martedì 13 ottobre 2015

Renzi ha già deciso “Niente primarie il nome lo scelgo io”

Renzi ha già deciso “Niente primarie il nome lo scelgo io” (GOFFREDO DE MARCHIS)

I candidatiTra i candidati a sindaco Gabrielli e Giachetti, che però resistono. In corsa anche Moretti, Lanzillotta, Gentiloni.

ROMA – «Ora basta. Marino se ne deve andare e senza condizioni, senza trattative, senza buonuscite ». Ieri mattina la telefonata definitiva tra Matteo Renzi e Matteo Orfini, commissario del Pd a Roma, si conclude così. «È finita e forse era meglio che finisse anche prima». I due sono sulla stessa lunghezza d’onda. Insieme avevano deciso di tenere in piedi il sindaco fino alla fine del Giubileo per votare nel2017, con una sostanziale sovrapposizione del partito e dei suoi uomini nella gestione del Campidoglio. Ma la situazione è precipitata: con le parole di Papa Francesco e con la vicenda degli scontrini di “rappresentanza”.
I tempi più brevi, con il voto in primavera accanto alle consultazioni di Milano, Napoli, Torino e Bologna, ha cambiato in corso la strategia del premier e del Pd capitolino. Renzi, già da alcune settimane, ha una lista di nomi per il prossimo candidato a sindaco, però non pensava di doverla tirare fuori subito. Soprattutto in questo contesto. Si parte da una certezza: non si faranno le primarie. La linea è: abbiamo già combinato troppi pasticci, non aggiungiamone altri. «Non ci sono le condizioni politiche per andare ai gazebo. Punto», dice un renziano. Ma l’argomento pubblico, quando partirà il tormentone primarie sì-primarie no, sarà diverso. «Con il Giubileo in corso sarebbe davvero singolare fare anche una competizione interna», dicono a Palazzo Chigi. Evitare altri guai, altre tensioni è la parola d’ordine visto che sarà già difficilissimo trovare un candidato competitivo. Per il momento infatti non c’è la solita corsa a mettersi in mostra per partecipare. Il contrario semmai. Si assiste in queste ore a un fuggi-fuggi generale.
Renzi si muove con due schemi. Un nome della società civile, capace di mascherare i problemi del Pd e di non farsi sfiorare dal processo di Mafia capitale che a maggio, mese del voto, sarà in pieno svolgimento con due udienze a settimane e una sfilata di politici come imputati o come testi. O un dirigente politico puro in grado di affrontare la battaglia onorevolmente anche con la prospettiva, al momento, di una sconfitta probabile. Nel primo caso la scelta del premier è caduta da tempo sul prefetto Franco Gabrielli. Ma l’ex capo della Protezione civile ha detto di no, in maniera definitiva. E ha parecchi argomenti per motivare il rifiuto. Fino a novembre 2016 sarà il supercommissario al Giubileo e dopo si prepara a occupare la poltrona di capo della Polizia. Nel secondo caso l’uomo giusto, secondo il premier, è Roberto Giachetti. Ma il no del vicepresidente della Camera è altrettanto netto e irrevocabile.
Allora si affacciano altre soluzioni. Tra i tecnici spunta Mauro Moretti, amministratore delegato di Finmeccanica, però Renzi ci pensa perché «non possiamo spostare i pilastri di un sistema». Per una partita dall’esito, come dire, incerto poi. In pista c’è anche Giovanni Malagò, attuale presidente del Coni, ma le sue chance vanno verificate e già nei prossimi giorni il Pd chiederà sondaggi a tutti per capire i margini dei nomi in ballo e del partito stesso. Con Alfio Marchini, Renzi si è incontrato in gran segreto una volta, proprio grazie alla “mediazione” di Malagò. Non è scattato un vero feeling e Marchini ha lasciato capire che il suo obiettivo è fare il candidato unitario del centrodestra con buone chance di arrivare al ballottaggio. È in campo anche Alfonso Sabella, l’ex assessore alla Legalità. E sullo sfondo l’ipotesi di un abboccamento con Luca di Montezemolo.
L’altro nome politico è Paolo Gentiloni. Fare il sindaco di Roma è il suo sogno, ma risale a prima della nomina al ministero degli Esteri.
Articolo intero su La Repubblica del 09/10/2015.

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