mercoledì 23 settembre 2015

Riempiamo con la solidarietà il vuoto dell’Unione che ha in mano l’arma dell’asilo

da il manifesto
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Riempiamo con la solidarietà il vuoto dell’Unione che ha in mano l’arma dell’asilo


Le riu­nioni dei rap­pre­sen­tanti dei governi euro­pei che si ten­gono in que­sti giorni, dopo quella di lunedì scorso, danno l’esatta rap­pre­sen­ta­zione di un’Unione euro­pea poli­ti­ca­mente ine­si­stente, cinica e inca­pace di dare rispo­ste con­crete alla crisi uma­ni­ta­ria che bussa alle nostre porte. Si con­ti­nua a discu­tere solo della redi­stri­bu­zione di pro­fu­ghi già pre­senti nei tre Paesi di primo ingresso (Gre­cia, Ita­lia e Unghe­ria). Non si è nem­meno fatto cenno alle due que­stioni che potreb­bero rap­pre­sen­tare una rispo­sta all’altezza della tra­ge­dia che abbiamo di fronte.
La prin­ci­pale è l’introduzione di una via d’acceso legale in Europa, cioè l’apertura di canali uma­ni­tari, con la con­se­gna di lascia­pas­sare euro­pei nelle regioni di tran­sito. Senza una simile misura con­ti­nue­ranno i nau­fragi, le morti e le vio­lenze alle fron­tiere. Solo così si fer­mano i traf­fi­canti, sot­traen­do­gli il busi­ness su cui lucrano. I dati dell’OIM sugli ingressi in Europa aggior­nati al 22 set­tem­bre dicono che, tra gli oltre 480mila arrivi, quasi il 90% pro­ven­gono da Paesi dove ci sono guerre e per­se­cu­zioni inter­na­zio­nal­mente rico­no­sciute. In par­ti­co­lare, i siriani rap­pre­sen­tano circa la metà di que­sti arrivi. Nes­suno di loro, siriano, eri­treo o afgano che sia avrebbe potuto fug­gire se si fosse rivolto a uno dei governi euro­pei. Oggi l’unica oppor­tu­nità di fuga è pur­troppo offerta dai traf­fi­canti.
La seconda que­stione riguarda l’applicazione della Diret­tiva 55/2001 sui flussi straor­di­nari nell’Ue e sull’attivazione della pro­te­zione tem­po­ra­nea. Che si sia di fronte a una situa­zione straor­di­na­ria è inne­ga­bile e quindi l’attivazione della Diret­tiva è dovuta e urgente. Que­sto con­sen­ti­rebbe di intro­durre una pia­ni­fi­ca­zione con­di­visa, risorse straor­di­na­rie e un titolo di sog­giorno euro­peo. Di fatto per­met­te­rebbe di supe­rare i pro­blemi creati dal rego­la­mento Dublino.
Ma in que­sti ver­tici euro­pei si parla invece dell’apertura degli hot spot, di cui 5 in Ita­lia, che rap­pre­sen­tano la con­tro­par­tita alla rial­lo­ca­zione di 24 mila pro­fu­ghi, già pre­senti nel Paese. Una con­tro­par­tita che si rive­lerà con­tro­pro­du­cente. Il governo greco e quello ita­liano, a cui viene pro­messa la rial­lo­ca­zione di 40mila per­sone in due anni, si dovranno impe­gnare, dopo aver accet­tato una sorta di com­mis­sa­ria­mento euro­peo, a foto­se­gna­lare tutti coloro che arri­vano. Ovvia­mente que­sto por­terà a un aumento delle domande d’asilo.
Inol­tre, la divi­sione tra chi avrebbe diritto a restare e chi no, non può essere fatta al di fuori della legge. Per sta­bi­lire chi ha diritto all’asilo la legge pre­vede che si valu­tino caso per caso le domande e che a farlo siano le Com­mis­sioni com­pe­tenti. Non un fun­zio­na­rio qual­siasi che, in base a non si sa quali cri­teri, decida chi ha diritto a restare e chi va espulso. Del tutto arbi­tra­ria è anche la pre­vi­sione di inviare ai cen­tri d’accoglienza, con­si­de­ran­doli richie­denti asilo, coloro che si fanno foto­se­gna­lare e respin­gere, invian­doli ai CIE e prima ancora negli hub chiusi col­lo­cati al sud, coloro che rifiu­tano l’identificazione. L’arbitrarietà nella pro­ce­dura (non è pre­vi­sta in nes­sun caso la pre­senza della magi­stra­tura), e l’esperienza di que­sti anni, fa pre­sa­gire una vio­la­zione dei diritti delle per­sone in que­sti luo­ghi, non­ché il ricorso alla vio­lenza, nel caso rifiu­tino di farsi iden­ti­fi­care. Gli hot spot vanno quindi sem­pli­ce­mente rifiu­tati. E noi faremo di tutto per impe­dirne l’apertura, ricor­rendo anche alla giu­sti­zia ita­liana ed euro­pea.
Alla pre­oc­cu­pa­zione per gli hot spot, si aggiunge quella per il raf­for­za­mento delle azioni volte a impe­dire gli arrivi e a favo­rire le espul­sioni. Misure sulle quali i governi sem­brano tro­vare l’accordo con grande faci­lità, a dif­fe­renza di quelle che riguar­dano il rispetto dei diritti umani e del diritto d’asilo. Si tratta di azioni che vanno tutte nella stessa dire­zione: ester­na­liz­zare le fron­tiere, sca­ri­care su altri le nostre respon­sa­bi­lità, ren­dere ancora più dif­fi­cile rag­giun­gere l’ Europa, a tutto van­tag­gio dei traf­fi­canti.
Ci augu­riamo che l’opinione pub­blica per­ce­pi­sca la gra­vità di que­ste deci­sioni e si mobi­liti per respin­gerle al mit­tente.
Dopo le marce dello scorso 11 set­tem­bre e le mobi­li­ta­zioni euro­pee del 12 e di que­sti ultimi giorni davanti alle sedi diplo­ma­ti­che unghe­resi, dovremo pen­sare a tor­nare in piazza, magari con un grande appun­ta­mento euro­peo, per fer­mare deci­sioni che pos­sono solo pro­durre altre tra­ge­die.
* vice­pre­si­dente
nazio­nale Arci

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