sabato 31 ottobre 2015

GOLPE ROMANO

da il manifesto

I 26 lunghi coltelli dei Consiglieri del Pd e del centrodestra colpiscono e affondano Marino. Ma non E L'aula Giulio Cesare un testimoniare il siluramento del primo cittadino. Che accusa Renzi. La crisi del Comune si CHIUDE Senza una pubblica Discussione. E 'la rottamazione della democrazia. Nominato il commissario. Campane a festa in Vaticano

POLITICA 
La testa del marziano col patto del Tritone 

 
L'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino
Comune sciolto con le dimissioni di 26 Consiglieri, grazie all'accordo stipulato al Nazareno con l'imprenditore Alfio Marchini. L'addio di Ignazio Marino Davanti Ai Media di mezzo mondo col Discorso Che avrebbe voluto Tenere in Consiglio Comunale
- Eleonora Martini 
«Ho chie­sto osti­na­ta­mente di poter inter­ve­nire in Assem­blea capi­to­lina, mi è stato vie­tato. Chiedo ancora per­ché». Quando alle 18:30 Igna­zio Marino si pre­senta davanti ai media di mezzo mondo riu­niti per ascol­tare le parole che non ha potuto pro­nun­ciare in Con­si­glio comu­nale, non è più sin­daco di Roma da 20 minuti.
Al piano supe­riore di Palazzo Sena­to­rio, dopo ore di attesa, è final­mente arri­vato il ven­ti­seie­simo con­si­gliere che ha fir­mato la fine della giunta Marino per­met­tendo così al par­tito ren­ziano di bypas­sare l’Aula Giu­lio Cesare. Per avere la testa del mar­ziano ne occor­re­vanno 25, di firme da pro­to­col­lare, ma quella in sur­plus è la più impor­tante, sugella il patto del Tri­tone: è di Alfio Mar­chini, l’uomo che per­met­terà al Pd di evi­tare il tonfo elet­to­rale della pros­sima pri­ma­vera e a Mat­teo Renzi di far nascere dav­vero il par­tito della nazione.
Marino ha deciso di affron­tare da solo (in sala nep­pure la fede­lis­sima Ales­san­dra Cat­toi), emo­zio­nato e teso, l’incontro con la stampa: «Auspi­cavo che la crisi poli­tica che si era aperta potesse chiu­dersi in Aula con un dibat­tito chiaro e tra­spa­rente. Si è pre­fe­rito andare dal notaio: segno di una poli­tica che discute e decide fuori dalle sedi isti­tu­zio­nali, ridu­cendo gli eletti a meri sog­getti che rati­fi­cano deci­sioni prese altrove. Prendo atto che i con­si­glieri hanno pre­fe­rito sot­to­met­tersi e dimet­tersi pur di evi­tare il con­fronto pubblico».
Recita il discorso che «avrei voluto tenere davanti all’Assemblea». Rin­gra­zia cit­ta­dini, asses­sori e con­si­glieri, elenca tutti i tra­guardi con­se­guiti dalla giunta che fu di cen­tro­si­ni­stra fino a luglio e da quel par­tito che «ha con­di­viso tutte le scelte che ora improv­vi­sa­mente non vanno più bene»: asse­sta­mento del debito lasciato dalla pre­ce­dente ammi­ni­stra­zione di Ale­manno, sman­tel­la­mento di Paren­to­poli, chiu­sura della disca­rica di Mala­grotta, «che forse qual­cuno oggi vuole ria­prire», una «nuova visione stra­te­gica della mobi­lità», «un nuovo assetto socie­ta­rio e indu­striale dell’Atac», il blocco al con­sumo del suolo, la «rige­ne­ra­zione urba­ni­stica dif­fusa sul ter­ri­to­rio», la fine dello «scan­dalo dei residence».
Con­ti­nua a elen­care, Marino, fino a: «Abbiamo anche allar­gato — e io ne sono orgo­glioso — i diritti per tutte e per tutti». È un punto impor­tante e lui lo sot­to­li­nea, per­ché a nes­suno sfugge la pun­tua­lità vati­cana pale­sa­tasi anche ieri. E riceve l’applauso dei con­si­glieri di Sel e della sua lista civica, arri­vati ad ascoltarlo.
L’ex sin­daco spiega che era sua inten­zione por­tare in Assem­blea la noti­zia dell’avviso di garan­zia rice­vuto nell’ambito dell’inchiesta sugli “scon­trini”: «Un atto dovuto da parte della pro­cura, alla quale io credo di aver spie­gato bene le mie ragioni e la mia tra­spa­renza». Ma riu­nire il Con­si­glio era fuori dell’orizzonte renzian-orfiniano: «Quando ho riti­rato le dimis­sioni, ne ho fatto richie­sta alla pre­si­dente d’Aula, Vale­ria Baglio», ma si era pro­spet­tata solo «la pos­si­bi­lità di comu­ni­ca­zioni in Aula, men­tre io averi voluto un vero dibat­tito». «Avrei accet­tato la sfi­du­cia a viso aperto e avrei stretto la mano a cia­scun con­si­gliere, ma avrei anche chie­sto loro di con­ti­nuare a ser­vire le isti­tu­zioni e non a ser­virsi delle istituzioni».
Marino rico­no­sce di aver com­messo errori, «ma l’unico chi­rurgo che non sba­glia è quello che non entra mai in camera ope­ra­to­ria», dice. E poi, l’“impolitico” attacca a testa bassa i prin­ci­pini della poli­tica: «Que­sto par­tito mi ha deluso per il com­por­ta­mento dei suoi diri­genti per­ché ha rinun­ciato alla demo­cra­zia tra­dendo ciò che ha nel suo dna. Come può un par­tito che si defi­ni­sce demo­cra­tico ridursi ad andare dal notaio? Que­sto vuol dire con­ce­pire la poli­tica come qual­cosa che si vende o si compra».
Era stato un notaio, infatti, con­vo­cato ieri pome­rig­gio nella sede dei gruppi con­si­liari di Via del Tri­tone, a pre­pa­rare il testo delle dimis­sioni di gruppo e i docu­menti neces­sari per far fir­mare i 19 con­si­glieri dem e i sei “barel­lieri” pronti a sacri­fi­care il loro man­dato sull’altare dell’accordo poli­tico stretto con Alfio Mar­chini, tra Palazzo Chigi e il Naza­reno. A soc­cor­rere il Pd sono arri­vati due eletti nelle liste di mag­gio­ranza — Sve­tlana Celli della Lista civica Marino e Daniele Par­rucci di Cen­tro demo­cra­tico — e quat­tro con­si­glieri di oppo­si­zione: Roberto Can­tiani del Pdl, Ales­san­dro Ono­rato della Lista Mar­chini, Igna­zio Coz­zoli e Fran­ce­sca Bar­bato dei Con­ser­va­tori rifor­mi­sti. Oltre al “papa stra­niero” ma roma­nis­simo, l’imprenditore senza par­tito che mette d’accordo il cen­tro­de­stra alfa­niano e il Pd ren­ziano. Non un mero con­teg­gio alge­brico, ma una vera ope­ra­zione poli­tica che rin­salda il patto di mag­gio­ranza che sostiene il governo Renzi. Un motivo in più per non per­dere tempo davanti agli eletti dal popolo.
Un pagina nera che feri­sce l’uomo, figlio — volente o nolente — di quel Pd che ora lo ha tra­dito. «Quando ad accol­tel­larti è un fami­liare ti chiedi se è un gesto incon­sulto o pre­me­di­tato. Me lo sto chie­dendo», dice. Rap­porti tur­bo­lenti con Renzi? «Asso­lu­ta­mente no, anche per­ché — risponde sor­ri­dendo — nell’ultimo anno con il segre­ta­rio non ha avuto alcun rap­porto». Poi il sor­riso si spe­gne: «Chi mi ha accol­tel­lato ha 26 nomi e cognomi, e mi pare un unico mandante»

CAMPIDOGLIO 
Un sindaco mai amato. E le campane suonano a festa 
Il capo dei Vescovi Bagnasco e l'Osservatore Romano salutano l'Uscita di scena di un sindaco mai amato. Il presidente della Cei: «La città ha bisogno di guida, tanto Più in this Momento in cui il Giubileo E alle porte» .Giovedì Sarà Presentata a San Giovanni in Laterano la Lettera aperta alla Città di Roma del Consiglio pastorale: le Richieste della diocesi .
- Luca Kocci 


EDITORIALE 
Il tempo dei podestà 
La Gestione dei fondi del Giubileo per allestire il nuovo Blocco sociale verso le Prossime Elezioni
- Norma Rangeri 


POLITICA 
E ora Tutti Dicono «Arfio» 
Alfio Marchini e Il candidato conteso Tra Renzi e Berlusconi, MA tendente a Destra. Il premier punta comunque Sulla candidatura «Moderata». La ministra di Ncd Beatrice Lorenzin e La Seconda Opzione
- Andrea Colombo 


POLITICA 
Sel: «Pd con Marchini? Trasformismo. L'ex sindaco Sarà un interlocutore » 
Alleanza finita, dem Verso il Partito della Nazione. «Trasformano il Campidoglio nel retrobottega della ditta di Renzi». E il Nazareno boccia l'idea di un nuovo centrosinistra in salsa civica
- Daniela Preziosi 


POLITICA 
Esposito, la Carriera spericolata del fustigatore di Moncalieri 
Dalle «sparate» Contro i No Tav all'attacco di ieri a Marino. I legami imbarazzanti del Senatore con un imprenditore imputato nel Processo per presunte infiltrazioni mafiose in Piemonte
- Marco Vittone 


COMMENTI 
Il trionfo dei Comitati d'affari 
Una partitocrazia senza tramezzi, dei Quali un ben GUARDARE Non E RIMASTO Che il peggio: Il potere pressoché assoluto delle oligarchie e dei Cerchi Magici
- Alberto Burgio 


POLITICA 
Magi resta unico in corsa, Pannella non si sbilancia 
L'ex consigliere Ormai comunale di Roma per ora resta il candidato da solista, 'vecchia guardia' perplessa
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