venerdì 19 maggio 2017

INTERCETTAZIONI : ‘’All the news fit to print’’

‘’All the news fit to print’’
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è scritto sotto la testata del New York Times, tutte le notizie devono essere stampate, bisogna raccontare, fare una corretta informazione, guai a tacere le cose che accadono. E il NYT in questi giorni con il cosiddetto Russiagate e con Trump dimostra di essere il cane da guardia del potere.
A proposito delle polemiche sulle intercettazioni dei Renzi, babbo e rampollo, un cronista è obbligato a diffondere le notizie quando c’è un interesse pubblico. Inoltre “la gente deve essere messa in condizione di capire come si comporta a volte il potere, anche se le intercettazioni non hanno interesse penale e non siano utilizzabili. Se hanno un interesse sociale, se aiutano l' opinione pubblica a capire cosa si muove attorno a un fatto a una indagine penale è giustificata la loro pubblicazione.
Credo che sia diritto insopprimibile dei giornalisti la liberta’ d’ informazione e di critica, limitata dall’ osservanza delle norme di legge dettate dalla tutela della personalita’ altrui ed e’ loro obbligo inderogabile il rispetto della verita’ sostanziale dei fatti, osservando sempre i doveri imposti dalla lealta’ e dalla buona fede.
I principi fissati da questi due articoli sono il cuore dell’ autonomia della professione giornalistica.

Indro Montanelli, grande giornalista e maestro di giornalismo, aveva detto:

’’La verita’ e’ un ideale, non e’ una realta’, ce ne sono tante di verita’, non ne esiste una unica. Sarebbe certo facile se fosse una cosa oggettiva, sicura, ma non esiste una verita’ con queste caratteristiche. Esiste, invece, la ricerca della verita’, e il giornalista ha il dovere di cercarla, deve fare il possibile per raggiungerla, anche se non ci riuscira’ mai. La verita’, infatti, ha infinite facce impossibili da raccontarsi nella loro totalita’, non si possono riprodurre tutte.
 C’e’ una grande varieta’ di giornalisti, spero che in futuro aumentino quelli che tengono presente questo imperativo di ricerca, che va perseguito anche contro e a costo delle proprie convinzioni.
Oggi questo non viene fatto e ai lettori non resta che lo scetticismo, la scarsa ricerca della verita’ e’ certo uno dei motivi della disaffezione verso i giornali’’.

La funzione principale dei giornalisti e quella di raccontare la verita’, anche con domande scomode guai se non cercassero di farlo.

So che questa e’ una utopia, ma e’ una utopia a cui bisogna tendere. Altrimenti si nascondono i fatti. Altrimenti  non si fa una corretta informazione.
I politici attaccano la stampa che fa il suo mestiere, cioè pubblicare notizie, ma non fanno chiarezza sul contenuto di quelle registrazioni, che fanno capire, pur essendo penalmente irrilevanti, come vanno le cose in Italia, non solo in quei venti chilometri, come dice PierLuigi Bersani.
Oggi si vuole imporre il bavaglio ai giornalisti e ai giornali, annunciando nuovi provvedimenti: più controlli per le procure e procedimenti disciplinari per chi pubblica ‘’trascrizioni di conversazioni’’, chi vuole questo avrà mai letto come la pensava il più grande giornalista italiano o avrà mai conosciuto il  motto che è sotto la testata del NYT?
‘’Alcune notizie sono talmente importanti che non possono non essere diffuse’’.
I politici che vogliono mettere il bavaglio alla stampa sanno bene che quando un giornalista o un giornale pubblica intercettazioni coperte da segreto interviene il codice penale perché è un reato. La pubblicazione delle intercettazioni è già disciplinata dal codice di procedura penale.
Non necessariamente si deve pubblicare solo ciò che è penalmente rilevante  ma bisogna pubblicare tutto quel che è rilevante per l’ opinione pubblica. Se un parlamentare, un ministro, un segretario di partito parlano con un indagato non compiono alcun reato, ma i cittadini  hanno diritto di saperlo.
Mort Rosemblum, cronista, scrittore, reporter dell' Associated Press, dell' Herald Tribune, premio Pulitzer (per altre otto volte fu tra i nominati), scriveva:
''Quando arriva la chiamata nel cuore della notte un pompiere non deve fare altro che infilarsi i pantaloni e andare a spegnere le fiamme. Un giornalista deve dire ai lettori chi ha acceso il fiammifero e perché''.
I buoni giornalisti sanno bene che non si puo' scegliere la pappa pronta, sanno bene che non si puo' essere superficiali, sanno bene che ci si deve avvicinare il piu' possibile alla verita', sanno bene che devono scoprire e pubblicare informazioni che vadano a sostituire voci e illazioni e soprattutto resistere ai controlli governativi o eluderli e informare i lettori.
Il diritto di informare dei giornalisti coincide con il diritto di sapere dei cittadini. Non si può consentire una illegittima censura al diritto di cronaca a danno della pubblica opinione, rinviando sine die la pubblicazione di atti già noti alle parti e non più segreti, ricordo che se questa norma fosse stata già vigente, avrebbe impedito ai cittadini di venire a conoscenza di fatti delittuosi gravissimi, ledendo il loro imprescindibile diritto ad essere informati. Solo a titolo di esempio  ricordo ancora una volta le vicende della Clinica Santa Rita di Milano, le risate di due imprenditori alla notizia del terremoto dell'Aquila, il bacio in fronte del banchiere Fiorani a Fazio, la concussione di un giudice tributario e di un suo consulente per aggiustare una sentenza su controversie fiscali, le tangenti sulla Sanità in Puglia, sulla sanità in Lombardia, la P3, la P4, le torbide vicende del campionato di calcio, Ruby nipote di Mubarak…
Il commissario per i Diritti Umani, Nils Muiznieks, non molto tempo fa, auspicava la depenalizzazione della diffamazione portando così l’Italia in linea con gli standard europei. ‘’I giornalisti non devono andare in carcere per le notizie date e la diffamazione dovrebbe essere sanzionata solo attraverso misure proporzionate previste nel codice civile”.
Muiznieks, che è un giurista di nazionalità lettone, chiedeva a tutti i governi e a tutti i rapprentanti politici dei 47 Stati membri, fra cui l’Italia, richiamata esplicitamente, di ”dichiarare con forza” che gli attacchi ai giornalisti ”sono inaccettabili e non rimarranno impuniti”, saranno perseguiti con severità in quanto rappresentano una forma camuffata di censura che mina la democrazia.  Il Commissario citava l’Italia come uno dei Paesi membri del Consiglio d’Europa in cui quest’anno alcuni giornalisti sono stati attaccati per il loro lavoro mentre conducevano inchieste sulla mafia e sul malaffare.
Citando una sentenza della Corte di Strasburgo, aggiungeva che i governi nazionali hanno l’obbligo di creare un ambiente favorevole che consenta ai giornalisti di pubblicare senza timore di subire violenza e ritorsioni anche le informazioni e le opinioni che possono essere considerate scomode da chi detiene il potere economico, culturale o politico.

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