domenica 11 ottobre 2015

Enrico Rossi: «Serve un nuovo Pd. Un partito popolare, non solo mediatico»

da il manifesto
POLITICA

Enrico Rossi: «Serve un nuovo Pd. Un partito popolare, non solo mediatico»

Intervista. Parla il presidente della Toscana Enrico Rossi

 
Enrico Rossi 

Enrico Rossi, sul suo blog ha appena pub­bli­cato una rifles­sione — «Le mace­rie di Roma e il par­tito nuovo» — che sta facendo discu­tere. Per­ché ha deciso di inter­ve­nire in que­sto, non certo facile, momento della vita del Pd?
Non si governa né si ammi­ni­stra senza avere un pen­siero, un patri­mo­nio di idee che nascono attra­verso una discus­sione col­let­tiva. Se un par­tito si riduce alla comu­ni­ca­zione, o alle lotte interne per la con­qui­sta di ruoli isti­tu­zio­nali, non può andare bene.
Nella sua rifles­sione però tra­spare la nostal­gia del par­tito di cui, da gio­vane, faceva parte. Si sente orfano del Pci?
Non si può tor­nare indie­tro, è ovvio. Poi anche quel par­tito cor­reva rischi di auto­re­fen­zia­lità. Più in gene­rale, i vec­chi par­titi hanno com­messo tanti delitti. Alcuni di natura penale, cor­rut­tiva. Altri, come il Pci, man­te­nendo fino all’ultimo un legame con una dit­ta­tura. Ma nel vuoto dei par­titi si è creata una «demo­cra­zia emo­zio­nale», domi­nata dai grandi poteri. Dai soldi. Ha aperto la strada Ber­lu­sconi, che infatti non ha costruito un partito.
Insi­stiamo: non le sem­bra di essere un po’ retrò? E poi il Pd esi­ste ormai da dieci anni.
Non sono retrò. Dei difetti si è detto. Ciò non toglie che que­sti par­titi ave­vano un ruolo nella società, per con­sen­tire a tutti di con­tri­buire alla discus­sione. E nella sele­zione di una classe diri­gente scelta non secondo le prio­rità del momento, ma sulla base di mol­te­plici espe­rienze e «messe in prova».
Detta così sem­bra una stron­ca­tura delle pri­ma­rie come metodo di selezione.
Lo ripeto, nes­suno pensa di tor­nare al pas­sato. Ma non si può nem­meno pen­sare che l’unico stru­mento di sele­zione siano le pri­ma­rie aperte a tutti. Oppure che siano por­tate avanti per­so­na­lità costruite solo sui media. Mi sem­brano più ele­menti di inde­ter­mi­na­tezza che di evoluzione.
Allora come imma­gina il «par­tito nuovo»?
Pre­met­tendo che il ter­mine «ditta» non fa parte del mio les­sico poli­tico, io pen­se­rei ad una con­fe­renza di orga­niz­za­zione. Ne par­lai già prima della vit­to­ria di Ber­sani, che fu eletto con l’obiettivo di rico­struire il par­tito. Cosa a cui, in seguito, ci dedi­cammo ben poco. Invece avremmo biso­gno, nel secolo nuovo, di un nuovo par­tito. Popo­lare, e in grado di orga­niz­zare un pro­getto poli­tico: con una sua ideo­lo­gia, i pro­pri refe­renti sociali, e forme di par­te­ci­pa­zione reali. In que­sto la tec­no­lo­gia può aiu­tare. Un luogo dove si discute di tutto, e dove ci si fa un’opinione. A me que­sto sem­bra ancora un biso­gno, altri­menti non ci si spiega per­ché si fanno le feste dell’Unità.
Dun­que Rossi è un «par­ti­ti­sta» convinto.
Il par­tito è l’invenzione più potente per dare la parola ai cit­ta­dini. Per dare voce a chi non ce l’ha. E se una volta si par­lava del par­tito come dello stru­mento per por­tare le masse den­tro lo Stato, oggi pos­siamo dire lo stesso per por­tarle den­tro l’Europa. Lì dove si deci­dono i destini di intere popolazioni.
A giu­di­care dalla rela­zione, non certo otti­mi­stica, fatta da Fabri­zio Barca che ha pas­sato al pat­tine tutti i cir­coli romani del suo par­tito, la sen­sa­zione è che di strada il Pd ne debba fare dav­vero tanta. A pro­po­sito, all’epoca Barca fece una com­par­sata tele­vi­siva una, e ci fu qual­che arti­colo sui gior­nali. Poi più niente. Eppure di mate­riale per discu­tere ce n’era in abbondanza.
Ho incon­trato Barca anche poco tempo fa, e per­so­nal­mente con­di­vido molte delle cose che dice. Sono con­vinto che si debba sapere che ci sono delle con­di­zioni ogget­tive di par­tenza, dun­que pren­dia­moci il tempo di cui abbiamo biso­gno. Però la discus­sione va aperta. E, per gradi, va rico­struito il par­tito. Penso che sia un pas­sag­gio ine­lu­di­bile. Ne va della qua­lità della democrazia.

Nessun commento:

Posta un commento