martedì 7 giugno 2016

M5S unico vincitore

Un vincitore c'è. E’ il Movimento5Stelle: preso singolarmente, analizzando i voti dei capoluoghi di provincia, è il primo  partito in Italia, anche se poi per gli apparentamenti tra liste va al ballottaggio in pochi comuni (Roma, Torino, Savona, Carbonia). Viene escluso dal ballottaggio di comuni come, per esempio,  Benevento, Bologna, Novara, Brindisi, Olbia e Grosseto.
Il quadro dei Cinque Stelle dimostra che questo movimento è il vincitore morale di queste amministrative. Se a Roma ci può essere stato un voto di protesta o di desiderio di cambiamento nei confronti di una città mal governata negli ultimi decenni, negli altri comuni capoluogo non è questo il sentire comune. Il risultato dei 5S è molto forte. Non lo si può  chiamare voto anti-establishment. E’ un voto  per il rinnovamento. Oggi, nonostante Grillo, la Casaleggio Associati e il Direttorio è il voto possibile, il voto decente e il voto utile.
Per il M5s il risultato è "storico" e ora "cambiamo tutto" commenta nel suo blog Beppe Grillo, esultando per i risultati di Roma e Torino. "Il Pd sta scomparendo, Forza Italia ormai è quasi un ricordo", ha scritto poi ancora sul blog. Il M5S andrà al ballottaggio a Savona, grazie a Salvatore Diaspro, e sono buoni i risultati di Max Bugani a Bologna, che "ha raddoppiato i voti delle precedenti elezioni comunali. A Milano, con Gianluca Corrado il MoVimento 5 Stelle è passato dal 3% a circa il 10% e a Napoli con Matteo Brambilla dall'1 al 10%". Inoltre "ci sono già alcuni sindaci eletti al primo turno (per ora Fossombrone e Vigonovo)". Insomma, "Il MoVimento 5 Stelle è lento ma inesorabile. Cambiamo tutto!", dice Grillo.
Il voto al M5S  è un voto di inversione di tendenza, rispetto alla marcia di devastazione renziana, dalla riforma della Costituzione al capitalismo assoluto. Il capitalismo di rapina e illegalità, il capitalismo alla Mackie Messer. Il voto al M5S vuol dire salvare l’ Italia dal compimento definitivo del berlusconismo, di cui, come scrive Paolo Flores d’ Arcais, il craxismo fu l’ incubazione e di cui il renzismo è l’ apogeo, sabba e trionfo.
Il M5S potrà continuare ad andare da solo sperando di raggiungere il fantomatico 51 per cento? Potrà continuare ad affermare solo noi rappresentiamo il bene e gli altri il male? Deve comprendere che non c’ è solo il bianco e il nero. Deve capire che all’ interno di queste due grandi aree si può distinguere e articolare. Il ''cambiamo tutto'' di Grillo vuol dire questo o è ancora una affermazione da egocrate? 
La mancata alleanza con Bersani che ha portato ai governi Letta e Renzi dimostrano che il M5S da solo non potrà governare. Indica a Grillo una via: 
Disastro, invece per il Pd di Renzi. Disastro non solo nei sette capoluoghi di regione dove si è votato domenica. Il risultato per il quale Renzi ha detto «non sono soddisfatto».
La dimensione della sconfitta si può cogliere solo analizzando i voti veri e non le percentuali. Bisogna dire subito che qualsiasi città si prenda in esame e qualsiasi elezione si confronti, l’erosione dei voti del Pd è sempre alta, sempre in doppia cifra percentuale.
Nel complesso delle sette città capoluogo di regione, il Pd ha perso in cinque anni oltre 218mila voti, passando da 913.403 a 695.290: è stato in altre parole abbandonato dal 23,4% dei suoi vecchi elettori. Quasi uno su quattro.
La fuga degli elettori dal Pd renziano, scrive Andrea Fabozzi nel Manifesto, è abbastanza omogenea sia nel confronto temporale (le differenti elezioni) che spaziale (le sette città sono ben distribuite nella penisola) ed è anche discretamente indifferente all’affluenza al voto.
Ma dove sono andati questi elettori del Pd? Il Centro italiano di studi elettorali del professor D’Alimonte (il politologo che ha «inventato» l’Italicum) ha proposto ieri una prima analisi dei flussi. Limitata a Torino ma comunque molto interessante. Si calcola infatti che su cento elettori di Fassino nel 2011, solo 42 siano tornati a votarlo, mentre 32 hanno scelto la candidata del Movimento 5 Stelle e 14 si sono astenuti. L’elemento che fa parlare il Cise di mutazione genetica della base elettorale del candidato Pd (che nel complesso delle liste che lo sostengono ha perso quasi centomila voti) è che Fassino sembra aver ricevuto l’appoggio della maggioranza relativa degli elettori che cinque anni fa votarono per il centrodestra, quasi tutti in fuga da quello schieramento. Il 34% di loro è passato sotto le insegne del candidato Pd.
La coalizione di centrosinistra ha vinto solo a Cagliari che ha avuto il voto dei cittadini con la riconferma del sindaco al primo turno. A Torino con Airaudo, a Roma con Fassina, a Milano con Rizzo non è andata benissimo. Non ha allargato lo spazio politico. Gli elettori di sinistra  o sono rimasti a casa (fedeli al Pd o non hanno votato) o sono confluiti ai 5Stelle.

Qualcosa non è andato per il verso giusto. Fassina e compagni dovranno capire cosa, altrimenti saranno fuori definitivamente.

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