martedì 7 giugno 2016

Il risultato delle elezioni, secondo Matteo Renzi

Ricevo direttamente da Matteo Renzi (Enews 431) un suo commento sulle amministrative di domenica 5 giugno. Mi chiedo ma Renzi ci è o ci fa, o, absit iniura verbis, è straffato, o peggio vive in Renziland dove i risultati elettorali si devono leggere al contrario?
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foto Enews 431
mi chiedo; ma che avranno da ridere?

Il risultato delle elezioni, secondo Matteo Renzi

Come ai vecchi tempi il giorno dopo le Elezioni hanno vinto tutti. Tutti sorridono davanti alle telecamere per dire che loro sì che hanno trionfato, signora mia. Spiacente, io non sono fatto così. E l'ho detto chiaro: non sono contento, avrei voluto di più. Non sarò mai un pollo di allevamento della politica che ripete le stesse frasi banali ogni scrutinio.
Intendiamoci. Il PD rimane saldamente in testa
(praticamente fa come tutti), i suoi candidati stanno intorno al fatidico 40% in molte città (ma quando mai, a Bologna, il risultato più positivo, è poco sopra il 35% e a Torino, altro dato positivo è al 29, come il M5S), siamo l'unico partito nazionale. Cinque Stelle che canta vittoria governa in appena 17 comuni (compresi espulsi, sospesi e disconosciuti) su ottomila, cui vanno aggiunti altre quattro municipalità ieri. Il movimento di Grillo e Casaleggio è andato al ballottaggio in venti comuni sui 1.300 in cui si votava (dimentica di dire che non era presente in tutti i 1300 comuni)
La Lega crolla, Salvini sta sotto il 3% a Roma ed è doppiato da Berlusconi a Milano, doppiato! (siamo sempre al ''hanno vinto tutti'')
Forza Italia esiste ancora e ottiene risultati positivi a Napoli, Milano, Trieste. Ma scompare da Cagliari a Torino, da Bologna a Roma. La sinistra radicale che per mesi ci ha spiegato come funzionava il mondo non entra in partita né a Roma, né a Torino dove aveva scommesso tanto.
Ma una volta che abbiamo fatto questa lunga analisi del voto, per me cambia poco perché non è che “mal comune mezzo gaudio”: continuo a non essere contento.
A Napoli città il PD praticamente non c'è dal 2011: finita la fase del ballottaggio proporrò alla direzione un commissariamento coraggioso. A Roma Giachetti ha fatto mezzo miracolo a riportarci al ballottaggio: non escludo che riesca a fare anche l'altro mezzo, ma deve recuperare dieci punti di svantaggio (prima delle elezioni aveva detto a Repubblica:''noto l' appassimento di Virginia Raggi e Napoli non è messa così male''. Meglio non lanciarsi in profezie, può succedere come a Fabrizio Rondolino che in un twitter  aveva scritto ''vi do una buona notizia: Virginia Raggi non andrà al ballottaggio'',) . Olimpiadi, sicurezza, capacità di guidare una macchina complessa come il Comune di Roma: se la giocheranno su questo. Temi amministrativi, insomma, non di politica nazionale.
Che non sia un dato nazionale, del resto, si vede chiaramente dalla geografia: zone anche limitrofe vedono risultati molto diversi. È ovvio. Gli italiani sanno votare, sono liberi, scelgono di volta in volta. Fanno zapping in cabina elettorale perché non è più tempo di indicazioni dall'alto dei partiti. E quindi può accadere di tutto, come in realtà è accaduto a questo primo giro.
Dunque: onore ai sindaci eletti al primo turno, in bocca al lupo a chi corre per il secondo giro e un caloroso abbraccio a chi continua a urlare “Ho vinto!” anche quando la realtà dice un'altra cosa. Ma proprio perché non sono come gli altri a me la scenetta di dire che “abbiamo non perso” non è mai riuscita e non riuscirà mai.
Possiamo e vogliamo fare meglio, lo faremo. Punto.

Renzi non ricorda, o fa finta di non ricordare, o meglio non dice che il Pd, in 24 capoluoghi perde 210 mila voti reali, cioé -22,5 %, cioé, rispetto alle precedenti elezioni, è stato abbandonato da un elettore su quattro, mica bruscolini. Un elettore su quattro in fuga dal Pd rispetto alle comunali del 2011. Ma le dimensioni del tracollo sono ben peggiori se il voto di domenica è paragonato con le elezioni politiche e le europee. Una débâcle che assesta un durissimo colpo al partito renziano. Qualsiasi città si prenda in esame e qualsiasi elezione si confronti, l’erosione dei voti del Pd è sempre alta, sempre in doppia cifra percentuale. Quando diminuisce l’affluenza, come generalmente è accaduto, ma anche in quei pochi casi in cui l’affluenza è cresciuta. Napoli e Roma sono sempre al fondo della classifica, sia nel paragone disastroso con le europee (-62% dei voti a Napoli, qualcosa come 81mila voti svaniti, e -50% a Roma, e cioè 257mila voti perduti), sia in quello non troppo diverso con le politiche (-55,9% a Napoli e -45,9% a Roma) sia in quello solo un po’ meno triste con le comunali del 2011 (-47,4% a Napoli e -27,3% a Roma). Milano è invece il comune in cui il Pd ha perso meno voti assoluti, ma solo nel confronto con le elezioni più vicine (-28,3% rispetto alle europee e -11,3% rispetto alle politiche) mentre se si guarda alle comunali del 2011, Milano arriva terza, dopo Napoli e Roma, nella classifica delle peggiori: -24,1% e cioè oltre 58mila voti andati in fumo.
Non ricorda o finge di ricordare che ai tempi di Bersani il PD aveva raccolto, nei 24 capoluoghi 930mila voti, l' altro ieri 720mila. A Roma Giachetti ha avuto 320mila voti, mentre Marino 512mila. Dimentica o fa finta di dimenticare che il Pd ha perduto nelle periferie delle città, nei quartieri operai, conquistati dal M5S. Forse non ha giovato questo andare a braccetto con i cosiddetti poteri forti e fare leggi, come il Jobs act, che penalizzano i ceti più deboli. 
C'è poi il problema dell' astensione.
Ilvo Diamanti, che è uno dei più acuti interpreti degli umori degli italiani, ha argomentato che il non voto non è peccato. È segno di disaffezione, consueto in tutte le democrazie avanzate. Sennonché, come hanno mostrato i risultati del primo turno delle amministrative, il non voto non sarà peccato, ma può fare molto male. Se è segno di disaffezione legittimo, testimonia pur sempre una grave condizione di malessere dei regimi democratici.
Alfio Mastropaolo, nel Manifesto, argomenta '' come negare che, oltre a governare in maniera deludente la politica ha preso le distanze dai cittadini? Mentre la crisi economica li maltrattava, la politica vi ha aggiunto la sua indifferenza. Non attenuata né da qualche esibizione televisiva condita di antipolitica, né da un’improvvisata pseudo-abolizione del senato. Per contro l’indifferenza è ribadita dall’immoralità non dissimulata di una parte non secondaria del personale politico e dai privilegi che la classe dei politici spudoratamente esibisce. Così come esibisce i suoi stretti rapporti di comparaggio con i poteri che contano. Come non notare che la politica odierna è fatta d’intrecci coi potentati economici e finanziari e di poco trasparenti circuiti che combinano affari e si spartiscono prebende, infischiandosene in compenso dei problemi dei cittadini?''.
Come dargli torto?

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