina dell’uniforme, in modo che sia “visibile in ogni momento”.
In Francia nel dicembre del 2013 è stato introdotto l’obbligo per gli agenti in servizio, sia in uniforme sia in borghese, di esporre un codice identificativo individuale di sette cifre.
A Berlino dal luglio 2011 la polizia ha l’obbligo di esporre un codice di riconoscimento personale di quattro cifre.
Nel gennaio del 2010 il governo greco ha introdotto l’obbligo per tutti gli agenti di rendere visibile nelle proprie spalline un codice di riconoscimento individuale.
In Belgio la discussione è alla rovescia, perché l’attuale legge obbliga addirittura a esporre il nome e cognome, quindi si parla di un codice per proteggere il singolo da eventuali ritorsioni.
Perfino in Turchia – non esattamente la patria dei diritti civili – c’è l’obbligo per i poliziotti di avere dei codici identificativi sui caschi.
Noi invece abbiamo Alfano.
Da gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it

Nessun commento:

Posta un commento