giovedì 28 aprile 2016

SE UN POLITICO RUBA PUO' ESSERE ARRESTATO?

Alfano: «I giudici perseguano i reati e non contrastino i governi».
Così ‘’Il Messaggero’’ di domenica scorsa sintetizzava, nel titolo, l’ intervista di Alberto Gentili al ministro degli Interni, Angelino Alfano.
Nell’ intervista il ministro poi definisce le  dichiarazioni del presidente dell’ Anm, Pier Camillo Davigo ‘’un attacco unilaterale che rompe un periodo molto duraturo che sembrava avere riportato a un livello normale la dialettica tra poteri e ordini dello Stato. Evidentemente, c'è un interesse al conflitto, ma la linea del governo è quella di andare avanti offrendo rispetto e pretendendo rispetto’’. «Questo Paese – aggiunge -  ha visto troppe volte governi cambiare a causa delle vicende giudiziarie e anche Prodi cadde per l'ingiusto arresto della moglie dell'ex guardasigilli. Questo è un governo di nuova generazione, senza tante biografie longeve e lunghi passati in cui scavare. Ma, a prescindere da ciò, continuo a sperare che i magistrati contrastino i reati e non i governi e che abbiano sempre chiaro il perimetro che la Costituzione assegna alla loro funzione. Nessuno chiede loro di fare di meno, ma nessuno accetterebbe che andassero oltre».
Una domanda ingenua al ministro: se un magistrato scopre che un reato è stato compiuto da un componente del governo (ministro o sottosegretario) deve indagare, deve mettere sotto inchiesta il politico di turno o deve dire scusatemi non posso andare avanti, non vorrei contrastare il governo? Non vorrei se l’ avesse a male e mi togliesse il saluto.
Altra domanda: non ‘’contrastare i governi’’ si deve estendere a tutti i componenti delle istituzioni? In fondo in fondo anche i parlamentari, i consiglieri regionali, quelli comunali, i presidenti e consiglieri d’ amministrazione delle aziende pubbliche governano.
I fatti accaduti nei giorni scorsi in Campania  evidenziano, premesso che tutti gli indagati sono innocenti fino alla eventuale condanna definitiva, i rapporti tra la delinquenza organizzata (mafia, camorra. ‘ndrangheta) e la politica. “La vicenda in Campania è la nuova ‘mafio-corruzione’, che ormai è diventato tutt’uno”. Così il direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ospite a di Martedì (La7).
La nuova inchiesta campana evidenzia che la questione morale non sta a cuore a nessuno di chi ci governa, altrimenti non avrebbero risposto piccati alle parole del presidente dell’ Anm, Piercamillo Davigo. Ha ragione il magistrato quando afferma che non è questione di giustizialismo, di guerra tra politica e magistratura. ‘’Non c’è – ha detto in una intervista a Marco Travaglio (il Fatto Quotidiano 20 aprile 2016) – nessuna guerra. Noi facciamo indagini e processi. Se poi le persone coinvolte in base a indizi e prove che dovrebbero indurre la politica e le istituzioni a rimuoverle in base a un giudizio non penale, ma morale o di opportunità, vengono lasciate o ricandidate o rinominate, è inevitabile che i processi abbiano effetti politici’’.
Il fatto è che rispetto alla prima tangentopoli (quella del 1992 per intenderci, quella di Mani pulite, Di Pietro, Davigo e Colombo)  la situazione è più grave. C’ è stato un abbassamento dell’ etica. Ieri i politici si vergognavano una volta scoperti, oggi non più. La politica anziché espellere le cosiddette mele marce le copre, le difende, facendo vincere il partito della prescrizione, relativamente lunga prima che il reato venga scoperto e scandalosamente breve dal momento in cui cominciano le indagini.  C’è come dice il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, una sempre maggiore legittimazione delle mafie, che danno risposte più credibili della politica.

Il fatto è che la politica ha una certa allergia al controllo della legalità. Chi ha incarichi pubblici non deve usarli per tutelare i suoi interessi personali o per invocare favoritismi. 
Per usare la parole di Alfano il ''perimetro'' della magistratura è arrestare, processare e condannare i ladri. I magistrati fanno questo e non vanno oltre. Mi piacerebbe molto che Alfano spiegasse quale è il perimetro della classe politica.

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