sabato 12 settembre 2015

Una bufala al giorno toglie il migrante di torno

da http://giustiniani.blogautore.espresso.repubblica.it/

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I nuovi italianidi Corrado Giustiniani

Una bufala al giorno toglie il migrante di torno




Di questo agosto delle migrazioni ricorderemo, oltre al dramma degli sbarchi, due colossali bufale. Una internazionale, finita sui più importanti quotidiani on-line del continente: quella di un padre che a Dubai impedisce ai bagnini di salvare dall’annegamento la figlia ventenne, perché toccandola la disonorerebbero. L’altra italiana, più specificamente calabrese: l’aggressione, totalmente inventata, a un ottantenne di Lamezia da parte di giovani neri, a scopo di rapina. Notizia diffusa e poi smentita da un giornale on-line di Lamezia Terme. Che però, nonostante il passo indietro, ha provocato una furiosa manifestazione contro una casa di accoglienza di minori stranieri.
Curiosamente, entrambe le bufale hanno la stessa data: 11 agosto. Qualche particolare in più, per non relegarle all’oblio. La prima viene diffusa dal sito di news “Emirates 24/7”. La giornalista Muna Ahmed si fa raccontare dal colonnello della polizia di Dubai Ahmed Burquibah il caso di quel “padre asiatico” venuto con moglie e figli a fare un pic-nic sulla spiaggia. Poi i figli fanno il bagno, la ragazza ventenne chiede aiuto urlando ma i bagnini non intervengono, bloccati dal padre. La storia viene pubblicata dal Guardian, il Mail, il Telegraph, e in Italia, fra gli altri, dal Corriere della Sera, la Stampa, Il Giornale, il Messaggero.
Il Guardian, però, indaga meglio e scopre che quell’episodio, se mai si è verificato, risale a vent’anni fa, ovvero al 1996. Dunque, ha molto poco della notizia. Un aneddoto, di cui sfuggono molti particolari: perché i familiari non sono andati loro in soccorso della giovane? Come è possibile vietare l’intervento dei bagnini in secondi così imprevisti e concitati? Perché non c’è traccia di questo negli archivi della polizia di Dubai? Perché i giornali dell’epoca non ne parlarono?
L’episodio italiano, invece, nasce da un articolo de Il Lametino.it. che, raccogliendo alcune voci, riporta la notizia di un anziano picchiato, derubato e addirittura violentato da alcuni immigrati dalla pelle scura. I parenti lo portano all’ospedale, ma la polizia di Lamezia diffonde la smentita: dalle visite mediche non è risultato alcun segno di violenza. L’ottantenne si è inventato tutto, magari per aver perso i soldi che forse aveva in tasca. Il Lametino.it diffonde la smentita, ma ormai la voce corre di bocca in bocca e si diffonde sui social.
Casa Pound e il movimento “Noi con Salvini”, che esprimono entrambi dei consiglieri comunali nell’amministrazione di centro-destra alla guida di Lamezia Terme, organizzano una spedizione verso la casa “Pensieri e parole”, un immobile di quattro piani sequestrato al clan Torcascio e occupato oggi dalle attività benefiche di don Giacomo Panizza, il prete bresciano che dal 1976 si è trasferito in Calabria. C’è uno sportello per i disabili e anche uno spazio per i minori stranieri: si chiama “Luna Rossa” ed è occupato da 16 giovani. Sono una settantina gli esagitati, a cui si uniscono gli ultras della squadra di calcio Vigor Lamezia. Alcuni esibiscono un cartello su cui è scritto: “Il vostro posto è nella savana”. Uno di loro prende una banana e la sbatte per terra. I ragazzi si affacciano sbalorditi, la polizia dice loro di tornare dentro, perché “c’è il rischio di una carneficina”. Polizia che impiega molto tempo a sgombrare la manifestazione, iniziata alle 16.30 e conclusa cinque ore dopo.
L’episodio, diffuso subito dall’agenzia di stampa “Redattore sociale”, è stato portato nei giorni scorsi a conoscenza del grande pubblico da un servizio del Tg2. Don Giacomo Panizza ancora non si capacita di quello che è successo: “Ho visto il sonno della ragione, il sonno dei diritti e della giustizia. C’erano due consiglieri comunali a quella manifestazione. Siamo in democrazia, o ai tempi del duce?” Poi rivela che in quel palazzo confiscato alla ‘ndrangheta, all’inizio, non voleva andare nessuno. “Doveva essere la nuova sede dei vigili urbani, che hanno manifestato per non andarci. Poi è stato offerto ai senza tetto, che hanno rifiutato la nuova dimora. Finalmente il commissario prefettizio l’ha dato a noi, che avevamo fatto domanda, e così lo abitiamo da 15 anni”. Da queste parti non fa scandalo la mafia, quanto invece gli immigrati. Ma questa è un’altra storia.

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