martedì 3 novembre 2015

LEGGE DI STABILITA' e dintorni

da il manifesto

ECONOMIA 
Che gufi questi tecnici: un fascicolo demolisce la legge di Stabilità 

Tutti i dubbi su Tasi, azzardo, sanità, canone Rai e sgravi Jobs Act in una Relazione al Parlamento Degli Esperti di Camera e Senato
- Roberto Ciccarelli 


COMMENTI 
L'economia e l'effetto Fiducia 
I dati 2015. La capacità comunicativa di Renzi contagia anche l’informazione. A sinistra dobbiamo continuare a descrivere la realtà per quella che è, ma possiamo ricollocarci in questa nuova fase spostando il nostro contributo su ciò che è possibile fare per creare nuova occupazione, attenuare le disuguaglianze, dare ai giovani una speranza di futuro
- Aldo Carra 
Con dati sull’economia che coprono ben 9 mesi si può comin­ciare a fare un primo bilan­cio di un anno che pos­siamo defi­nire straor­di­na­rio per l’economia. Per la prima volta, infatti, da quel 2008 in cui è ini­ziata la crisi, ci sono fatti nuovi.
Si sono veri­fi­cati alcuni fat­tori (crollo prezzo petro­lio) e si sono atti­vati inter­venti con­giunti e coor­di­nati sia a livello euro­peo (liqui­dità Bce, sva­lu­ta­zione euro) che a livello nazio­nale (defi­sca­liz­za­zioni, incen­tivi, dere­go­la­men­ta­zione lavoro). Per l’Italia si può dire che essi hanno con­tri­buito a cam­biare il segno di alcuni aggre­gati, ma soprat­tutto che hanno influito più sul clima di fidu­cia e sulle aspet­ta­tive che sui fat­tori reali e sulla vita delle persone.
E qui sta un punto inte­res­sante sul quale vale la pena di riflet­tere per valu­tare meglio le poli­ti­che del governo e per trarne qual­che indi­ca­zione utile anche per la sini­stra in costruzione.
Sof­fer­mia­moci solo su pochis­simi dati for­niti, a soli due giorni di distanza, dall’Istat: la fidu­cia dei con­su­ma­tori e l’occupazione.
La fidu­cia dei con­su­ma­tori ita­liani cre­sce a vista d’occhio: l’indice che la misura era pari a 104 agli inizi del 2007, era sceso a 91 all’esplodere della crisi, dal feb­braio di quest’anno è in risa­lita, negli ultimi due mesi si è impen­nato supe­rando addi­rit­tura quota 110.
Ci siamo messi alle spalle la crisi come si è letto in qual­che tweet ed in qual­che titolo?
Nei dati reali non sem­bra pro­prio. Gli occu­pati a set­tem­bre sono 22.500, erano 23.200 prima della crisi; i disoc­cu­pati sono 3 milioni, erano un milione e mezzo. Non par­liamo del Pil — siamo sotto di 9 punti per­cen­tuali, record euro­peo — o di pro­du­zione indu­striale — abbiamo perso il 25%.
Ma allora per­ché la fidu­cia aumenta? Per le ulti­mis­sime ten­denze: il Pil ha smesso di dimi­nuire ed oggi, cre­scere, anche se solo di qual­che deci­male, sem­bra un mira­colo; gli occu­pati sono in aumento rispetto all’anno pre­ce­dente. Quindi nei dati reali non ci siamo affatto messi alle spalle la crisi, ma stiamo inver­tendo il segno negativo.
L’esplosione della fidu­cia nasce da qui. Essa è un sen­ti­ment, uno stato d’animo, “sog­get­tivo” e quindi molto influen­za­bile dalla per­ce­zione degli eventi più vicini. All’esplodere della crisi tra 2007 e 2008 men­tre il Pil era caduto del 4% la fidu­cia dei con­su­ma­tori era dimi­nuita di 11 punti. Oggi di fronte al sem­plice arre­sto della crisi, l’indice di fidu­cia non solo recu­pera i punti persi, ma fa un salto in avanti.
Insomma nel sen­ti­ment si regi­stra un effetto ampli­fi­ca­tore e mol­ti­pli­ca­tore del reale.
Il diva­rio tra per­ce­zione e realtà è ogget­tivo e tipico delle fasi di tra­sfor­ma­zione. Non dimen­ti­chiamo che esso è stato cla­mo­roso quando è nato l’euro: i con­su­ma­tori avver­ti­vano un’impennata dei prezzi, ma l’inflazione misu­rata non regi­strava incre­menti signi­fi­ca­tivi. Si disse allora che la per­ce­zione è un fatto sog­get­tivo, quindi mute­vole e poco signi­fi­ca­tivo. Si veri­ficò dopo che in effetti i pro­dotti ali­men­tari di uso più fre­quente erano aumen­tati di più e che, quindi, la per­ce­zione non era pro­prio infondata.
L’effetto fidu­cia non è, quindi, da demo­niz­zare anche per­ché se è vero che il denaro non fa la feli­cità, ma cer­ta­mente aiuta, è anche vero che la fidu­cia non fa benes­sere, ma può aiu­tare a crearlo.
E qui sta uno spunto poli­tico che forse vale anche per la sinistra.
Oggi il diva­rio tra fidu­cia e realtà è for­te­mente ampli­fi­cato dalla straor­di­na­ria capa­cità comu­ni­ca­tiva di Renzi. Una capa­cità tra­sci­nante che con­ta­gia anche l’informazione. I dati sull’occupazione di set­tem­bre non sono posi­tivi per­ché regi­strano una fles­sione dell’occupazione por­tando da 300mila 200mila l’effetto sta­bi­liz­zato delle mano­vre euro­pee e nazio­nali. Ma agen­zie ed organi di stampa hanno pre­fe­rito nei titoli par­lare dei disoc­cu­pati che calano invece che degli occu­pati che calano anch’essi, tra­scu­rando il fatto che i disoc­cu­pati dimi­nui­scono per­ché aumen­tano gli scoraggiati.
Sem­pli­fi­ca­zione per non supe­rare i 140 carat­teri, ser­vi­li­smo? Forse anche, ma soprat­tutto penso per un effetto dif­fu­sione della filo­so­fia ren­ziana: l’immaginario, la fidu­cia, i com­por­ta­menti sog­get­tivi con­tano ed agire su di essi può essere un modo per cam­biare la realtà. Quando Renzi ha detto agli impren­di­tori: vi ho dato tutto quello che chie­de­vate, adesso tocca a voi espri­meva que­sta filo­so­fia. E chi sta con lui forse ci crede e non vuole gua­stare quell’atmosfera.
A sini­stra certo non pos­siamo sog­gia­cere a que­sta visione e dob­biamo con­ti­nuare a descri­vere la realtà per quella che è con­tra­stando e denun­ciando le misti­fi­ca­zioni.
Ma se la fidu­cia dei con­su­ma­tori cre­sce ed il governo rimarca che siamo usciti dalla crisi pos­siamo ricol­lo­carci in que­sta nuova fase spo­stando il nostro con­tri­buto su ciò che oggi è pos­si­bile fare per creare nuova occu­pa­zione, atte­nuare le disu­gua­glianze più estreme per dare ai gio­vani una spe­ranza di futuro chia­man­doli a costruirlo insieme, que­sto futuro.
Ci stiamo, spero, final­mente unendo. Molto per neces­sità, per creare una massa cri­tica che non ci fac­cia scom­pa­rire nei nuovi mec­ca­ni­smi di esclu­sione isti­tu­zio­nale che si stanno attuando.
E’ un punto di par­tenza neces­sa­rio, ma di per sé non entu­sia­smante e forse, da quanto detto, una cosa buona pos­siamo farla nostra: semi­nare fidu­cia nel futuro, nel futuro che vogliamo.
Insomma abbiate fidu­cia lo dob­biamo dire anche noi.
Non per dire abbiate fidu­cia in noi e, quindi, segui­teci, ma abbiate fidu­cia in voi e nel futuro e, quindi, met­te­tevi in testa.

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Nico Perrone

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