domenica 20 settembre 2015

Renzinformatija

Renzinformatija (Marco Travaglio)

boschi finochiaroAnche ieri, come ogni giorno dacchè la sinistra Pd ha annunciato che non voterà (più) la riforma del Senato se i senatori non saranno eletti dal popolo, i giornaloni davano per cosa fatta o almeno imminente l’“accordo”, il “patto”, l’“intesa”, il “disgelo” fra il premier e la minoranza sulla base di un “lodo” targato Boschi, o Finocchiaro, o Boschi & Finocchiaro.Il miracolo, opera delle due Madonne vergini e martiri, prevedrebbe addirittura “l’elezione diretta” dei senatori (Monica Guerzoni, Corriere della sera), “inserita nel comma 5 dell’articolo 2”del ddl Boschi. Quell’articolo 2 che fino all’altroieri era più sacro e intoccabile del Corpus Domini perché esclude l’elezione diretta dei senatori, e se solo Grasso si azzardava a non escludere di rimetterlo ai voti in terza lettura andava lapidato sulla pubblica piazza. Dunque davvero santissime Maria Elena e Anna hanno avuto il permesso dal divin Matteo di cambiare l’articolo 2, e addirittura nel senso di prevedere “l’elezione diretta” dei senatori?
Per il governo e i suoi turiferari, questo non sarebbe un compromesso con la sinistra Pd: sarebbe una resa senza condizioni, visto che ripetono da sempre che tutto si può cambiare, anche i poteri del nuovo Senato, ma non la sua non-elettività. Infatti sono tutte balle, fatte filtrare da Palazzo Chigi e dintorni sotto forma di veline che poi i “retroscenisti” dei giornaloni s’incaricano di dare in pasto al volgo. È, questa, l’ennesima tappa della disinformatija renziana che ogni giorno inocula nella cosiddetta informazione una dose controllata di veleno per alterare la realtà o modificarne la percezione, a maggior gloria del Capo.   Il sistema, come ha ben spiegato Carlo Tecce sul Fatto dell’11 settembre, funziona così. Renzi e il Giglio Magico fanno trapelare ai cronisti di corte una notizia falsa, ovviamente favorevole al premier o sfavorevole ai suoi avversari, che nessuno può controllare e dunque può anche sembrare vera o verosimile. La stampa al seguito la fa propria e la dirama, senza mai indicare la fonte, se non accennando a imprecisati “ambienti”,“voci”,“indiscrezioni”. I soggetti interessati, vedendosi attribuire comportamenti, dichiarazioni,intenzioni inesistenti, sono costretti a smentire, ma a quel punto la bufala ha sortito il suo effetto, a prova di rettifica. Qualche esempio. L’8 agosto Il Messaggero evoca “strane manovre della minoranza Pd, con pezzi di FI e altre opposizioni”per ribaltare Renzi con un governo Grasso.Grasso smentisce, ma chi se ne accorge?
Il 18 agosto Il Foglio, house organ renziano dei vedovi inconsolabili del Nazareno, annuncia che presto Mattarella convocherà   G r a s s o p e r   dargli indicazioni contro   l’emendabilità dell’articolo 2, già votato in prima   lettura da Senato e Camera.Il Quirinale smentisce: nessun incontro in programma con Grasso. Il 31 agosto Repubblica annuncia: “ G r a s s o s p i a z z a R e n z i sull’articolo 2: ‘Va votato’. E informa il Quirinale”.Grasso nega: deciderà sugli emendamenti all’art. 2 in aula, quando li vedrà. E pure Mattarella: “Il presidente non è mai venuto a conoscenza, né direttamente né indirettamente, di una decisione di Grasso sull’emendabilità dell’art.2”.Il 6 settembre Repubblica “rivela”: “Bersani offre a Renzi una disponibilità vera sul Senato” con “l’apertura a modifiche che non tocchino l’art. 2”, in base al solito “lodo Boschi-Finocchiaro”: cioè si arrende a un Senato non eletto, ma nominato dai Consigli regionali. Bersani cade dalle nuvole: mai parlato con Renzi di aperture alla non elettività, mai visto alcun lodo. Il 17 settembre La Stampa riporta le solite frasi di Renzi in forma di dialoghi con i suoi collaboratori (in realtà è il premier che ogni sera soffia all’orecchio dei direttori e dei cronisti amici ciò che non può dire ufficialmente, pregando di non attribuirglielo tra virgolette,ma in forma di indiscrezioni uscite chissà come,così da poterle sempre smentire alla mala parata): “Se Grasso riapre le votazioni su tutto l’art. 2 abolisco il Senato del tutto e ci faccio un museo”. Grasso, presidente del futuro museo, s’incazza. Renzi nega di aver mai“pronunciato o pensato una frase così volgare e assurda” (che invece gli somiglia moltissimo). Ieri, solito copione: i buoni – cioè Renzi, Boschi, Finocchiaro & C.- offrono continui lodi, mediazioni, dialoghi, trattative, aperture alle opposizioni; ma i cattivi – le opposizioni – ancora cincischiano. Il che dimostra che non sono interessati alla riforma, ma solo a gufare, a logorare il governo, a remare contro l’Italia, insomma a farsi gli affari propri diversamente dal divin Matteo che – solo e unico – pensa al nostro Bene.   Infatti, altra velina, sia Repubblica sia il Corriere spacciano per veri fantomatici “sondaggi riservati”, che possiede solo Renzi e dunque curiosamente anche loro, con percentuali favorevoli alla riforma che neanche Fidel Castro ai tempi d’oro (e pazienza se l’ultimo sondaggio certificato, quello di Pagnoncelli per lo stesso Corriere, dà il 73% degli italiani contrari ai senatori nominati). Tutta questa Renzinformatija per ribaltare la verità, che è esattamente opposta: Renzi e Verdini, unici veri padri della schiforma, non si sono mai mossi di un millimetro dal Senato dei nominati. I “lodi” di cui si ciancia sono sempre la stessa ciofeca: e cioè la proposta, di cui si parla da mesi e che non è stata ancora neppure formalizzata,di affiancare alle liste elettorali per i Consigli regionali altrettanti listini in cui gli elettori indichino quali dei consiglieri, in caso di elezione, potranno sdoppiarsi come senatori a tempo perso. Ma questa non è l’elezione diretta dei senatori, che continuerebbero a essere eletti per fare i consiglieri regionali e poi nominati dalle Regioni come membri di Palazzo Madama part time,senza stipendio e senza poteri, ma beninteso con l’immunità parlamentare.   Può darsi che la sinistra Pd abbia fatto tutto questo casino per accontentarsi di una barzelletta del genere, nel qual caso merita l’estinzione sotto una coltre di risate. Ma noi avevamo capito che chiedesse l’elezione diretta dei senatori, e questa nel presunto “lodo” non c’è. 
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 20/09/2015.

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