lunedì 21 settembre 2015

Presadiretta del 20/09/2015 – tutele crescenti – la puntata

Presadiretta del 20/09/2015 – tutele crescenti – la puntata

iacona riccardoLa domanda cui la puntata di Presa diretta ha cercato di rispondere era:Ma il jobs act ha creato veramente nuovi posti di lavoro?
Segnali postivi di crescita – dice il primo ministro nel tele messaggio ai telecittadini del paese: sono i dati dell’Istat sul lavoro (44mila occupati), sono i dati in decimi di percentuale sul pil e sui consumi, sono i cinquantenni che hanno un lavoro ma non per il jobs act, ma per la riforma delle pensioni (Fornero).
I dati dell’Istat indicano una crescita del PIL, dei consumi (0,3%): Renzi nell’intervista al Foglio parla di una svolta.
Siamo fuori dalla recessione – ripete Padoan: grazie alle riforme strutturali, sostegno alle imprese, sostegno alla competitività.
Sono le politiche del governo che sono enfatizzate: tra queste il jobs act, la riforma che ha tolto l’articolo 18, ma i numeri danno ragione al governo.
Ma il segno più è frutto del jobs act o degli sgravi ai nuovi contratti? Poletti, intervista spiega come i nuovi posti siano figli di entrambe le cause. Gli sgravi e la flessibilità nei contratti.
Ma quanto pesa una e quanto l’altra: da una parte c’è un costo per la collettività, dall’altra ci sono minori tutele per chi lavora.
Poletti è chiaro: la riforma è positiva, vogliamo aumentare il numero dei contratti a tempo indeterminato.
Ma la CGIL ha un’altra opinione in merito: il segno più è figlio della decontribuzione. Erano collaborazioni a progetto trasformate in contratti a tempo indeterminato internamente alle aziende.
Senza incentivi non ci sarebbero questi numeri: servivano incentivi sulla nuova occupazione e su periodi lunghi. Si è di fatto solo finanziato il turn over.
Questi sono i termini della discussione della riforma del lavoro.
I segni dell’Istat giustificano l’ottimismo del governo?
L’hashtag della puntata è stato #truffalavoro, per svelare i contratti truffa in Italia: è vero che ora le banche concedono i mutui, per esempio?
Il far west del mercato del lavoro: il primo servizio di Federico Ruffo a Napoli riguarda il mondo delle guardie giurate.
Il ponte”, si chiama l’intermediario per entrare nel mondo delle guardie giurate: a lui bisogna dare un regalo. Lui conosce le società che assumono.
Sono 20000 euro da dare all’azienda, a Napoli funziona così.
Si compra il posto di lavoro, sembra fantascienza.
Si lavora quasi gratis per un anno, e dopo due anni, passati gli sgravi, l’istituto può anche lasciarti a casa.
Il mondo del lavoro e degli annunci è questo: Federico Ruffo ha cercato negli annunci, tutti dicono che c’è la crisi, dunque niente colloqui, ti danno un lavoro ma niente assunzione.
Fuori dalla stazione di Tiburtina a Federico fissano un colloquio per un’azienda di pulizie.
Lì fuori si trovano i ragazzi che vendono porta a porta i contratti di luce e gas.
Niente fisso e niente rimborsi. Solo contratti a chiamata, a cottimo, senza assicurazioni sul lavoro: i ragazzi dicono che questo è l’unico lavoro che si trova in Italia.
Il colloquio per l’impresa di pulizie è una trappola: ti mandano porta a portaa vendere contratti Telecom e Acea.
Altro colloquio a Tor Marancia: l’azienda segue start up di imprese e cercano figure per aiutare clienti. G.D.O. Per esempio.
Il lavoro non è chiaro: è un altro porta a porta, per convincere la gente a cambiare il gestore del gas. Ovvero convincere la gente a cambiare contratto a qualunque costo.
Anche dicendo che si tratta di personale Enel, che devono fare controlli…
Le tutor di Federico si inventano una tassa nella fattura del gas, per intortare le persone contattate.
Una sorta di truffa, lo sanno anche loro.
L’obiettivo è far passare la gente da Acea a Enel energia, cambiando gestore: le tutor sono esperte nel lavorarsi gli anziani, che si fidano delle due ragazze, fanno vedere le fatture.
Molti anziani ci cascano: Enel lo sa, di queste truffe.
La società fa parte del gruppo Juice: nel sotterraneo della sede romana i venditori si allenano ad approciare la gente, le stesse scene mostrate nel film di Virzì “Tutta la vita davanti”.
“Juice on juice” è il grido!
Lavorare anche con la febbre, anche sotto la pioggia, anche carpendo la fiducia della gente.
Il manager dell’azienda si chiama Di Giacomo: Ruffo, una volta svelato il suo lavoro, gli ha chiesto conto di quello che fa.
Io non posso sapere cosa dice il venditore”,si difende il manager.
Tamara Carone ha lavorato nella filiale di Catania: prendeva 900 euro al mese ed era una delle più brave a vendere.
900 euro senza le spese: benzina, pasti, colazione. Al netto erano 500 euro: si viene pagati a contratto, e dunque ci si spingeva a vendere di più.
Non ha mai firmato un contratto, Tamara: solo un foglio word, senza valore legare.
La busta paga era un foglio excel: lo ha scritto nel blog intelligenzasprecata. Qualcuno l’ha minacciata per quello che ha scritto, i nomi delle aziende, le sedi delle società.
Torre del Greco: una società che gestisce call center, gli operatori vendono contratti telefonici.
Si viene assunti per turni misti, lunedì a sabato: 11 ore alla settimana.
Il compenso fisso è però variabile, legato ai contratti venduti: l’azienda fa pure una gara di produttività (sempre il film di Virzì).
Caserta: qui c’è la sede di un’altra società di call center, dove nemmeno si sa quanto si prende.
250 euro, fisso, poi un variabile a contratto: per arrivare al massimo a 800 euro al mese.
La formazione è non pagata: ti viene insegnato cosa dire ai clienti, ovvero convincerli a farsi aiutare per apparire su google.
Qui si trovano ragazzi che prendevano 3 euro lordi per contratti in altri call center, che pure non li hanno pagati.
Si inizia a lavorare senza aver firmato un contratto: nella sala ci sono operatori che chiamano piccole aziende che per conto di Google, cercano di aiutarle a far salire il ranking dei loro siti.
Ma in tempi di crisi è difficile.
Un contratto vale 1000 euro per l’azienda finale, meno per il call center. Ancora meno per chi lavora nel call center. 5 o 8 euro.
Il jobs act cosa dice sui call center? Fa eccezione proprio il settore dei call center: i contratti pre esistenti continueranno a lavorare così. Col far west.
Col fisso che c’è e poi sparisce. Con la parte variabile che è mortificante.
Poletti ha spiegato che se avessero posto paletti, i call center sarebbero scappati all’estero: se c’è un accordo sindacale si può mantenere i contratti di call center.
Che è un contratto a progetto, dunque senza turni né orari: la ma realtà è diversa. Nessuno controlla. Nemmeno il ministro.
Dalla rete arrivano le segnalazioni ai giornalisti in studio di Presadiretta: gli studi tecnici dove i laureati lavorano a partita iva, i dipendenti in cassa integrazione che lavorano in nero, cameriere che lavorano in nero…
I giovani laureati fanno ancora fatica a trovare lavoro, peggio di noi solo la Grecia: solo 1 su due trova subito lavoro.
Il contratto a tutele crescenti.
Entriamo a Melfi: qui sono stati assunti 1200 operai questa estate.
Qui si producono le 500 X della FCA: dopo 2 anni di cassa integrazione l’impianto nel 2014 è tornato ad essere produttivo.
Qui si produce anche la Renegade: sono le auto più vendute in Europa la 500 e la jeep, allora FCA ha assunto 1500 interinali. Assumiamo perché ne abbiamo bisogno, ma Marchionne ha apprezzato anche la possibilità di licenziare.
A maggio Renzi è andato a visitare Melfi: lo spot per il jobs act è stato fatto direttamente nello stabilimento lucano. Gli altri discutono, io sono il governo che fa, che crea le condizioni per il lavoro.
Chi sono i nuovi assunti? Diplomati e laureati alla prima occupazione, che sperano di rimanere in Fiat per anni. Perché qui non c’è niente, non ci sono altri lavori.
Vengono a lavorare qui anche da molto lontano, alzandosi all’alba, dopo due ore di viaggio.
14 ore di vita legati alla fabbrica: un sacrificio che si fa per un futuro.
Anche facendo il terzo turno, quello della notte: così alta la fame di lavoro che anche questo si accetta. Un lavoro.
L’alternativa è l’emigrazione.
Anche se sei laureato con 110 e lode sei ora un operaio.
Un lavoro come quello della Fiat in questa terra dimenticata dagli uomini è una benedizione”, dice uno di loro, laureato con 110 e lode.
Il 27 luglio la Fiat ha assunto 1500 interinali col contratto a tutele crescenti: col nuovo contratto non c’è obbligo di reintegro in caso di licenziamento, la Fiat accede agli sgravi del governo.
Un risparmio di 11 ml di euro, per tre anni: un regalo del governo alla Fiat, dicono i sindacalisti, anche quelli della Uilm, che hanno firmato gli accordi.
La Fiat doveva assumerli quei dipendenti: la loro assunzione era legata alle vendite.
Se poi i modelli non si vendono, questi 1500 neo assunti saranno allora licenziati?
De Palma, coordinatore Fiom, è convinto che la Fiat ha assunto perché doveva farlo, il jobs act è stato un regalo, perché Fiat doveva produrle le auto.
Ora gli assunti possono però essere licenziati.
La fabbrica sforna 1000 auto al giorno, un record internazionale: un record legato alla nuova tecnica di organizzazione del lavoro. È la posizione del lavoro dei lavoratori alla catena di montaggio, che porta ad una maggiore produttività degli operai che però si riposano di meno. Meno della BMW e meno della VW: si lavora 7 giorni su 7 giorno e notte, su 20 turni.
Anche per dieci giorni consecutivi.
Come topolini in un esperimento, dice una operaia, che si firma Ape operaia.
Ora Fiat ha messo un giorno di riposo tra i 6 giorni + 4: si lavora comunque con pochi secondi per operare sui pezzi. Il tempo di saturazione delle linee è vicino al 100%, da tenere per 7,5 ore.
Con tre pause da 10 minuti. Prima erano pause da 20 minuti.
Alla lunga è un ritmo che logora.
Emilio Fidanzio giornalista, segue la Fiat da anni: qui la Fiat si permette di chiedere condizioni agli operai che altrove non chiederebbe, perché non ci sono altre possibilità.
Nel contratto nazionale si lavora su 15 turni, al massimo: tre turni per cinque giorni. Al massimo uno straordinario la mattina.
Fiat ci guadagna dalla nuova organizzazione 10 minuti di pausa, per 7000 persone, per i giorni di lavoro: un bel ritorno dal punto di vista economico.
Un ritorno che non ha corrispondenze nella busta paga, più bassa dei colleghi degli altri stabilimenti.
È una sorta di prezzo da pagare per tenere il lavoro qui, dicono gli altri sindacalisti. Con lo scopo di ottenere poi migliori condizioni.
Come, non si sa. Visto che sono assunti con un contratto che rende più facile il licenziamento.
Ma non tutte le aziende dell’auto si comportano come FCA.
S Agata: la fabbrica Lamborghini (gruppo Audi).
La dimostrazione che in Italia si può produrre auto e rimanere sul mercato è qui: gli operai fanno una pausa a metà turno, lavorano di meno e sono più pagati.
Su 15 turni: sono previste nuove assunzioni che non sono figlie del jobs act, ma perchè l’azienda vuole produrre un nuovo modello.
Qui la Audi ha deciso di assumere non seguendo le scelte del governo e degli sgravi.
Alla Lamborghini l’azienda ha voluto aprire al dialogo con le RSU, per mantenere le tutele sui licenziamenti, per non avere in azienda operai di serie A o B.
Il nuovo contratto integrativo ha aumentato lo stipendio: 88 euro in più al mese senza aumenti di carichi di lavoro.
Qui si punta alla qualità del lavoro.
Nicola Patelli mostra i nuovi accordi sottoscritti in Emilia, dove si cerca di mantenere l’articolo 18, nei nuovi contratti: persino a Bologna, negli appalti pubblici, si è scelto di andare oltre il jobs act.
Il sindaco è del PD, Virgilio Merola.
Niente gare al massimo ribasso, mantenimento delle condizioni di lavoro precedenti al jobs act.
I furbetti del jobs act.
Ci sono tante aziende, come la Inalca (gruppo Cremonini), che ha licenziato per assumere poi le persone col jobs act.
Nel giro di qualche giorno, Inalca ha disdetto il contratto per un consorzio che produceva la carne, con l’obiettivo (è il sospetto dei dipendenti) di riassumerli a tempo indeterminato entro dicembre. Per prendere gli sgravi da 8000 euro.
Il jobs act non lo permetterebbe direttamente, ma se poi il lavoratore lo fai assumere da un’agenzia interinale per 6 mesi, lo puoi riassumere dopo con gli sgravi, diventa come una lavatrice.
Succede anche a Pordenone: prima il licenziamento e poi la promessa di essere riassunti dopo sei mesi. Succede a Parma. Cambi di appalto strumentali che sono stati denunciati all’ispettorato del lavoro.
In questo modo si gonfiano i numeri delle assunzioni e delle stabilizzazioni.
Poletti afferma che la norma è chiara: se aggiri la norma non hai diritto a ricevere gli sgravi, noi il fenomeno lo stiamo osservando. Rischiano il processo, assicura Poletti.
L’altro pericolo del jobs act è quello del licenziamento ingiusto:l’indennizzo dell’azienda è meno dell’incentivo e ci si guadagna pure.
Se si licenzia entro il primo anno non ci rimette (per un lavoratore da 22mila euro): dopo il secondo anno si risparmia anche 12mila euro.
Non sono stati previsti dei deterrenti, sugli aiuti indiscriminati: si doveva premiare chi assume di più, non chi fa turn over.
L’analisi di Marta Fana sui numeri del ministero: i contratti attivati sono 327mila, di questi due terzi sono trasformazioni, 117mila sono vera nuova occupazione.
Sono pochi, per tutti gli sforzi fatti e per le condizioni favorevoli al contorno: molti di questi sono poi over 55 anni in su.
Non stiamo aggredendo il dramma della disoccupazione giovanile: hanno precarizzato il lavoro stabile e non siamo riusciti fino ad oggi a spostare di molto l’occupazione – dice la segretaria Camusso.
È passata anche l’idea che un comportamento ingiusto (i licenziamenti senza causa) sia possibile, lecito.
Abbiamo svoltato, dicono al governo: ma questo è grazie al prezzo del petrolio, al QE di Draghi.
Gli effetti interni continuano a non vedersi.
L’intervista a Poletti- seconda parte.
Il contratto a tutele crescenti deve essere mantenuto strutturalmente: ma nel 2016 andremo a decalare la dose di sgravi.
Dovremo trovare una modalità per cui il contratto a tempo indeterminato costi di meno: sarà più flessibile e costerà di meno.
È stata legalizzata un’ingiustizia, però, l’obiezione rivolta al ministro da Iacona: gil indennizzi in cambio di un licenziamento ingiusto.
Poletti spiega che nel 2014 molti lavoratori precari queste tutele non le aveva.
Chi le aveva prima non sono stati toccati, la riforma riguarda i nuovi assunti, chi è entrato dopo.
Ma a Melfi non è così: Marchionne doveva assumere, perché le linee erano pronte.
Gli sgravi a tutti (quasi 12 miliardi in tre anni): perché non filtrare i soldi solo a quelli che aggiungevano occupazione?
Si è preferito togliere burocrazia e controlli, ha risposto il ministro.
E il -84mila posti nell’occupazione giovanile? È un problema dell’Europa, poi abbiamo anche il problema delle pensioni.
Ma serve una espansione della base produttiva e del rilancio dell’economia.
E allora perché il governo sta facendo la festa? Siamo fuori della crisi?
Poletti tira fuori i numeri della cassa integrazione e dei mutui, dei consumi .. le cose stanno migliorando.
Cosa dicono gli economisti?
Giavazzi è convinto che sia stato il jobs act a far ripartire le cose. Per tre anni il lavoro cresce e poi ci penseremo…
Pietro Garibaldi è il fondatore de Lavoce.info: ottimismo si, ma cauto. L’incertezza è nel 2016, se verranno mantenuti gli sgravi per i neoassunti.
Il governo ha dato priorità a togliere le tasse sulla casa, sarà difficile trovare risorse per mantenere gli sgravi.
Luca Ricolfi è un sociologo, scrive per il sole 24 ore: per lui è la decontribuzione che ha fatto aumentare i numeri dell’occupazione.
C’è il rischio di creare una bolla, se gli imprenditori assumono persone per usufruire del bonus, ma di cui non ne hanno bisogno. E se poi arriva lo sboom, l’anno prossimo?
I numeri degli occupati non sono esplosivi, se si tiene conto dei soldi investiti. Ne è valsa la pena, ma potevamo spendere quei soldi meglio.
Le parole di Stigliz: l’obiettivo è abbattere le diseguaglianze, di reddito e di giustizia.
L’Italia sta facendo tanto per le diseguaglianze, per allargarle: una brutta classifica.
Se i ricchi diventano più ricchi non è vero che diventano più ricchi le fasce più basse: è una vecchia ricetta che non funziona.
Meno opportunità per tutti, poveri sempre più poveri. Questa dovrebbe essere la preoccupazione più grande dei nostri politici.
L’Italia – dice Stiglitz – ha la peggiore mobilità sociale tra i paesi industrializzati. Stati Uniti, UK e poi l’Italia.
Il figlio dell’operaio non può più diventare ingegnere, siamo andati indietro.
La diseguaglianza è una scelta politica, non è frutto del capitalismo: le diseguaglianze fanno accrescere l’economia,fermano la crescita.
E finché rimarremo in cima a questa classifica, non potremmo dire di avere svoltato.
Da unoenessuno.blogspot.it

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