giovedì 18 maggio 2017

Nel paese di Burlandia

Nel paese di Burlandia c'era una volta un re che sparava cazzate a tutto spiano e ne combinava più di Bertoldo in Francia.
Lo mandarono via chiederete voi?
Ma quando mai.
Era difeso dai suoi compari che votavano leggi ad personam e dai giornalisti che si precipitavano a dargli ragione, non temendo di avere poi la lingua marrone.
Poi fu cacciato e al suo posto fu messo un bullo di paese che aveva promesso di cambiare verso a Burlandia.
Tutto bene allora?
Neanche per un po'. Il nuovo re strinse un patto col vecchio. Occupò il potere, come il precedente, distribuendo poltrone e sedie ai suoi fidati accoliti.
Anche lui veniva adulato dai suoi e dai giornaloni e telegiornaloni avidi di leccare il potente di turno e continuare ad avere la lingua marrone, alla quale sono abituati.
Anche lui cominciò a parlare di gogna mediatica se c' era qualche giornalista contro, di giustizia ad orologeria, di magistrati che non ne azzeccano una. Strilla e fa strepitare i suoi. Fa dire che gli attacchi al suo potere sono contro la democrazia di Burlandia. Rimuove e fa rimuovere i fatti imbarazzanti del suo entourage, imboscando e facendo imboscare tutto.
È nato però un gruppo di resistenti che non vogliono continuare a sopportare il nuovo/vecchio e il vecchio/vecchio re. Vogliono combattere perché non vogliono più vivere con occhi che non vedono e il petto oppresso da un' aria torbida e avvilita.



Nessun commento:

Posta un commento