sabato 7 novembre 2015

PRIVATI DELL' ACQUA

da il manifesto

Mentre Messina è senz'acqua da settimane e vive sotto l'incubo del dissesto idrogeologico, Renzi rilancia la «bellissima idea» del Ponte sullo Stretto. Per tamponare l'emergenza arriva l'esercito. Intanto da Roma riparte la battaglia per l'acqua bene comune.
Prima il bastone, poi la carota. Prima l’esclusione di Mes­sina, tre­di­ce­sima città d’Italia, dai sette miliardi di fondi pre­vi­sti dal Master­plan per il sud per le città metro­po­li­tane, poi l’annuncio a sen­sa­zione: «Il ponte si farà». In due giorni, il governo gui­dato da Mat­teo Renzi fa e disfa, esclude e pre­mia, illude ed esalta. E nel frat­tempo, dichiara lo stato d’emergenza (a due set­ti­mane esatte dall’inizio dell’emergenza) per […]

ITALIA 
Renzi frana sullo Stretto 


Rifornimento d'acqua a Messina
Il premier rilancia l'assurdità del Ponte MENTRE la Città e allo stremo, DOPO causa Settimane senza servizio idrico. Le montagne continuano a franare mandando di nuovo in tilt le condutture. E il Governo da solo ieri ha dichiarato lo Stato d'Emergenza. Arriva l'Esercito
- Ezio Trasparente 

Prima il bastone, poi la carota. Prima l’esclusione di Mes­sina, tre­di­ce­sima città d’Italia, dai sette miliardi di fondi pre­vi­sti dal Master­plan per il sud per le città metro­po­li­tane, poi l’annuncio a sen­sa­zione: «Il ponte si farà».
In due giorni, il governo gui­dato da Mat­teo Renzi fa e disfa, esclude e pre­mia, illude ed esalta. E nel frat­tempo, dichiara lo stato d’emergenza (a due set­ti­mane esatte dall’inizio dell’emergenza) per Mes­sina, che da sabato 24 otto­bre vive una crisi idrica ai limiti dell’incredibile. Che, ancora oggi, non si sa come risolvere.
Due set­ti­mane fa, una frana a Cala­ta­biano, pae­sotto in pro­vin­ciadi Cata­nia distante 50 km da Mes­sina, tran­cia in due l’acquedotto Fiu­me­freddo, che rifor­ni­sce la città dello Stretto di mille litri d’acqua al secondo. La con­dotta si ripara (dopo tre giorni), ma il pen­dio con­ti­nua a fra­nare, quindi l’erogazione si ferma. Panico tra le isti­tu­zioni, Pre­fet­tura e Comune si fanno la guerra, la città piomba in un incubo dal sapore di secolo scorso. Men­tre la cit­ta­di­nanza si ado­pera coi bidoni e le auto­ci­sterne che arri­vano dalla pro­te­zione civile, in qual­che modo la con­dotta si rie­sce a rimet­tere in fun­zione: è pas­sata già una set­ti­mana di rubi­netti a secco. Il rat­toppo dura meno di ven­ti­quat­trore, poi la mon­ta­gna, che con­ti­nua a scen­dere a valle, ha la meglio. Il piano B? Un bypass per usu­fruire dell’acqua di un secondo acque­dotto, quello dell’Alcantara, costruito negli anni ’70 dal comune di Mes­sina ma gestito da Sici­liac­que, part­ci­pata dalla Regione con azio­ni­sta di mag­gio­ranza la mul­ti­na­zio­nale fran­cese Veo­lia. I tec­nici avver­tono subito: la por­tata sarà di molto infe­riore all’abituale. E sic­come, dopo dieci giorni, poco è infi­ni­ta­mente meglio di niente, si pro­cede. Dall’Amam, la muni­ci­pa­liz­zata che si occupa di acqua, ven­gono dira­mate le tabelle di distri­bu­zione idrica. Manco a dirlo, sono imme­dia­ta­mente disat­tese: la por­tata ridotta non rie­sce a met­tere in carico i ser­ba­toi, e chi abita ai piani alti di acqua con­ti­nuerà a non vederne. Nel frat­tempo la sorte si acca­ni­sce, e anche il bypass si spezza, sot­to­po­sto a carico ecces­sivo nel ten­ta­tivo di incre­men­tarne la por­tata. E’ a que­sto punto, 15 giorni dopo, che scende in campo il governo.
Due milioni per prov­ve­dere ai primi inter­venti uti­liz­zando il Fondo di riserva per le spese impre­vi­ste. Fir­mato Mat­teo Renzi. Ci sono volute due set­ti­mane, ma alla fine il governo si è mosso con la dichia­ra­zione di stato d’emergenza, anche se l’esercito è già in azione da una set­ti­mana tra­mite le auto­botti del reg­gi­mento Aosta (di stanza a Mes­sina) e con la mobi­li­ta­zione del Genio mili­tare che par­te­ci­perà alle ope­ra­zioni di movi­mento terra neces­sa­rie alla ripa­ra­zione defi­ni­tiva di mon­ta­gna e con­dotta.
Il decreto con­cede poteri spe­ciali, e tutte le dero­ghe neces­sa­rie, alla pro­te­zione civile, il cui diri­gente nazio­nale Fabri­zio Cur­cio è già arri­vato a Mes­sina a metà set­ti­mana per uno dei tanti tavoli tec­nici che si sono tenuti. Nel ten­ta­tivo di recu­pe­rare l’esclusione di Mes­sina dai fondi per il Mez­zo­giorno, Mat­teo Renzi ha tirato fuori l’asso nella manica di tutti i pre­si­denti del con­si­glio degli ultimi tren­ta­cin­que anni, escluso forse Mario Monti: il ponte sullo Stretto. «Certo che si farà», ha dichia­rato il pre­mier, evi­tando di spie­gare come, dato che il miliardo e rotti (sui nove che occor­re­reb­bero) del capi­tolo di spesa desti­nato al ponte è stato defi­nan­ziato da anni, e che i pri­vati sui quali il busi­ness plan faceva tanto affi­da­mento, appena sen­tono par­lare di ponte ini­ziano a ridere.
In realtà Renzi, le cui dichia­ra­zioni sono state rila­sciate a Bruno Vespa in un’intervista per il nuovo libro del pre­sen­ta­tore, l’ipotetica rea­liz­za­zione del ponte la subor­dina alla riso­lu­zione del pro­blema idrico, ma anche di «depu­ra­tori e boni­fi­che», restando sul vago su tempi e modi.
Nel frat­tempo, a Mes­sina non si sa più che pesci pigliare. Fal­liti tutti i piani ope­ra­tivi per por­tare in città l’acqua neces­sa­ria, si ini­zia a pen­sare ad ope­ra­zioni più dra­sti­che. Che sulla mon­ta­gna su Cala­ta­biano non è più il caso di fare espe­ri­menti, l’Amam se ne è accorta dopo i due ten­ta­tivi di ripa­rare la con­dotta. E quindi l’idea, che entro dome­nica dovrà diven­tare pro­getto depo­si­tato sulla scri­va­nia del Pre­fetto, è quello di una tratto di con­dotta, lunga circa un km, che «sca­val­chi» il pae­sino e si ricon­netta alla prin­ci­pale in un tratto di pen­dio meno imper­vio. Ad occu­par­sene, dovrebbe essere una ditta di Bre­scia, che impie­ghe­rebbe tubi in mate­riale pla­stico di fab­bri­ca­zione tede­sca. Tempi? Due set­ti­mane, nella più rosea delle ipo­tesi. Nel frat­tempo, in fila coi bidoni.

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