martedì 20 ottobre 2015

Severino e sederini

Severino e sederini (Marco Travaglio)

De LucaOggi la Corte costituzionale si pronuncia sulla legittimità di una parte della legge Severino: quella che conferma la legge del 1990 sugli amministratori comunali, provinciali e regionali e sospende per 18 mesi quelli condannati in primo grado, o arrestati, o sottoposti a misure di prevenzione per reati gravi, estendendola a tutti i delitti contro la Pubblica amministrazione (abuso d’ufficio compreso); e dichiara decaduti e ineleggibili i condannati in via definitiva. Quest’ultima sanzione (non penale, amministrativa) – altra novità – vale anche per i parlamentari, purché condannati a più di 2 anni, mentre la prima curiosamente no.
La Severino fu scritta a più mani dal governo Monti e votata a fine 2012, appena in tempo per le elezioni 2013, da tutti i partiti presenti in Parlamento (destra, centro e sinistra), tranne Di Pietro e l’Idv, che la consideravano troppo blanda. Perché quella straordinaria unanimità?Semplice:per strappare al M5S,appena uscito primo dalle urne in Sicilia e in costante crescita nei sondaggi, l’esclusiva sulla battaglia per il Parlamento pulito.   Nessuno, men che meno FI, sospettava che il primo parlamentare della nuova legislatura a sperimentare la Severino sarebbe stato B. al processo Mediaset per frode fiscale, che tutti davano avviato alla solita prescrizione: non avevano fatto i conti con la sezione feriale della Cassazione che,resistendo a pressioni indicibili, trasformò B. in un pregiudicato da spedire ai servizi sociali e cacciare dal Senato.La qualcosa avvenne il 27 novembre, fra gli alti e trasversali lai di chi sproloquiava su una presunta violazione del diritto: l’applicazione “retroattiva” della Severino, in realtà inesistente perché B. si era candidato dopo la sua approvazione (votata anche da lui e dal suo partito). Dunque sapeva benissimo che, in caso di condanna, sarebbe stato espulso dal Senato. Non così Luigi de Magistris, eletto sindaco di Napoli nel 2011, prima della Severino, cioè prima di sapere che una sua eventuale condanna in primo grado per abuso d’ufficio avrebbe comportato la sua sospensione. La legge del ’90 infatti non prevedeva la sospensione degli amministratori locali condannati in primo grado o arrestati per abuso d’ufficio. La Severino aggiunse, e giustamente, questo e altri reati contro la PA, ma dopo l’elezione di De Magistris. Il quale, nel 2014, fu condannato in tribunale a 1 anno e 3 mesi proprio per un pres u n t o a b u s o c o m m e s s o quand’era pm a Catanzaro, e subito sospeso dal prefetto.
Il sindaco chiese al Tar Campania di annullare il provvedimento prefettizio e quello lo sospese, rinviando la Severino alla Consulta. Poi la Cassazione stabilì che non spetta ai Tar, ma ai tribunali ordinari, decidere sui ricorsi degli amministratori sospesi. Ma,in attesa della Consulta, tutti gli amministratori condannati in primo grado e sospesi ottennero la sospensione della sospensione: fra questi, il neogovernatore Pd della Campania Vincenzo De Luca, condannato in primo grado nel gennaio 2015 a 1 anno per abuso d’ufficio; e il sindaco FI di Pietrasanta Massimo Mallegni, condannato in primo grado nel 2012 a 1 anno e 3 mesi per corruzione impropria, abuso d’ufficio e violenza privata. Ora attendono tutti con ansia il verdetto della Consulta, sperando che rada al suolo la Severino e salvi i loro sederini. Il che potrebbe accadere se la Corte, incredibilmente,privasse la PA di uno strumento fondamentale per tenere lontano dal denaro pubblico le mani di chi è stato condannato per delitti contro se medesima (strumento legittimo e doveroso: infatti la legge del ’90 ha fatto sospendere e cacciare centinaia di amministratori locali senza che nessuno obiettasse mai alcunché). Ma, perché ciò accada, la Corte dovrebbe andare ben oltre le richieste di De Magistris,il cui caso non è paragonabile a quelli di De Luca e Mallegni, e men che meno a quello di B. Il Caimano è un condannato definitivo che, quando si candidò, conosceva bene le conseguenze dell’eventuale condanna. Così come De Luca e Mallegni, eletti dopo la Severino. De Magistris invece prima. Il che, secondo noi, non basta comunque a lasciarlo al suo posto: scrivemmo subito che avrebbe dovuto dimettersi, o accettare la sospensione e puntare sull’assoluzione in appello (vista l’inconsistenza dell’accusa, ha buone speranze di spuntarla).   Cosa può fare oggi la Consulta? Tre opzioni. 1) Dare ragione a De Magistris e torto a De Luca e Mallegni, cancellando la sospensione solo per chi è stato eletto prima della Severino.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 20/10/2015.

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