martedì 13 ottobre 2015

Aragoste, sushi e viaggi: la manica larga di Renzi

Aragoste, sushi e viaggi: la manica larga di Renzi (DAVIDE VECCHI)

Le cene di renzi

Parola di ragioniere   Dopo l’intervista al cuoco la Corte dei Conti indaga sulle spese addebitate da Matteo al Comune quando era sindaco di Firenze.

Sulle spese di Renzi sindaco, la Corte dei conti ha aperto un fascicolo. La decisione è stata raggiunta a seguito delle dichiarazioni del ristoratore fiorentino Lino Amantini, che domenica in un’intervista al Fatto ha raccontato di quando, ai tempi di Renzi sindaco, inviava le fatture direttamente a Palazzo Vecchio. Ieri, lo stesso ristoratore, assediato da telecamere e cronisti, ha detto all’Ansa: “Non parlo con nessuno,non dico proprio nulla;è tutto il giorno che squilla questo telefono.
Lasciatemi lavorare, per favore”.   I magistrati contabili avevano già acquisito parte della documentazione relativa alle spese di rappresentanza, ma estenderanno ora l’inchiesta ad altre voci contabili per verificare l’intera gestione amministrativa. In giornata si è mossa anche l’opposizione in Comune. Il consigliere Tommaso Grassi di Sel durante i lavori dell’aula ha chiesto al sindaco Dario Nardella di rendere trasparenti le spese dell’attuale giunta e della precedente. “Renzi noi lo conosciamo bene, già in Provincia ha mostrato ottime performance, ma stamane ha risposto al Fatto,che gli chiedeva di rendere pubblici i suoi scontrini, di averli già messi online”. Noi, ha proseguito Grassi, “siamo andati a cercarli: inutilmente”. Quindi, ha concluso, “rispetto a quello che è stato fatto dall’ex sindaco Marino – che ha indicato voci di spesa dettagliate con la massima trasparenza – chiediamo che altrettanto facciate lei e Renzi: ci uniamo alla richiesta del Fatto e le chiediamo di rendere tutti gli scontrini trasparenti al massimo, visto che al momento di trasparente c’è ben poco”.   NELLA ATTESA (fiduciosa) delle ricevute dettagliate, ricordiamo quelle che Grassi chiama le “ottime performance”di Renzi quando era in Provincia. Anche su quelle la Corte dei conti e la Procura aprirono un’inchiesta contestando inizialmente “spese pazze” per 20 milioni di euro,dieci dei quali per una società creata ad hoc per divulgare il suo verbo: Florence Multimedia. Rimanendo nel parallelo con l’ex sindaco di Roma Marino, finito nei guai per viaggi e pasti.   Lino non è l’unico ristorante in cui Renzi riusciva a spendere oltre mille euro per un pasto .Al Cibreo,ad esempio,uno dei più rinomati della città, il 23 maggio 2008 raggiunge i 1.260 euro. Fattura inviata in Provincia e pagata attraverso bonifico. Alla Taverna del Bronzino lascia 1.855 euro mentre al Caffè Nannini – una pasticceria – versa in un sol colpo 1.224 euro. Impossibile conoscere causale e commensali perché non sono stati indicatiall’epocaeperchéaoggi, nonostante più volte chiesti, Renzi non risponde.  Così come il fidato capo gabinetto Giovanni Palumbo – oggi a Palazzo Chigi – che ha firmato decine e decine di delibere per i rimborsi spese del presidente che aveva a disposizione anche una carta di credito con un limite di spesa mensile di 10 mila euro. Nell’ottobre 2007,però,Renzi riesce afarsela bloccare.Durante un viaggio negli Stati Uniti, infatti, la carta viene sospesa a garanzia di un pagamento da parte di un hotel a Boston e così Renzi è costretto a pagare di tasca propria 4.106 dollari – alcambio dell’epoca 2.823 euro, all’hotel Fairmon di San Jose, in California. Qui pasteggia ad aragoste. Appena torna in Italia si fa restituire la somma con una delibera firmata il 12 novembre. Solo per questa trasferta oltre oceano, le casse della Provincia spendono 70 mila euro: non si sa per quante persone né quali.Un’altra missione in California, ma questa volta a Santa Clara per“attività internazionali” costa alle casse dell’ente 26.775,82 euro per sei giorni:dal 2 all’8 novembre.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 13/10/2015.

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