giovedì 10 settembre 2015

Quello su cui non si può discutere

Quello su cui non si può discutere

“se si torna a un sistema di elezione diretta dobbiamo ricominciare da capo, si torna di fatto al bicameralismo perfetto. Sono 37 anni che il Paese aspetta questa riforma. Violante, Chiamparino, Napolitano hanno spiegato perfettamente come il punto non sia l’elezione diretta. La nostra proposta è tale e quale a quella presentata da Violante, dall’Ulivo e anche dagli esperti nominati da Napolitano”.
Violante, entrato in Parlamento col PCI di Berlinguer e diventato col tempo (e dopo le bocciature alla Corte Costituzionale) un saggio della corte.
Chiamparino, ex sindaco, poi banchiere, ora presidente. Domani chissà ..
Napolitano, il presidente dei moniti. E delle leggi ad personam per B. fatte passare. Altre, grazie al cielo furono bloccate anche grazie al doppio voto, Camera e Senato.
Ecco, proprio quello che ora gli apprendisti riformisti della Costituzione vogliono togliere.
Rendere snello l’iter delle leggi.
Come se le leggi sull’omofobia fossero bloccate dal bicameralismo.
Come se le leggi contro la corruzione e l’evasione, sul blocco dellaprescrizione (ora che lo chiede anche la Corte di giustizia europea) fossero bloccate dai senatori.
Quello che mi da più fastidio, di questo chiacchierare, è lo stravolgimento della realtà.
“Sono 37 anni che il paese aspetta questa riforma”: cioè dal rapimento di Moro? Dalla fine delle convergenze parallele? Nel mondo dei sogni, forse.
“La nostra proposta è tale e quale a quella presentata da Violante”: con un’altra legge elettorale che non consegnava quel premio di voto alla maggioranza.
E poi i saggi di Napolitano, quelli di Letta.
Poco importano i dubbi di Ainis (oggi sul corriere), e l’appello di Zagrebelsky sul Fatto Quotidiano.
Il tema su cui si dovrebbe discutere e l’articolo 2 della riforma costituzionale, sulla nomina dei senatori (nei consigli regionali o dai consigli regionali, nel senso che potrebbero anche nominare un esterno).
Non è cosa da poco, ed è anche fastidioso il paragone con la Germania dove ilBundesrat ha tra i membri i presidenti dei Land e i delegati scelti (come si vorrebbe fare anche qui), che però sono strutture dotate di un’autonomia federale. Quella che questo governo sta ora togliendo alle regione.
Dunque la domanda rimane?
Perché come cittadino dovrei accettare una riforma che fa passare più in fretta le leggi dell’esecutivo, con un Senato che funzioni ad oggi poco chiare, con dentro i consiglieri e tanto di immunità?
Non è questione di essere gufi. Ma di essere trasparenti coi cittadini.
L’impressione è che si sta andando verso una direzione dove il voto delle persone conti sempre meno.
Da unoenessuno.blogspot.it

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