martedì 13 ottobre 2015

Marino pensa alle urne Il Pd trema: “Può farci male”

Marino pensa alle urne Il Pd trema: “Può farci male” (LUCA DE CAROLIS)

manifestazioneROMA Il sindaco si dimette, ma valuta di presentarsi alle primarie o con una lista civica. I dem spiazzati da Renzi (“Siamo il partito dei gazebo”).

Le dimissioni sono ufficiali. La bandiera bianca no, proprio no. E ora il Pd romano ha paura. Paura del marziano, che può rispuntare dalle urne; nelle primarie, annunciate da Renzi spiazzando tutti,o nelle Comunali, con una sua lista civica. Ieri Ignazio Marino si è ufficialmente dimesso da sindaco di Roma. Ma l’ha fatto con calma, forse studiata, come per fare un altro sberleffo al Pd che l’ha disarcionato.La lettera delle dimissioni è stata consegnata alla presidente del consiglio comunale, la dem Valeria Baglio, “solo” attorno alle 15. Proprio quando erano già in diversi a sospettare un nuovo rinvio, il chirurgo ha certificato l’addio,iniziando il conto alla rovescia dei suoi ultimi venti giorni da sindaco (termine entro cui potrebbe ritirarle).
La sua éra in Campidoglio finirà il 2 novembre. Ma venti giorni possono essere un’eternità. Perché Marino ha voglia di rivincita.Anche se nelle riunioni ufficiali ripete che “bisogna chiudere bene”, e nel suo lunedì lascia il Comune nel primo pomeriggio, come a mostrare che è già un amministratore part-time.   COPERTI dal basso profilo, Marino e il suo gabinetto di guerra sognano la controffensiva: a breve o medio termine. Puntano sulla gente. La manifestazione di domenica in piazza del Campidoglio, con centinaia di persone a chiedere al marziano di resistere e lui a stringere mani in camicia, cravatta e sguardo commosso, è stato il gol che ci voleva.Il clamore c’è stato, i mal di pancia nel Pd pure. “Non si aspettavano una piazza così partecipata”, ammette un dirigente dem. E parla innanzitutto del commissario del partito romano Matteo Orfini,su cui domenica sera, parlando a Che tempo che fa, Matteo Renzi ha scaricato una palla avvelenata: “Se siamo il partito delle primarie, il sindaco lo scelgono i romani”. Eppure Orfini non li voleva i gazebo, come confermava indirettamente sul Fatto un suo fedelissimo come l’ex assessore Stefano Esposito (“Le primarie hanno già fatto troppi danni”). Ma Renzi pensa alla sua immagine. Si arrangiasse il Giovane turco, reo di non aver cacciato Marino in estate. L’ex sindaco ora potrebbe correre nelle primarie a pieno diritto. Sospinto dalla base che non vuole più il commissariamento, dai delusi del Pd renzianissimo, da schegge varie della sinistra. Ieri mattina, di fronte al Nazareno, la sede nazionale del Pd, si presentano altri manifestanti in suo favore.Una cinquantina:età media-alta, scontenti del Pd o elettori della sinistra radicale. Cantano “Bella Ciao”, se la prendono con il Vaticano “che si è intromesso”, evocano il fantasma di Denis Verdini. Promettono: “Voteremo la lista di Marino”. Dal Campidoglio il chirurgo batte i suoi colpi. Firma l’atto di costituzione del Comune come parte civile nel processo contro cinque imputati per Mafia Capitale, tra cui l’ex direttore generale di Ama (la municipalizzata dei rifiuti), Giovanni Fiscon. Alla prima udienza del 20 ottobre ci sarà anche lui, con la fascia tricolore. Certo, il vero obiettivo era esserci il 5 novembre, quando si aprirà il processo principale contro Mafia Capitale. Ma Orfini gli ha detto no, perché per riuscirci avrebbe dovuto rinviare le dimissioni. A Marino però può bastare anche un’altra aula, per ribadire il suo mantra: “Senza di me la corruzione avrebbe travolto Pd e Campidoglio”. Oggi in Comune arriverà la Guardia di Finanza,per acquisire la documentazione su quegli scontrini che gli sono costati la seggiola. Ma dalla sua cerchia ostentano calma: “Finirà in un nulla di fatto”.Nell’attesa,Marino firma tre ordinanze sul Giubileo, per sbloccare lavori di manutenzione per 10 milioni di euro.In mattinata,incontra i membri della Città metropolitana. In piazza si materializza un sosia con bicicletta. Il marziano invece riflette: anche sulle Comunali. L’idea di una lista civica con cui rovinare la festa al Pd c’è, anche se ha mille ostacoli (primo tra tutti,i fondi).
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 13/10/2015.

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