domenica 13 settembre 2015

Renzi si dà al tennis per vincere facile

da il manifesto
POLITICA

Renzi si dà al tennis per vincere facile

Governo. Il premier diserta la Fiera del Levante e vola a New York per la finale degli Us Open Pennetta-Vinci. Emiliano ironico: «Bravo, io non potevo partire». Ma la giunta pugliese impugna davanti alla Consulta la Buona scuola. E i sindaci «no Tap» contestano De Vincenti

BARI
Il colpo di scena era atteso. Per non affron­tare una giunta regio­nale tar­gata Pd che ha votato il ricorso alla Con­sulta con­tro la riforma della scuola e mar­tedì uffi­cia­liz­zerà la par­te­ci­pa­zione al fronte refe­ren­da­rio delle 5 regioni meri­dio­nali con­tro le tri­vel­la­zioni in Adria­tico e in Basi­li­cata, ieri Mat­teo Renzi ha diser­tato l’inaugurazione della 79° edi­zione della Fiera del Levante a Bari ed è scap­pato a New York per assi­stere alla finale dello Us Open tra Roberta Vinci e Fla­via Pennetta.
Nello sto­ry­tel­ling del poli­tico vin­cente, la spet­ta­co­lare fuga da un con­flitto che dan­neg­gerà il governo ha il sapore di una «scom­messa win-win». In ogni caso, la finale di ten­nis ha avuto una vin­ci­trice ita­liana. Ha vinto il made in Italy, quindi Renzi che ha iden­ti­fi­cato il pro­prio ruolo in quello del mana­ger o ven­di­tore di «eccel­lenze» ita­liane nel mondo: dalla cre­scita del Pil alle mac­chine agli spor­tivi fino ai pro­dotti caseari, ripete: «Siamo in Cham­pions Lea­gue»; «Lo dico senza pro­blemi e lo dico in base ai numeri: l’Italia ha svol­tato. Punto». E così via eccel­lendo, usando la reto­rica spor­tiva, meta­fora della com­pe­ti­zione sul mer­cato e della meritocrazia.
L’importante è tenersi lon­tano dalla «sfiga»: disoc­cu­pa­zione, povertà, dalle con­te­sta­zioni annun­ciate, dai meri­dio­nali «chia­gni e fotti», dai numeri da bri­vidi scritti nero su bianco dall’anticipazione del rap­porto Svi­mez pub­bli­cato in estate. Per essere sma­glianti nella società dello spet­ta­colo non biso­gna attar­darsi a spie­gare per­ché al Sud il governo taglia 3,5 miliardi di euro di fondi per finan­ziare gli incen­tivi alle imprese per il Jobs Act; impone lo Sblocca Ita­lia basato sul capi­ta­li­smo estrat­tivo, le ener­gie fos­sili, le grandi opere; obbliga 7 mila docenti pre­cari meri­dio­nali a emi­grare nelle regioni del Nord.
Troppi det­ta­gli, troppi con­te­nuti. Renzi ha accen­nato a 15 accordi ter­ri­to­riali con altret­tante isti­tu­zioni locali, basati su un mec­ca­ni­smo pre­miale: «Si elen­cano le cose da fare, come, chi, quando e con quali risorse». Nulla più di que­sto. Il master­plan per il Sud pro­messo ad ago­sto resta un lon­tano annun­cio estivo.
Il nuovo epi­so­dio dell’epopea «Renzi scappa» — una mappa com­pleta si può tro­vare su Giap!, il sito del col­let­tivo degli scrit­tori bolo­gnesi WuMing — è stato accolto con iro­nico fair-play dal gover­na­tore pugliese Michele Emi­liano che si è unito all’elogio dell’italianità vin­cente, decli­nan­dola sul genus loci pugliese: «Sic­come io non potevo andare a New York — ha iro­niz­zato — ho chie­sto a Renzi se mi poteva sosti­tuire per soste­nere le nostre due atlete». L’assenza del pre­mier? «Il governo è imper­so­nale, noi col­la­bo­riamo con il governo, il che non signi­fica cieca obbe­dienza. Renzi è un amico, ha fatto bene ad andare a New York: è una que­stione di Stato». Poi uno slan­cio d’orgoglio, applau­dito dalla pla­tea: «Come la recu­pe­riamo la que­stione meri­dio­nale? Atten­diamo che la pro­messa del governo di esen­tare i cofi­nan­zia­menti dal patto di sta­bi­lità sia imme­dia­ta­mente man­te­nuta. Que­sta cosa la dob­biamo fare!».
Il sot­to­se­gre­ta­rio Clau­dio De Vin­centi ha defi­nito «ridi­cole» le pole­mi­che di Sal­vini, Fitto o della Cgil Puglia sull’assenza di Renzi. Si è detto d’accordo con chi vuole che il Frec­cia­rossa rag­giunga entro il 2018 anche Lecce da Milano e ha difeso il gasdotto Tap: «Un’opera stra­te­gica». A quel punto i sin­daci di Ver­nole o Melen­du­gno si sono alzati e hanno lasciato la sala. «Sono pro­vo­ca­zioni. Vogliamo modelli di svi­luppo alter­na­tivi» gli hanno rispo­sto.
Que­sto è uno dei pro­blemi del Sud che aspet­tano Renzi al ritorno dalle vit­to­rie ten­ni­sti­che altrui. La Puglia si trova inol­tre al cen­tro dell’opposizione delle regioni meri­dio­nali con­tro lo Sblocca Ita­lia. Mar­tedì 15 i capi­gruppo sono stati con­vo­cati dal pre­si­dente del Con­si­glio regio­nale Mario Loizzo (Pd) per deci­dere sull’approvazione della deli­bera sul refe­ren­dum abro­ga­tivo dello Sblocca Ita­lia. Così faranno anche Veneto, Abruzzo, Molise, Mar­che, Sici­lia, Basi­li­cata e Calabria.
La con­ferma che Emi­liano stia pro­ce­dendo in dire­zione con­tra­ria a Palazzo Chigi e al Pd di Renzi è venuta in serata quando la giunta regio­nale riu­nita alla fiera del Levante ha con­fer­mato che impu­gnerà la riforma della scuola davanti alla Corte Costi­tu­zio­nale. Se non è una dichia­ra­zione di guerra, le asso­mi­glia. Fin­ché ci riu­scirà Emi­liano con­ti­nuerà a inter­pre­tare un dop­pio ruolo: un giorno «amico» del pre­si­dente del con­si­glio, un altro «nemico» che insi­dia il ruolo del segre­ta­rio di par­tito, e vice­versa. La sin­tesi popu­li­sta dell’uomo di lotta e di governo.

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