martedì 12 gennaio 2016

INFORMAZIONE E POLITICA. INDIPENDENZA O SUBALTERNITA'?

Quale deve essere il rapporto dell’ informazione televisiva, ma dell’ informazione tout court, con la politica, con i leader dei partiti? Di indipendenza o di subalternità? Il giornalista deve mettere in difficoltà con domande ’’cattive’’ il leader politico, il presidente del Consiglio, i ministri, oppure no? indipendenza e libertà di porre in difficoltà il politico di turno è sicuramente quanto mi si risponderà.
Da quanto è stato detto nel corso che si è svolto ieri (11 gennaio 2016) nell’ ambito della Formazione Professionale Continua per i giornalisti  sul tema ‘’Le nuove frontiere del giornalismo televisivo e le tecniche di conduzione’’ , è emerso, invece, che sarebbe meglio un atteggiamento di prudenza, virante alla subalternità.
I relatori (Mauro Lozzi, del Tg2 Rai, Giuseppe De Filippi, del Tg5 e Gianluca Semprini, Sky Tg24) dopo aver  fatto un excursus dell’ informazione televisiva e avere illustrato, brillantemente, quale dovra’ o dovrebbe essere il suo futuro per renderla sempre più appetibile e poter battere la concorrenza del web, sono scivolati sul rapporto tra informazione e politica.
In pratica è stato fatto capire che se si vuole avere in trasmissione questo o quel leader è bene non fare domande ‘’cattive’’. Le ‘’cattiverie’’ , è stato detto, sono bocciate dai direttori e dagli editori. Inoltre se hai la nomea di giornalista che mette il dito nella piaga della politica (è stato fatto l’ esempio dei Rolex d’ Arabia) i leader dei partiti rifiuteranno l’ intervista.
Credo che sia diritto insopprimibile dei giornalisti la liberta’ d’ informazione e di critica, limitata dall’ osservanza delle norme di legge dettate dalla tutela della personalita’ altrui ed e’ loro obbligo inderogabile il rispetto della verita’ sostanziale dei fatti, osservando sempre i doveri imposti dalla lealta’ e dalla buona fede.
I principi fissati da questi due articoli sono il cuore dell’ autonomia della professione giornalistica.

Indro Montanelli, grande giornalista e maestro di giornalismo, aveva detto:

’’La verita’ e’ un ideale, non e’ una realta’, ce ne sono tante di verita’, non ne esiste una unica. Sarebbe certo facile se fosse una cosa oggettiva, sicura, ma non esiste una verita’ con queste caratteristiche. Esiste, invece, la ricerca della verita’, e il giornalista ha il dovere di cercarla, deve fare il possibile per raggiungerla, anche se non ci riuscira’ mai. La verita’, infatti, ha infinite facce impossibili da raccontarsi nella loro totalita’, non si possono riprodurre tutte.
 C’e’ una grande varieta’ di giornalisti, spero che in futuro aumentino quelli che tengono presente questo imperativo di ricerca, che va perseguito anche contro e a costo delle proprie convinzioni.
Oggi questo non viene fatto e ai lettori non resta che lo scetticismo, la scarsa ricerca della verita’ e’ certo uno dei motivi della disaffezione verso i giornali’’.

La funzione principale dei giornalisti e quella di raccontare la verita’, anche con domande scomode guai se non cercassero di farlo.

So che questa e’ una utopia, ma e’ una utopia a cui bisogna tendere.
Altrimenti si nascondono i fatti. Altrimenti per avere i leader politici in trasmissione, tralasciando le ‘’cattiverie’’   non si fa una corretta informazione.
Domando ma sono i politici importanti per il successo dei Tg, dei Talk show, o sono i fatti? Sono i politici importanti per i giornalisti o sono i giornalisti importanti per i politici?
Se i politici, senza  alcuna opposizione,  devono invadere i Tg, i talk show, per far salire l’ audience, mi arrendo, ma sottoscrivo il motto presente sotto la testata del New York Times

‘’All the news fit to print’’

tutte le notizie devono essere stampate, bisogna raccontare, fare una corretta informazione, guai a tacere le cose che accadono.


 

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