venerdì 29 aprile 2016

Cemento sulle coste, Regione choc: “Abbiamo sanato in maniera illegittima”

Cemento sulle coste, Regione choc: “Abbiamo sanato in maniera illegittima”

abusi edilizi 2
“Scusate, abbiamo scherzato. Dice l’ufficio legale della Regione che dobbiamo rispettare le norme, perfino quelle nazionali. Pare quindi che non potessimo sanare, come abbiamo regolarmente fatto finora, le centinaia di metri cubi di cemento che privati e società hanno riversato sulle coste. Nemmanco facendo pagare le due lire di sanzione che abbiamo sempre irrogato. Poi, dice sempre l’avvocatura regionale che avremmo dovuto chiedere il parere vincolante della Sovrintendenza ai beni paesaggistici: ce ne siamo scordati. Ma da oggi basta, si cambia: applicheremo le leggi”.
Ecco cosa vien fuori a tradurre dal burocratese l’ordine di servizio (leggi) che il 15 luglio 2015 Alessandro Pusceddu, direttore del Servizio tutela paesaggistica di Cagliari e Carbonia-Iglesias, trasmette agli uffici. È un documentodirompente, un’ammissione di colpa che alza il velo su anni e anni di abusi sanati senza colpo ferire. Da Carloforte a Muravera: tutto consentito. Sulle coste il cemento, nelle casse della Regione qualche euro: fatti salvi un paio di casi, per l’ufficio tutela del paesaggio le colate di cemento non hanno mai causato alcun danno (in caso contrario: o sarebbero arrivate le ruspe, o il conto sarebbe stato ben più salato) e quindi con pochi spiccioli il discorso è chiuso. Lo testimonia il ‘prezziario’ applicato con grande benevolenza a chi, aggrappandosi ai vari condoni e al buon cuore degli uffici regionali, ha costruito in area vincolata di tutto un po’: piscine, immobili nuovi di pacca e perfino capannoni industriali.
Il parere dell’area legale citato da Pusceddu è del 27 marzo 2015 (leggi) ed è stato secretato in vista di potenziali contenziosi. Per due mesi non accade nulla: il documento viene trasmesso agli uffici dal Dg della Pianificazione urbanistica Elisabetta Neroni solo il 13 maggio. Ma servono ancora sessanta giorni perché in viale Trieste si accorgano dell’esistenza di quel documento, quando Pusceddu firma appunto l’ordine di servizio e tra le altre cose scrive, quasi fosse un principio sconosciuto caduto improvvisamente dal cielo: “Dalla lettura del parere […] emerge che la Regione non può derogare alle norme procedimentali stabilite dalla legislazione nazionale in materie di competenza esclusiva dello Stato, quali il paesaggio”. Da qui, poche righe dopo, l’incredibile ammissione: “La procedura finora seguita dal Servizio si discosta da tali principi”. Una brevissima frase dalla portata sconcertante, anche perché Pusceddu è a capo del Servizio tutela da oltre quattro anni e mezzo (nonostante il Piano anticorruzione della Regione consideri quella posizione ad alto rischio e quindi imponga che il dirigente venga sostituito ogni tre anni).
C’è poi un ulteriore elemento che lascia esterrefatti: è dal 2006 che l’ufficio legale della Regione tenta di far capire al Servizio tutela che sanare cubature e altri abusi diversi dal semplice restauro conservativo nelle aree vincolate, èsemplicemente illegittimo. Lo scriveva appena dieci anni fa l’avvocato Graziano Campus (leggi), citando non solo la Corte Costituzionale ma anche diverse sentenza emesse l’anno prima dalla Corte d’appello di Cagliari e l’ha ribadito nel marzo dello scorso anno il direttore generale dell’area legale Sandra Trincas: le opere non sono sanabili, il ministero può annullare l’autorizzazione e il parere della Sovrintendenza è vincolante. Tutto chiaro? Non proprio, visto che poche settimane dopo Alessandro Pusceddu firma la sanatoria nientemeno che per il petrolchimico Eni di Sarroch. Abusivo, chiaramente.
Pablo Sole
(foto da gruppodinterventogiuridicoweb.com)

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