venerdì 18 settembre 2015

Uniti, aperti e lontani dal Pd

da il manifesto
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Uniti, aperti e lontani dal Pd

C'è vita a sinistra. Piuttosto che confrontarsi con una società in movimento, ci si è chiusi nei soliti circoli. Il voto nei comuni può essere l’occasione per costruire una nuova storia, aperta a tutti

C’è tanta vita a sini­stra, ma non c’è una poli­tica. La que­stione posta da Norma Ran­geri natu­ral­mente non riguarda sol­tanto l’Italia. La sini­stra è in crisi in tutta Europa. La straor­di­na­ria ope­ra­zione di ege­mo­nia cul­tu­rale lan­ciata oltre trent’anni fa dal libe­ri­smo ha rag­giunto oggi il mas­simo grado di suc­cesso. L’obiettivo dell’Europa a guida Mer­kel è demo­lire la costru­zione del wel­fare e di con­se­guenza ridurre all’irrilevanza la social demo­cra­zia euro­pea, ed è esat­ta­mente quanto sta acca­dendo, con la col­la­bo­ra­zione dei lea­der socia­li­sti, sor­pren­dente e per­fino entu­sia­stica, come nel caso del nostro Renzi.
Le poche forze che hanno cer­cato di ere­di­tare la rap­pre­sen­tanza sociale abban­do­nata dai socia­li­sti, come Syriza, Pode­mos, Sinn Fein o la Linke, sono cir­con­date e asse­diate da un sistema poli­tico che ormai gra­vita sull’asse di una perenne grande coa­li­zione, e attac­cate con vio­lenta astu­zia da un sistema media­tico mai nella sto­ria così ben con­trol­lato dai poteri domi­nanti. In Ita­lia, spesso labo­ra­to­rio del peg­gio in poli­tica, il pro­cesso è andato oltre. Oggi la con­tesa poli­tica da noi si svolge all’essenza fra varie forme di popu­li­smo di destra. Da una parte il lepe­ni­smo in salsa padana di Sal­vini, dall’altra il ren­zi­smo, che è la pro­se­cu­zione del ber­lu­sco­ni­smo con altri mezzi e con l’appoggio deci­sivo del ber­lu­sco­ni­smo resi­duale, nello schema con­ti­nen­tale di una grande coa­li­zione de facto.
L’ultima e più inte­res­sante forma di popu­li­smo è il Movi­mento 5 Stelle che è, per farla breve, un movi­mento gene­ti­ca­mente di sini­stra alla base, ogni volta modi­fi­cato da un ver­tice di destra estrema. Una con­trad­di­zione che finirà per esplo­dere. Ogni volta che la base del movi­mento si spo­sta su una cri­tica radi­cale del libe­ri­smo, Grillo e Casa­leg­gio inter­ven­gono, ripor­tan­dolo nell’ambito dell’ultra libe­ri­smo nazio­na­li­sta, dalle parti di Farage e ora addi­rit­tura del fasci­sta Orban.
In que­sto qua­dro i milioni d’italiani di sini­stra hanno ela­bo­rato diverse forme di resi­stenza. La mag­gio­ranza ormai non va a votare, una parte soprat­tutto di gio­vani vota Grillo chiu­dendo un occhio sugli ana­temi con­tro i rifu­giati e l’estatica ammi­ra­zione di Orban, una parte spe­cial­mente di anziani con­ti­nua a votare Pd chiu­dendo entrambi gli occhi e sol­tanto per evi­tare un governo Sal­vini. A tutti costoro biso­gne­rebbe saper par­lare con il lin­guag­gio della nuova sini­stra di Syriza e Pode­mos. Che cosa impe­di­sce allora qui e ora di seguirne le orme? L’assenza di gio­vani lea­der cari­sma­tici del peso di Ale­xis Tsi­pras e Pablo Igle­sias è solo un ele­mento, il più ovvio, e forse serve anche a masche­rare altro. Per esem­pio il fatto che la sini­stra radi­cale ita­liana non sem­bra in grado, nep­pure oggi sulle colonne del mani­fe­sto, di fare i conti con la pro­pria storia.
Rispetto alla sini­stra greca radi­cale e spa­gnola, quella ita­liana è par­tita con un enorme van­tag­gio e con­di­zioni favo­re­voli. Nella prima parte degli anni Novanta Rifon­da­zione Comu­ni­sta poteva con­tare su un ampio con­senso elet­to­rale, fino al 9 per cento, mezzi eco­no­mici e audience media­tica sco­no­sciuti ad altre espe­rienze. Per giunta in Ita­lia, dal 2001 in poi, si sono svi­lup­pati movi­menti di massa unici per dimen­sioni e par­te­ci­pa­zione in Europa e nel mondo, dalle gior­nate di Genova ai social forum, al movi­mento per la pace alle grandi mani­fe­sta­zioni sin­da­cali della Cgil di Cof­fe­rati, e poi ancora i giro­tondi, il popolo viola, il movi­mento refe­ren­da­rio per i beni comuni.
Al con­tra­rio di Syriza e Pode­mos, che hanno for­mato attra­verso le lotte sociali i loro gio­vani gruppi diri­genti e le nuovi basi, la sini­stra radi­cale ha sem­pre avuto con i movi­menti una rela­zione ari­sto­cra­tica, da ceto poli­tico minac­ciato, con qual­che mal­de­stra vel­leità diri­gi­sta che è pre­sto fal­lita e ha lasciato il posto a una cre­scente dif­fi­denza. Altri movi­menti di massa, per esem­pio le mobi­li­ta­zioni anti cor­ru­zione e l’antiberlusconismo, sono stati giu­di­cati con disprezzo dalla sini­stra radi­cale ita­liana, per que­sto spesso coc­co­lata dall’apparato media­tico ber­lu­sco­niano. In defi­ni­tiva i movi­menti che hanno segnato la nascita della nuova sini­stra radi­cale in Gre­cia, Spa­gna e Irlanda, sono gli stessi che ne hanno decre­tato il declino in Italia.
Piut­to­sto che allar­gare gli oriz­zonti, cam­biare lin­guaggi e magari volti, con­fron­tarsi insomma con una società in movi­mento, si è pre­fe­rito rin­chiu­dersi nei soliti cir­coli di dibat­tito e rin­fo­co­lare risse ideo­lo­gi­che spesso incom­pren­si­bili. Il tutto accom­pa­gnato da una comu­ni­ca­zione poli­tica schi­zo­fre­nica: da un lato cri­ti­che sem­pre più feroci alla deriva «di destra» delle varie sigle eredi del Pci (Pds, Ds, Pd); dall’altro una pra­tica di com­pro­messi e alleanze sem­pre più imba­raz­zanti con il peg­gio del ceto poli­tico di cen­tro­si­ni­stra, lo stesso che alla fine ha pro­dotto “natu­ral­mente” il feno­meno Renzi. Que­sta sta­gione non è ancora finita e sem­bra anzi per­pe­tuarsi all’infinito.
Nes­suno stu­pore dun­que che milioni di asten­sio­ni­sti giu­di­chino ancora poco cre­di­bile l’offerta di una nuova forza uni­ta­ria a sini­stra del Pd. La quale peral­tro, incre­di­bil­mente, non esi­ste ancora. Dopo il ten­ta­tivo certo pieno di limiti, ma gene­roso dell’Altra Europa, con le ultime ele­zioni regio­nali siamo riu­sciti nel capo­la­voro di sette sim­boli in sette regioni: un passo avanti e due indie­tro. Il voto nelle città alle porte è forse l’ultimo treno utile per chiu­dere una sto­ria di divi­sioni mino­ri­ta­rie e costruirne una nuova, uni­ta­ria ma aperta a tutti, con un reale pro­getto di governo.

C'è vita a sinistra

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