mercoledì 23 settembre 2015

Volkswagen, lo scandalo diventa mondiale

da il manifesto

ECONOMIA
Volkswagen, lo scandalo diventa mondiale

11 milioni di vetture truccate in circolazione. L’impresa accantona 6,5 miliardi. Il titolo crolla in borsa del 19,8%. Merkel promette trasparenza ma per gli ambientalisti il governo sapeva
— Jacopo Rosatelli
Non è che l’inizio. Lo scan­dalo Volk­swa­gen, scop­piato negli Usa, ha attra­ver­sato l’Atlantico: ora pro­mette di durare a lungo, e di allar­garsi sem­pre più. Le auto­vet­ture «truc­cate», come pre­ve­di­bile, non sono solo sul mer­cato ame­ri­cano, ma in tutto il mondo. E il loro numero è gigan­te­sco: 11 milioni. Tutte con motore die­sel (teo­ri­ca­mente «pulito») sui quali l’azienda tede­sca ha mon­tato un soft­ware in grado di fal­si­fi­care i dati sulle emis­sioni, facen­dole risul­tare con­formi alle leggi anti-inquinamento sol­tanto durante i con­trolli: in realtà, sono supe­riori ai limiti con­sen­titi (fino a 40 volte se ci si rife­ri­sce alle regole Usa).
Per riti­rare dal mer­cato i vei­coli incri­mi­nati, e pos­si­bil­mente rimet­terli a norma, l’impresa ha accan­to­nato ieri 6,5 miliardi di euro, una cifra pari alla metà dei pro­fitti dello scorso anno, che fu par­ti­co­lar­mente posi­tivo. È molto pro­ba­bile, tut­ta­via, che lo scan­dalo sia desti­nato a costare molto più caro alla casa di Wol­fsburg: oltre alla quasi sicura multa che com­mi­ne­ranno le auto­rità Usa, che potrebbe ammon­tare a 18 milioni di dol­lari, vanno messe nel conto un’infinità di cause di risar­ci­mento, da parte di sin­goli cit­ta­dini — per esem­pio chi sof­fre di asma — o di ammi­ni­stra­zioni pub­bli­che, tede­sche e non solo. Senza dimen­ti­care le dram­ma­ti­che per­dite sui mer­cati azio­nari: alla borsa di Fran­co­forte il titolo Volk­swa­gen ieri è caduto del 19,8%, facendo scen­dere l’indice Dax del 3,6%. Da lunedì l’azienda ha visto sfu­mare il 34% del pro­prio valore bor­si­stico: un incubo. E la set­ti­mana è ancora lunga.
Sul fronte poli­tico, dopo giorni di letargo qual­cosa si muove. La can­cel­liera Angela Mer­kel, durante la con­fe­renza stampa dedi­cata alla visita a Ber­lino del pre­mier fin­lan­dese, ha assi­cu­rato che il suo governo si sta dando da fare «per la tra­spa­renza», citando i prov­ve­di­menti assunti dal mini­stro dei tra­sporti Ale­xan­der Dobrindt (della bava­rese Csu). Il prin­ci­pale: l’invio di una com­mis­sione d’inchiesta nella sede cen­trale dell’azienda, a Wol­fsburg. Non pro­prio una rea­zione ener­gica, va detto. Segno, forse, di imba­razzo e per­sino di pre­oc­cu­pa­zione: in Ger­ma­nia c’è chi pensa, ad esem­pio gli ambien­ta­li­sti, che il governo sapesse dei truc­chi della Volk­swa­gen, ma non abbia mosso un dito. Un’ipotesi rilan­ciata ieri pome­rig­gio dal sito del quo­ti­diano con­ser­va­tore Die Welt, di pro­prietà dello stesso gruppo edi­to­riale della scan­da­li­stica Bild.
L’esecutivo è rima­sto in silen­zio, finora, sulle pos­si­bili respon­sa­bi­lità del numero uno dell’azienda, il potente e ric­chis­simo Mar­tin Win­ter­korn, che ieri ha dif­fuso un video­mes­sag­gio di scuse «a clienti e opi­nione pub­blica», nel quale afferma di voler restare al pro­prio posto. Un’ipotesi che appare sgra­dita ai ver­tici della Bassa Sas­so­nia, il Land che detiene il 20% della pro­prietà della casa auto­mo­bi­li­stica: il gover­na­tore social­de­mo­cra­tico Ste­phan Weil si è mostrato molto più cri­tico del governo fede­rale nei con­fronti di Win­ter­korn, facendo capire di aspet­tarsi le sue dimis­sioni. La prima occa­sione in cui pre­sen­tarle potrebbe essere oggi alla riu­nione straor­di­na­ria della pre­si­denza del Con­si­glio di sor­ve­glianza (Auf­si­ch­tsrat) dell’azienda, orga­ni­smo nel quale sie­dono sia il gover­na­tore della Bassa Sas­so­nia, sia i rap­pre­sen­tanti sin­da­cali, che pare non inten­dano pro­teg­gere l’amministratore dele­gato. Dimis­sioni che si pro­fi­lano all’orizzonte come una scelta obbli­gata: sui media tede­schi cir­co­lano già i nomi dei pos­si­bili sosti­tuti, segnale non inco­rag­giante per il destino di Winterkorn.
A ren­dere ancora più dif­fi­cile la per­ma­nenza dell’attuale numero uno alla guida della prin­ci­pale casa auto­mo­bi­li­stica tede­sca — nei primi 6 mesi di quest’anno lea­der di ven­dite a livello mon­diale, davanti alla Toyota — ci sono anche le rea­zioni poli­ti­che in Europa. Ieri si sono fatti sen­tire la mini­stra dell’ambiente fran­cese, Ségo­lène Royale, che ha annun­ciato «un’inchiesta appro­fon­dita» nel suo Paese, e il col­lega delle finanze Michel Sapin, che ritiene neces­sa­ria invece «un’inchiesta euro­pea». Il mini­stro dell’ambiente Gian Luca Gal­letti ha ipo­tiz­zato uno stop alle ven­dite in Ita­lia, se si dovesse sco­prire che anche nel nostro Paese sono state messe in com­mer­cio vet­ture mani­po­late. Da Bru­xel­les giun­gono per ora dichia­ra­zioni misu­rate: «È pre­ma­turo dire se ser­vi­ranno misure a livello comu­ni­ta­rio, ma stiamo esa­mi­nando la que­stione molto sul serio», ha affer­mato ieri la por­ta­voce della Com­mis­sione Ue per l’industria Lucia Caudet.


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