giovedì 17 settembre 2015

Piccoli consigli a un governo ottimista

da l'Espresso http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/09/16/piccoli-consigli-a-un-governo-ottimista/




Piovono Rane di Alessandro Gilioli


Piccoli consigli a un governo ottimista




Non stupisce - anzi è naturale - che la propaganda del governo si aggrappi agli zero virgola (quasi) tutti positivi del mercato del lavoro rilasciati ieri dall'Istat: in particolare, più 0,3 per cento di occupati nel periodo maggio-luglio al netto della stagionalità, per un tasso di occupazione complessivo delle persone tra i 15 e i 64 anni adesso pari al 56,2 per cento.
Che fa sempre schifo, ma è appunto un po' meglio del trimestre precedente.

Dopo l'incredibile figuraccia estiva di Poletti (che in qualsiasi democrazia dotata di opinione pubblica avrebbe costretto il ministro alle dimissioni), questi numeri provengono da fonte meno improvvisata, quindi ci sta che il governo li sbandieri.
Ma, governo a parte, qualsiasi persona dotata di buon senso è contenta se davvero si inverte un po' la tendenza, dopo la catastrofe iniziata nel 2009.
Tuttavia, siccome viviamo nell'era degli storytelling e delle narrazioni, s'impone un minimo di ecologia per ripulire il confronto dalle balle più ricorrenti sulle cause di questi indicatori positivi e quindi - soprattutto - sulle prospettive delle persone nei prossimi anni.
Intanto, il premier e i suoi attribuiscono questi zero virgola al Jobs Act, perché quell'atto ha politicamente connotato il governo più di ogni altro.
È tuttavia abbastanza noto che gli eventuali effetti strutturali del Jobs Act sul mercato del lavoro si vedranno (se si vedranno) solo a regime, cioè fra due o tre anni. Adesso infatti siamo nella fase dell'entusiasmo degli imprenditori per le "mani libere" nel prendere e mandare a casa la gente, quindi è un momento drogato. Inoltre, siamo anche nella fase in cui il Jobs Act incentiva il passaggio al contratto "a tutele crescenti" degli ex Cocopro: ma anche questo (per quanto benvenuto) è un fenomeno transitorio, dato che gli ex Cocopro dopo un po' finiscono. Un'altra cosuccia da non scordare sarebbe poi quella degli incentivi fiscali previsti nell'ultima legge di stabilità: che sono stati un belbooster dei suddetti zero virgola, ma ancora non si sa se verranno confermati per l'anno prossimo, perché costano. A tutto ciò si aggiungono poi concause che sfuggono al nostro controllo politico, come il dimezzamento del prezzo del petrolio e il Quantitative easing della Bce, che hanno dato ossigeno al Pil.
A voler essere un po' stronzi, quindi, verrebbe quasi da stupirsi che tutto questo megamix di petrolio basso, aiutini di Draghi, favori agli imprenditori e incentivi fiscali abbia prodotto finora solo quel topolino dello 0,3. Ma mi rendo conto che questa critica è etichettabile come gufa e rosicona, per usare l'alto lessico del potere attuale, quindi portiamoci a casa lo 0,3 e incrociamo le dita.
Il problema semmai è - appunto - come questo 0,3 venga speso mediaticamente e che effetti rischia di provocare questa grancassa mediatica.
E non sto parlando della propaganda del governo sui propri meriti: che è normale (e sugli incentivi fiscali qualche merito probabilmente ce l'ha davvero).
Sto parlando invece delle aspettative diffuse che questa narrazione crea. E dello iato tra le aspettative propalate e le realtà che ci aspetta.
In altre parole: secondo il Fmi (non propriamente un'istituzione anti sistema) se mai torneremo a livelli di occupazione simili a quelli pre crisi, ciò avverrà non prima di vent'anni. Durante i quali tuttavia la crescita progressiva dell'automazione e dell'intelligenza artificiale inciderà sulle previsioni riducendo (e non aumentando) i posti di lavoro.
Il tutto al netto di eventi al momento imprevedibili, tipo crisi finanziarie asiatiche o eventi bellici che facciano risalire il prezzo del petrolio.
Questa è la realtà: e non è colpa di Renzi, proprio come lo zero virgola in più non è merito del Jobs Act. La realtà è sempre un po' più complicata.
E il pericolo è che, quando andranno a sbattere contro questa complicata realtà, le radiose aspettative di rapida guarigione vendute sul mercato mediatico dal presidente del Consiglio ottengano l'effetto opposto. Cioè delusione e senso di impotenza, quindi rabbia crescente e conflitto sociale polverizzato.
Previsioni da gufo, anche queste? Vedremo. Personalmente, tuttavia, preferirei essere poco gufo e molto pratico: augurandomi che chiunque stia al potere capisca che la narrazione ottimista - per non trasformarsi in autogol -ha bisogno urgente di gigantesche misure concrete contro la povertà e di inclusione sociale.
Lo ha detto anche la Caritas, ieri, in un rapporto che è stato tirato per la giacchetta di qua e di là e che invece è solo un fotografia drammatica della realtà e un appello a intervenire subito. Altro che zero virgola tre.

Nessun commento:

Posta un commento