domenica 13 settembre 2015

Pregasi abolire la realtà

Pregasi abolire la realtà (Marco Travaglio)

Vespa
Chissà se, dopo quel che è accaduto in Germania e dunque in Europa sull’onda dell’emozione per la foto di Aylan Kurdi, il piccolo profugo siriano morto sulla spiaggia di Bodrum, qualcuno oserà ancora dubitare della potenza delle immagini e dunque della televisione (che rimane la loro prima centrale di spaccio). Il dibattito, su un tema definitivamente risolto in qualunque paese normale,infuria soltanto in Italia, che normale non è mai stata.Qui càpita ancora di veder accolte da risolini di compatimento le denunce sui conflitti d’interessi dei partiti padroni della Rai e di B. padrone di Mediaset. Tant’è che la legge che dovrebbe risolverli, promessa mille volte da tutti,non è stata approvata da nessuno. B., politicamente morente, continua a controllare tre reti private e un pezzo di Rai, che per il resto è nelle mani del presidente del Consiglio, il quale vi ha appena piazzato un direttore generale di sua stretta obbedienza e si accinge a fare altrettanto con reti e tg (come se non fossero già passati tutti spontaneamente dalla sua parte) nel disinteresse generale. Come se questa fosse la cosa più normale del mondo.   Da quando la foto di Aylan ha fatto il giro del mondo, i giornali di centrodestra hanno la bava alla bocca, perché la percezione dell’ondata migratoria è cambiata di botto. E li ha costretti a piantarla di gridare all’“invasione” e di invocare soluzioni militari per risolverla armi in pugno.Persino Salvini,che ha tanti difetti ma molto fiuto, è dovuto scendere dalla ruspa e annunciare (solo a parole, ma è già qualcosa) che è pronto a ospitare un rifugiato in casa sua (prima diceva solo “a casa loro”). La comunicazione vince sull’informazione,per altro non pervenuta. Quando il Pd e il sindaco di Roma si sono scagliati contro Porta a Porta per la puntata sui Casamonica, nessuno – a parte Enrico Mentana – ha notato l’anomalia di una politica che, oltre a occupare la Rai come il cortile di casa propria, pretende pure di farne e disfarne i palinsesti. Anche il caso Casamonica rientra a pieno titolo nel conflitto d’interessi irrisolto. Siamo sicuri che le polemiche per il programma di Bruno Vespa riguardassero, com’è sembrato agli occhi più superficiali e disattenti, la qualità del programma per l’immoralità della beatificazione, anzi della folklorizzazione di un clan criminale? No, non è per questo che s’è levato il cancan. Altrimenti Vespa sarebbe stato fermato molto prima, anni fa, quando riservò trattamenti ancor più compiacenti e ammiccanti a personaggi ben più pericolosi e gravidi di responsabilità morali e penali di Vera e Vittorino Casamonica.
La sua ventennale collezione di plastici spazia da Andreotti a Dell’Utri, da Contrada a Previti, da Scattone & Ferraro a madame Franzoni. Il fatto è che ai partiti, tutti,l’esistenza di un comodo salotto che funge da autolavaggio per le sporcizie dei potenti ha sempre fatto comodo. Così come le armi di distrazione di massa che Vespa usava a piene mani per dirottare l’attenzione generale dalle vergogne della classe dirigente ai delittacci della cronaca nera. Se i figli del defunto boss Vittorio Casamonica hanno provocato il cortocircuito non è stato perché Vespa non li ha incalzati con le domande giuste (quando mai l’ha fatto?), e nemmeno perché li ha trattati con i guanti dando loro di gomito e contribuendo alla loro operazione-simpatia, banalizzando la pericolosità delle organizzazioni criminali che si sono mangiate Roma. È stato perché, senza neppure pensarci, Vespa ha riportato in primo piano un nervo scoperto, un tallone d’Achille del Pd e del governo nazionale e romano, compreso il nuovo santino Gabrielli, che non hanno saputo impedire il Funeral Party: una pagina nera che lor signori speravano frettolosamente archiviata con qualche colpetto di maquillage mediatico.Cose che possono capitare anche nel peggiore dei talk show,non per nulla così invisi al premier e a Campo Dall’Orto. Rivedere quelle facce, risentire quelle voci e rituffarsi nel kitsch della malavita romana è stato un utile quanto involontario promemoria per rammentare agl’italiani le complicità di destra e sinistra che hanno consentito alle mafie di prendere il potere.   Tre mesi fa Palazzo Chigi avrebbe fatto i salti di gioia per la puntata di Porta a Porta, perché a giugno Renzi aveva deciso di licenziare Ignaro Marino. Ora, dopo i sondaggi che danno vincenti i 5Stelle, il premier ha cambiato idea e infatti ha interrotto gli attacchi al sindaco: dunque guai a chi lo indebolisce.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 13/13/2015.

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