lunedì 7 settembre 2015

Una proposta di soluzione della crisi dell’euro

da MicroMega
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Una proposta di soluzione della crisi dell’euro


di Riccardo Achilli e Lanfranco Turci


Nel dibattito sull’euro che si è aperto finalmente nella sinistra italiana vorremmo provare a mettere in fila un ragionamento logico e un percorso realistico che la sinistra dovrebbe presentare in una piattaforma possibilmente unitaria. A differenza di tanti pericolosi populismi, una sinistra che vuole avere responsabilità di governo, è consapevole che solo un balzo verso una unione politica federale e democratica può consentire di avere gli strumenti politici per accentrare i debiti pubblici nazionali in un debito pubblico europeo riavviando politiche fiscali espansive, eliminando gli squilibri dei saldi nazionali di bilancia dei pagamenti, dotandosi di una politica fiscale e dei redditi comune, in grado di ridurre i differenziali nei costi dei fattori, nonché attuando pienamente quella Transfer Union necessaria per omogeneizzare le condizioni economiche, occupazionali e sociali del continente e renderlo resiliente alle crisi economiche.

Come opposizione responsabile, quindi, chiederemmo, come prima opzione, che tale balzo in avanti verso una unione politica e genuinamente democratica e solidale sia compiuto irreversibilmente, ma il realismo ci porta ad evidenziare che non vi sono le condizioni per andare verso tale direzione. Differenze di interesse nazionale, persistenti diffidenze reciproche, fisiologiche diversità di ordine culturale, istituzionale, organizzativo fra i diversi Stati membri, e l’acuirsi del solco che la risposta europea alla crisi greca ha prodotto, rendono, di fatto, l’idea dell’unificazione politica europea, così come inscritta nel manifesto di Ventotene, non realizzabile. 

Né i recenti documenti prodotti dalle classi dirigenti dell’Europa ( vedi il documento dei 5 presidenti) come risposta all’attuale crisi lasciano intravedere la volontà reale di superare le contraddizioni interne di una moneta unica senza Stato. 
Anche dalla parte del socialismo europeo, la proposta Gabriel-Macron ha la stessa impostazione di fondo neoliberista e mercantilistica, largamente insufficiente a delineare una strada comune di fuoriuscita dalla crisi. Infatti è anch’essa connotata dall’assenza di una visione che vada oltre la mera impostazione economicistica e mercantilistica dell’Europa, che restituisca spazio alla dinamica democratica dei popoli europei e che, superando austerità e riforme strutturali neoliberiste, rimetta al centro del progetto europeo quella necessaria solidarietà finanziaria e sociale. L’esperienza greca insegna, purtroppo, che molte illusioni riformistiche circa la possibilità di cambiare rotta con metodo negoziale rispetto alle politiche di austerità si scontrano con una egemonia di pensiero economico liberista, legata a doppio filo ad interessi politici, economici ed anche più banalmente elettorali, delle destre ordoliberiste nordiche, legate all’area economica tedesca. 

Tutto ciò ci deve condurre, quindi, per sano realismo politico, a farci trovare pronti nel caso in cui la nostra proposta “ideale”, di rafforzamento del processo di integrazione politica, democratica e sociale europea venga respinta.

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